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Ambasciatrice Carla Jazzar: parlare di donne e diplomazia significa parlare di pace

  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Talal Khrais - Assadakah

 

L'Ambasciatrice del Libano in Italia, Carla Jazzar, ha sottolineato che “parlare di donne e diplomazia significa essenzialmente parlare di pace. La diplomazia, prima ancora di negoziare e stipulare accordi, è l'arte di ascoltare, cercare un terreno comune e trovare soluzioni laddove il disaccordo sembra insanabile”.

Intervenendo all’evento celebrativo per la Giornata delle Donne in Diplomazia, patrocinato dalla Missione Diplomatica della Lega Araba a Roma, dal Comune di Trevignano Romano, promosso congiuntamente dall'Associazione di Amicizia Italo-Araba Assadakah e dall'Associazione Cedro per la Pace, ha dichiarato: “Sono lieta di essere qui con voi in questa sede prestigiosa, che celebra le donne in diplomazia, non solo come dipendenti del servizio diplomatico o rappresentanti dei loro Paesi, ma anche come ponti di dialogo e comprensione tra i popoli”.

Le esperienze internazionali, in particolare la presenza dell'Ambasciatrice del Libano negli Stati Uniti, la signora Nada Mouawad, ai negoziati diretti tra Libano e Israele a Washington, hanno dimostrato che la partecipazione delle donne ai processi di pace, non solo aggiunge una dimensione di giustizia e uguaglianza, ma aumenta le possibilità di successo e sostenibilità di tali processi. Le donne spesso portano al tavolo delle trattative un'esperienza diversa e una visione più completa dei bisogni delle società, soprattutto dei gruppi più vulnerabili”. Gli osservatori vicini al Presidente Joseph Aoun raccontano della pazienza e del tatto dell'Ambasciatrice libanese, Signora Nada Mouawad, del suo impegno per ottenere i migliori risultati possibili nella sua missione. Riferiscono anche che i negoziati libanesi-israeliani non avrebbero avuto successo senza il suo intervento. Ma sono falliti esclusivamente, fin dall'inizio, a causa dell'intransigenza e dell'orgoglio israeliano”.

Ha continuato: “Per me, in quanto diplomatica libanese, questo tema assume un significato speciale, perché il Libano, nonostante le sfide e le difficoltà che ha affrontato e continua ad affrontare, è sempre stato una terra di dialogo, pluralismo e apertura culturale. Le donne libanesi hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nel mantenimento della coesione sociale e nella difesa dei valori di istruzione, cultura e convivenza. Il lavoro diplomatico richiede pazienza, flessibilità e capacità di costruire fiducia. Queste qualità non sono prerogative di un genere in particolare, ma molte donne hanno dimostrato di saperle impiegare con grande efficacia al servizio della pace e della cooperazione internazionale. Vorrei sottolineare che avere più donne in posizioni decisionali non è solo un obiettivo simbolico, ma una necessità per migliorare la qualità del processo decisionale stesso. Quando le donne sono partner a pieno titolo nella definizione delle politiche internazionali, la nostra visione del mondo diventa più equilibrata e umana in un mondo martoriato da guerre e conflitti dolorosi, come il Medio Oriente e in molti altri Paesi. Cresce quindi il bisogno di voci che credano nel dialogo anziché nello scontro, nella cooperazione anziché nella divisione”.

“Le diplomatiche sono modelli da seguire e vorrei rendere omaggio a tutte le donne che servono i loro Paesi nel corpo diplomatico, in particolare a quelle che lavorano in circostanze difficili o in aree colpite da crisi e conflitti, perché la loro missione non si limita a rappresentare i propri Paesi”.

Quindi solidarietà alle donne in diplomazia e in particolare al loro ruolo che può diventare un elemento essenziale nella costruzione della pace, e rappresenta la speranza di costruire un mondo più giusto. La stabilità è la chiave inevitabile per ogni processo di sviluppo.


Infine, l’Ambasciatrice ha chiuso l’incontro dicendo “In qualità di rappresentante del Libano in Italia, in questa fase critica della storia del mio Paese, la mia esperienza quotidiana conferma che la vera diplomazia inizia con la costruzione della fiducia tra le persone, la pace non è solo un accordo politico, ma una cultura che si costruisce pazientemente giorno dopo giorno”.

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