Armenia: pace con l’Azerbaijan e passo verso l’Ue
- 16 mar
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - L’Armenia si trova oggi a un crocevia storico. A pochi mesi dalle elezioni politiche anticipate e dopo anni di conflitto congelato, il premier Nikol Pashinyan ha offerto al Parlamento europeo un ritratto netto delle sfide e delle opportunità che segnano il futuro del suo Paese.
La pace con l’Azerbaijan, considerata a lungo un obiettivo lontano, è diventata possibile nel 2025 grazie a un accordo storico inizializzato l’8 agosto a Washington con la mediazione degli Stati Uniti e del presidente Donald Trump, che ha svolto un ruolo centrale nel superare decenni di ostilità. L’intesa formale, che prevede il riconoscimento reciproco della sovranità e la rinuncia all’uso della forza tra i due Paesi, ha inaugurato una nuova fase nelle relazioni nel Caucaso meridionale.
Pashinyan ha ricordato agli eurodeputati che la pace, pur lontana dalla perfezione, è frutto di responsabilità politica e pragmatismo. Dal suo punto di vista, ha spiegato, “la volontà di prendersi cura della pace è ciò che può avvicinarla alla perfezione”, sottolineando come l’Armenia stia già affrontando questioni delicate come la delimitazione delle frontiere, la delocalizzazione di ex combattenti e la reintegrazione delle comunità colpite dal conflitto.
Sul fronte europeo, l’Armenia ha ufficialmente intrapreso un cammino verso l’integrazione con l’Unione europea, approvando lo scorso anno una legge che avvia la procedura di adesione. Pashinyan ha spiegato che l’esito di questo percorso non è automatico. La sua traiettoria dipende sia dall’avanzamento delle riforme interne sia dal contesto geopolitico regionale. In particolare, ha indicato come il principale ostacolo attuale lo stallo nei rapporti tra Bruxelles e la Georgia. Da Tbilisi transita infatti la via principale che porta fisicamente e politicamente l’Armenia verso l’Europa. Senza un rilancio del dialogo Ue–Georgia, il cammino di Yerevan rischia di rimanere bloccato. Infine, il premier ha indicato come la normalizzazione delle relazioni con l’Azerbaigian debba accompagnarsi a un rafforzamento delle istituzioni democratiche armene. Ha ribadito che le elezioni parlamentari previste per il 7 giugno saranno un banco di prova cruciale: “La pace deve diventare irreversibile, e allora la nostra democrazia diventerà irreversibile”.
Con questi sviluppi, l’Armenia cerca di coniugare stabilità regionale, aspirazioni europee e un ruolo diplomatico equilibrato nel cuore di una regione dove grandi potenze e conflitti millenari si intrecciano da sempre.
Sul piano internazionale, il premier armeno ha voluto chiarire un punto spesso trascurato dai media occidentali: la politica estera di Yerevan non è unidirezionale. Pur guardando con favore all’Occidente e agli Stati Uniti, l’Armenia mantiene relazioni storiche con i suoi vicini del sud. “L’Iran è un nostro amico e un vicino millenario”, ha detto, sottolineando l’importanza di un dialogo stabile con Teheran, così come con altri Paesi della regione. Questo posizionamento non è meramente retorico: la Repubblica d’Armenia ha continue relazioni economiche e infrastrutturali con l’Iran, una cooperazione che riguarda energia, trasporti e commercio.
Pashinyan ha anche affrontato riflessioni più ampie sulla crisi in Medio Oriente, definendola dolorosa per tutta la comunità internazionale e auspicando soluzioni diplomatiche rapide. In questo senso, Yerevan offre un approccio che combina realismo geopolitico con una certa neutralità strategica: relazioni con Washington e Bruxelles, dialogo costruttivo con Teheran e aperture verso tutti i partner regionali.




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