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Gas e geopolitica: il paradosso italiano tra Mosca e Baku

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Il viaggio della premier Giorgia Meloni a Baku per rafforzare i rapporti energetici con Ilham Aliyev riaccende una contraddizione che ormai è sotto gli occhi di tutti. C’è una domanda che la politica italiana continua a evitare: perché il gas russo è “immorale” e quello azero no? Dopo aver chiuso con la Russia di Vladimir Putin, l’Italia si è spostata verso altri fornitori.

Ma il punto è un altro, e molto meno raccontato perché se il gas azero non è formalmente russo, i flussi energetici tra Russia e Azerbaijan oggi si intrecciano sempre di più. Tra accordi, scambi e compensazioni, diventa difficile sostenere che si tratti di una vera alternativa “pulita”.

In altre parole, abbiamo cambiato etichetta, non il sistema. La narrativa ufficiale parla di “diversificazione” ma in realtà abbiamo solo cambiato rubinetto.

E qui nasce il problema. Perché l’Azerbaijan non è esattamente una democrazia modello. Le principali organizzazioni internazionali segnalano da anni restrizioni alle libertà politiche e civili. E soprattutto, Baku è stato protagonista militare nel Nagorno-Karabakh, con conseguenze pesanti per la popolazione armena.

Allora la domanda è inevitabile: esistono davvero “cattivi di serie A” e “cattivi di serie B”?

Se il criterio è etico, la coerenza vacilla.Se il criterio è economico, la situazione non migliora: il gas russo, via tubo, era tra i più convenienti. Oggi, tra forniture diversificate, costi logistici e tensioni internazionali, le bollette restano alte. La verità, per niente elegante, è che l’energia segue la necessità, non la morale.

E allora forse sarebbe più onesto dirlo chiaramente agli italiani: non stiamo scegliendo il “gas giusto”. Stiamo scegliendo quello disponibile, dentro un equilibrio geopolitico complicato.

Il resto, valori, diritti, coerenza, entra ed esce dal discorso a seconda della convenienza del momento.

E questo non è pragmatismo. È una linea che rischia di assomigliare molto all’ipocrisia. Davvero Aliyev è un’alternativa “migliore”?

Se la rottura con Vladimir Putin è stata giustificata anche su basi etiche, il rapporto con Baku solleva interrogativi analoghi.

Non è che cambiando fornitore si sia passati dal “bene” al “male” o viceversa. Si è cambiato solo interlocutore, e si rischia di passare dalla padella nella brace.

Se il gas resta comunque legato a regimi discutibili, ha senso pagarlo di più?

Si è usciti da una dipendenza politica per entrare in un sistema di dipendenze multiple

Che sarà forse più flessibile, sì, ma non necessariamente più “pulito”.

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