Armenia - cresce la presenza italiana all’Opera di Yerevan,

Letizia Leonardi (Assadakah News) - La cultura torna a essere uno dei terreni più concreti del dialogo tra Italia e Armenia. A Yerevan, la collaborazione nel campo della musica, dell’opera e della danza si sta infatti traducendo in una presenza sempre più significativa di artisti e professionisti italiani all’interno del Teatro Nazionale Accademico Armeno dell’Opera e del Balletto.
Un percorso sul quale si è fatto il punto lunedì 14 settembre, quando l’Ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, ha visitato il teatro ed è stato ricevuto dal direttore, il Maestro Karen Durgaryan. Al centro dell’incontro vi sono state le attività sviluppate nell’ultimo anno e le nuove possibilità di cooperazione con le istituzioni italiane del settore.
Il Teatro dell’Opera e del Balletto di Yerevan, intitolato al compositore Alexander Spendiaryan, rappresenta una delle principali istituzioni culturali armene. Progettato dall’architetto Alexander Tamanyan, fu inaugurato nel 1933 e occupa ancora oggi un posto centrale nella vita culturale della capitale. La struttura dispone di un anfiteatro principale con oltre 1.070 posti e ospita un repertorio che affianca opere e balletti armeni ai grandi titoli della tradizione internazionale.

Uno degli aspetti più significativi emersi dall’incontro riguarda la presenza italiana all’interno dell'organico del teatro.
La ballerina Sofia Pagani e l’oboista Lia Scalas continueranno rispettivamente la loro attività nel Corpo di Ballo e nell’Orchestra. A loro si aggiungono quest’anno due nuovi danzatori italiani, Vincenzo Petronzi e Priscilla Volpe, che entrano a far parte del Corpo di Ballo. Non si tratta quindi soltanto di collaborazioni occasionali legate a singoli spettacoli ma la presenza di professionisti italiani si inserisce nella quotidianità della struttura e diventa parte dello scambio artistico tra i due Paesi.
Alla dimensione propriamente artistica si aggiunge quella della gestione culturale. Vera Van der Heiden, studentessa del Global Master in Performing Arts Management dell’Accademia Teatro alla Scala, svolgerà infatti un periodo di applicazione presso il Dipartimento Relazioni Internazionali del teatro armeno. Il percorso formativo è realizzato dall’Accademia Teatro alla Scala insieme al Politecnico di Milano e beneficia del sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
La collaborazione con l’Italia guarda anche alla programmazione futura. Il precedente più recente è rappresentato da I Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, portato in scena nella capitale armena nel marzo scorso attraverso un lavoro congiunto con le professionalità del Teatro alla Scala di Milano. L’esperienza è destinata a proseguire con un altro grande titolo del verismo italiano: Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Il progetto è già in fase di preparazione e prevede nuovamente il coinvolgimento delle professionalità scaligere.
La scelta dei due titoli non è casuale dal punto di vista del patrimonio operistico: Leoncavallo e Mascagni sono tra i nomi centrali della tradizione italiana dell’opera di fine Ottocento e inizio Novecento. Portare queste opere sul palcoscenico di Yerevan significa quindi affiancare alla presenza degli artisti uno scambio di competenze tecniche e professionali.
Il sito ufficiale del Teatro dell’Opera conferma, del resto, la vocazione dell’istituzione a mantenere il proprio patrimonio artistico ampliando contemporaneamente il repertorio con opere e balletti della tradizione internazionale.

La visita del diplomatico italiano Ferranti si inserisce così in una fase di intensificazione dei rapporti culturali italo-armeni, nella quale la collaborazione non si limita agli eventi diplomatici o alle iniziative occasionali, ma coinvolge direttamente artisti, musicisti, danzatori e figure professionali impegnate nella gestione delle istituzioni culturali.
Musica, opera e balletto offrono in questo senso un terreno particolarmente favorevole allo scambio: da una parte la tradizione operistica italiana, dall’altra una delle istituzioni culturali più importanti dell’Armenia, con una storia iniziata oltre novant’anni fa.
L’obiettivo indicato dalle parti è quello di consolidare quanto già realizzato e creare nuove occasioni di formazione, scambio professionale e produzione artistica. Un rapporto che, attraverso il linguaggio universale della musica e della danza, contribuisce anche a una conoscenza più diretta tra i due Paesi.
La prospettiva più immediata sarà dunque Cavalleria rusticana: dopo Leoncavallo, Mascagni. E dietro i titoli in cartellone c’è qualcosa di più della semplice programmazione di spettacoli: un ponte professionale e culturale che, tra Yerevan e Milano, sta diventando progressivamente più strutturato.




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