Armenia: Gas russo dall'Azerbaijan
- 23 gen
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Per la prima volta dalla fine delle ostilità nel Nagorno Karabakh, Armenia e Azerbaijan iniziano a cooperare su un terreno dell’energia. Yerevan ha annunciato che il gas naturale liquefatto (Gnl) russo sarà consegnato all’Armenia via ferrovia attraversando il territorio azero, un passaggio che fino a pochi mesi fa sarebbe stato impensabile.
A confermarlo è stata la portavoce del ministero dell’Economia armeno, Lilit Shaboyan. Secondo quanto riferito, l’Armenia, che importa gas principalmente da Russia e Iran, ha dovuto affrontare negli ultimi mesi difficoltà logistiche rilevanti. Da un lato la situazione instabile in Iran, dall’altro i problemi ricorrenti al valico di Lars, l’unico corridoio terrestre diretto tra Russia e Armenia attraverso la Georgia.
L’avvio dell’importazione di Gnl russo via ferrovia, utilizzando il territorio dell’Azerbaijan come Paese di transito è un passaggio che rompe un tabù geopolitico e indica come la normalizzazione regionale stia avanzando prima sui dossier economici che su quelli politici.
L’annuncio non arriva in un vuoto operativo. Nelle settimane precedenti, infatti, il governo di Baku aveva già avviato consegne ferroviarie di prodotti petroliferi verso l’Armenia. Il 18 dicembre la compagnia statale azera Socar ha inviato un primo carico di 1.220 tonnellate di benzina alla stazione di Boyuk Kesik; il 9 gennaio sono seguite ulteriori 2.698 tonnellate di carburanti. Dati confermati da comunicazioni ufficiali di Socar e rilanciati dalla stampa regionale.
Questi movimenti, letti insieme, fanno pensare che l’Azerbaijan non è più solo un interlocutore politico scomodo per Yerevan, ma diventa, di fatto, un anello funzionale delle sue catene di approvvigionamento energetico. E la Russia, pur restando fornitore chiave, accetta un ruolo mediato, adattandosi alla nuova geografia dei corridoi regionali.
Sul piano strategico, la scelta armena riflette una necessità più che una svolta ideologica. L’Armenia resta un Paese energeticamente vulnerabile, privo di accessi diretti e fortemente dipendente dalla stabilità dei Paesi di transito. Diversificare le rotte, anche passando da territori fino a ieri ostili, diventa quindi una misura di sicurezza nazionale più che un atto di fiducia politica.
Non è un dettaglio secondario che questo avvenga mentre Yerevan parla apertamente di “Crocevia della pace” e di riapertura delle comunicazioni regionali. Qui la retorica lascia spazio ai fatti. Se, infatti treni carichi di gas e carburante attraversano confini chiusi da decenni, significa che il terreno minimo di cooperazione esiste già, anche senza un trattato di pace formalmente firmato.
Resta però un punto fermo: questa interdipendenza non elimina le asimmetrie di potere. L’Armenia continua a muoversi in uno spazio ristretto, dove ogni corridoio è anche una leva politica nelle mani altrui. Per questo il dossier energetico diventa uno dei veri test della pace annunciata. Se reggerà sulle infrastrutture, allora potrà reggere anche sul piano diplomatico. In caso contrario, il rischio è che la normalizzazione resti fragile, condizionata da equilibri esterni e reversibili.
(Foto Arminfo.Info)




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