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Armenia: l’Italia incontra i giovani talenti di Artashat

  • 1 ora fa
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Nel cuore dell’Armenia, ad Artashat, la celebrazione congiunta della Giornata Nazionale del Made in Italy e della Giornata Internazionale dell’Arte si è trasformata in qualcosa di più di una semplice ricorrenza istituzionale: un momento concreto di incontro tra culture, visioni e tradizioni. Protagonista dell’evento, il 15 aprile scorso, è stato l’Ambasciatore italiano Alessandro Ferranti, accolto presso il Centro Estetico cittadino da studenti, famiglie e docenti guidati dalla direttrice Melania Sargsyan.

Al centro della giornata, una figura che continua a fare da ponte tra epoche e civiltà: Leonardo da Vinci. Non una scelta casuale. Il genio rinascimentale rappresenta infatti uno dei pilastri del cosiddetto “saper fare” italiano, quell’intreccio tra arte, tecnica e pensiero che ancora oggi costituisce la base del successo internazionale del Made in Italy. Secondo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, proprio la promozione integrata di cultura e formazione è uno degli strumenti principali della diplomazia culturale italiana nel mondo.

Il Centro Estetico di Artashat, attivo da oltre dieci anni, incarna perfettamente questa visione. Si tratta di una realtà senza scopo di lucro che lavora sul territorio per offrire ai giovani un’educazione artistica solida, radicata tanto nella tradizione armena quanto nell’ispirazione ai grandi maestri italiani. Un approccio che richiama da vicino quello delle antiche botteghe rinascimentali, dove si imparava osservando, sperimentando e tramandando saperi concreti.

Durante la visita, la delegazione italiana ha assistito a spettacoli di canti e danze tradizionali, ma soprattutto ha potuto osservare da vicino i lavori degli studenti: pitture, manufatti in terracotta, intrecci tessili. Opere che raccontano, senza retorica, un dialogo autentico tra due identità culturali. Da una parte la millenaria tradizione armena, dall’altra l’estetica italiana, entrambe unite da un filo comune: la centralità della bellezza come forma di espressione e come valore educativo.

Non si è trattato solo di una celebrazione simbolica. L’incontro ha aperto prospettive concrete, a partire dall’ipotesi di avviare corsi di lingua italiana destinati ai giovani del centro. Un passo tutt’altro che secondario. I dati della Società Dante Alighieri confermano infatti una crescente domanda di italiano all’estero, spesso legata non solo all’interesse culturale ma anche alle opportunità formative e professionali.

Sul tavolo anche possibili scambi accademici e collaborazioni formative con istituzioni italiane, in linea con una strategia più ampia che vede l’Italia investire nella formazione internazionale come leva di influenza culturale. Un modello che affonda le radici nella storia, quando arte e mestiere non erano separati, ma parte di un unico percorso educativo.

E forse è proprio questo il punto più interessante emerso ad Artashat: mentre il mondo corre verso una standardizzazione globale, qui si riscopre il valore delle identità, del lavoro manuale, della trasmissione diretta del sapere. Non nostalgia, ma visione. Perché il futuro, quando è solido, parte sempre da ciò che ha resistito al tempo.

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