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Ambasciatori nel deserto, custodi di pace: l’Italia riabbraccia i 120 bambini Saharawi

  • 9 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Amal El Harrar

C’è un filo invisibile ma d’acciaio che da oltre quarant’anni unisce la realtà complessa dei campi rifugiati saharawi di Tindouf, in Algeria, alle piazze, alle case e alle istituzioni italiane, un ponte di pura diplomazia dal basso che quest’anno si rinnova con una forza e un’urgenza straordinarie.

Dal 4 luglio al 21 agosto, l'Italia torna a spalancare le braccia ai "Piccoli Ambasciatori di Pace Saharawi", un progetto storico nato nell'ormai lontano 1982 e capace, da allora, di strappare alle durezze dei campi profughi oltre 15mila bambine e bambini, offrendo loro non solo un rifugio estivo, ma una reale e concreta speranza di futuro.

L’edizione 2026 di questa straordinaria staffetta di solidarietà vedrà l’arrivo di 120 piccoli ospiti, pronti ad attraversare lo Stivale e a essere accolti in ben sette regioni, Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania, grazie a un motore umano e organizzativo impressionante coordinato dalla Rete Saharawi, in prima linea insieme alla Rappresentanza in Italia del Fronte Polisario, alle associazioni territoriali, al Ministero della Gioventù e dello Sport della Repubblica Araba Saharawi Democratica e, per i complessi aspetti autorizzativi, in stretta sinergia con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali italiano.

Per questi 120 bambini, il soggiorno in Italia non è una semplice vacanza, ma un’operazione vitale di tutela e di diritto alla salute, un’opportunità unica per accedere a screening e controlli medici specialistici altrimenti inaccessibili, che si intrecciano a un fitto programma di attività educative, sportive e ricreative pensate come spazi di reale scambio e crescita interculturale. Ma il vero miracolo di questo progetto risiede nella sua profonda filosofia d'accoglienza, radicalmente fondata sul rispetto assoluto dell’identità culturale, linguistica e religiosa dei piccoli, proteggendo e valorizzando i loro legami familiari d'origine invece di sradicarli.

Dietro questa immensa macchina di pace batte il cuore di una mobilitazione civile senza precedenti, che solo negli ultimi due anni ha visto scendere in campo oltre quattromila volontari e famiglie, capaci di trasformare l’ospitalità in un megafono politico e istituzionale attraverso più di 230 incontri con amministrazioni locali, Regioni, Parlamento ed enti della società civile.

I Piccoli Ambasciatori di Pace non sono dunque solo ospiti da accogliere, ma una lezione vivente di cooperazione internazionale e di umanità militante, la testimonianza cristallina di come la solidarietà e la protezione dei diritti umani, quando sono radicate e tenaci, possano scavalcare i confini, superare i blocchi geopolitici e continuare a costruire, anno dopo anno, una straordinaria e instancabile promessa di pace.

 
 
 

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