Italia-Libano, il dialogo culturale è iniziato sul palcoscenico…
- 4 giorni fa
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✍🏻 Mahmoud Ramadan
Rappresentante dell’Associazione di Amicizia Italo-Araba in Libano

La cooperazione culturale e artistica tra Libano e Italia non è nata negli ultimi anni. Le sue radici risalgono infatti al XIX secolo, quando Beirut iniziò a configurarsi come un ponte tra la cultura araba e l’Europa, con l’Italia tra i principali protagonisti di questo intenso scambio.
In questo contesto emerge la figura di Maroun Al-Naqqash, che nel 1846 si recò in Italia, dove entrò in contatto con il teatro e l’opera. Al suo ritorno a Beirut, nel 1847 mise in scena L’Avaro. La sua esperienza rappresentò una delle prime fondamenta della nascita del teatro arabo moderno, facendo del viaggio in Italia una tappa pionieristica nella storia degli scambi artistici tra i due Paesi.
Con l’arrivo del cinema nella regione, questo dialogo si estese a un nuovo campo. L’italiano Giordano Pidutti fu legato alle prime esperienze della cinematografia libanese e, negli anni Venti del Novecento, fondò a Beirut un laboratorio cinematografico. Nel 1929 realizzò Le avventure di Elias Mabrouk, una delle prime opere nella storia del cinema libanese. Anche l’italiano Giulio De Luca partecipò a una delle prime esperienze cinematografiche libanesi con il film Tra le rovine di Baalbek, del 1935.
Queste tappe dimostrano come la presenza italiana non si sia limitata alla proiezione di film o all’ospitalità di compagnie artistiche, ma sia arrivata, in alcune fasi, a contribuire direttamente alla nascita e allo sviluppo della produzione artistica libanese.
Nei decenni successivi, il rapporto si è progressivamente evoluto dall’influenza e dallo scambio culturale verso forme più strutturate di cooperazione istituzionale, attraverso l’Istituto Italiano di Cultura di Beirut, le università, i festival e le istituzioni artistiche, fino ai programmi dedicati allo sviluppo di progetti cinematografici e alle coproduzioni.
Anche il teatro libanese ha conosciuto la rappresentazione di opere di importanti autori italiani, come Dario Fo e Luigi Pirandello, insieme a progetti che hanno riproposto testi italiani attraverso artisti libanesi. La traduzione e la regia sono così diventate autentici spazi di dialogo tra le due culture.
Oggi, con il Festival Italiano del Cinema in Libano e con le nuove iniziative culturali e teatrali, il rapporto tra i due Paesi sembra avere l’opportunità di compiere un ulteriore salto di qualità: realizzare film e spettacoli teatrali in coproduzione, favorire lo scambio di competenze, sostenere i giovani e i nuovi talenti e trasformare la cultura in un ponte permanente tra le due società.
La storia dimostra, dunque, che tra Libano e Italia esiste qualcosa di più profondo di una semplice relazione culturale: esiste una memoria artistica condivisa sulla quale costruire un futuro comune.




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