A Palazzo Madama, disabilità nei conflitti
- 30 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 31 lug
Paola Angelini

A Palazzo Madama, nella Sala dei Caduti di Nassirya – che ospita regolarmente conferenze su inclusione, protezione dei diritti e vulnerabilità in aree di crisi –, il tema delle persone con disabilità nei conflitti è stato ricordato nell’incontro istituzionale al Senato della Repubblica, su iniziativa del Senatore Prof. Antonio Guidi, Vicepresidente della Commissione straordinaria per i Diritti umani, in collaborazione con l’Associazione Internazionale di -Amicizia Italo-Araba, Assadakah.

L’evento ha riunito il Ministro plenipotenziario dell’Ambasciata della Repubblica del Sudan, Emad Addin Hijazy, Talal Khrais, Presidente di Assadakah, il Dott. Francesco Ricci della Medical Coordination Unit di Emergency, Daniele Priori, giornalista di Libero e Notizie geopolitiche, giornalisti.

Un confronto con la disabilità, che oggi non è più un mondo a parte, ma un ambito in cui c’è l’urgenza di superare l’invisibilità delle persone con disabilità in contesti di conflitto. La guerra sconvolge vite, e la disabilità nei conflitti si trasforma in fragilità moltiplicata, per l’impossibilità di curarsi, lavorare, studiare, muoversi.
Il diritto internazionale umanitario offre strumenti apprezzabili, che però bisogna tradurre in applicazioni concrete, perché in situazioni di conflitto le regole normalmente vigenti vengono meno, esponendo questa componente della popolazione a rischi ulteriori, per la salute ma anche per la vita stessa.

Una società capace di ascoltare, di accettare le differenze e le pluralità intellettuali, saprà valorizzare le disuguaglianze e sarà più capace di affrontare le criticità.
È necessario sottolineare, allo stesso tempo, che la giustizia sociale, le pari opportunità e il rispetto dello Stato di diritto costituiscono le fondamenta di una pace autentica e duratura. Perché dove manca la giustizia, cresce il conflitto.
Complessivamente, la conferenza ha messo in luce che le persone con disabilità non devono più essere considerate soggetti marginali, ma protagonisti di politiche internazionali in grado di garantire protezione, dignità, sicurezza, anche in quei contesti in cui i conflitti armati sono più complessi e rischiosi.



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