Attacco all'Iran: un nuovo capitolo nella guerra ombra mediorientale
- 13 giu 2025
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di Maddalena Celano
L’ennesimo attacco contro l’Iran, attribuito a Israele da fonti vicine all’intelligence internazionale, segna un’escalation preoccupante in una regione già segnata da decenni di instabilità. Stavolta, il bersaglio non è stato tanto l’infrastruttura nucleare quanto figure chiave dell’apparato militare e scientifico iraniano: un colpo mirato al cuore strategico del Paese.
La natura dell’operazione — precisa, letale, chirurgica — conferma una strategia israeliana ormai consolidata: l’eliminazione sistematica di soggetti considerati una “minaccia esistenziale”, secondo la dottrina di sicurezza dello Stato ebraico. Tuttavia, questa dottrina solleva interrogativi fondamentali sul rispetto del diritto internazionale, sulla sovranità degli Stati e sul concetto stesso di “guerra preventiva”.
Le reazioni globali, ancora una volta, risultano tiepide o assenti. Le grandi potenze — Stati Uniti, Unione Europea, ma anche Russia e Cina — restano silenziose o ambigue. La Palestina continua a pagare il prezzo più alto in termini di vite civili, mentre altri Paesi come lo Yemen, pur tra mille contraddizioni, sembrano essere tra i pochi a rispondere con atti concreti e dichiarazioni inequivocabili.
In un contesto simile, torna d’attualità la questione dei trattati bilaterali di mutua difesa. L’Iran, che negli ultimi anni ha stretto accordi con Mosca e Pechino in chiave anti-NATO e anti-egemonica, ora si ritrova isolato nel momento più critico. Questi trattati, celebrati con enfasi diplomatica, mostrano oggi i loro limiti: la realpolitik ha ancora una volta il sopravvento sugli impegni scritti.
La domanda che molti analisti si pongono è se Teheran risponderà con un attacco diretto o continuerà ad affidarsi a una strategia asimmetrica, fatta di alleanze regionali e operazioni a distanza. Ma una cosa è certa: ogni nuovo episodio di violenza non fa che avvicinare la regione a un punto di non ritorno.
Il rischio, come sempre, è che il silenzio della comunità internazionale venga interpretato come tacito assenso. E che un mondo apparentemente multipolare, di fronte all’ennesima violazione del diritto, si riveli in realtà unipolare nella sua indifferenza.




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