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Gran Cancelliere Ordine Malta incontra Ministro Esteri Beirut

  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

Assadakah News

 

Riaffermati profondi legami storici e diplomatici tra il Ministro degli Affari Esteri e degli Emigrati della Repubblica Libanese, Youssef Rajji, e il Gran Cancelliere dell'Ordine di Malta, Riccardo Paternò di Montecupo, l’incontro di lavoro si è svolto presso il Palazzo Magistrale, a Roma. I legami storici e diplomatici uniscono l'Ordine e il Libano, le relazioni sono state avviate nel 1953 e sono consolidate da oltre settant'anni di cooperazione. A testimonianza di questo profondo e duraturo legame, è stata ricordata la significativa partecipazione della First Lady del Libano, Nehmat Aoun, al recente pellegrinaggio internazionale dell'Ordine a Lourdes. Al centro dei colloqui vi è stata la drammatica situazione umanitaria in Libano a seguito dell'escalation del conflitto, nel marzo 2026. Oggi il Paese conta oltre 2.800 vittime e circa 1,2 milioni di sfollati, pari a un quinto della popolazione. Anche in questa crisi, l'Ordine di Malta ha lavorato intensamente attraverso attività diversificate, con l'impegno e la dedizione dei membri dell'associazione, dei volontari e dello staff. Il Ministro Youssef Rajji ha manifestato intensa gratitudine per la preziosa azione dell'Ordine di Malta: "Siete sempre stati presenti per aiutare, ma adesso la vostra azione è veramente importante. Grazie infinite". Ha espresso profondo cordoglio per la perdita di Chadi Ammar, giovane membro dello staff dell'Ordine di Malta, in Libano ucciso in un attacco aereo nel sud del Paese. Il Gran Cancelliere ha ribadito la vicinanza dell'Ordine al popolo e alle istituzioni libanesi, come recentemente espresso in una lettera inviata al Primo Ministro Nawaf Salam. "L'Ordine di Malta è particolarmente legato al Libano e alla Terra Santa", ha sottolineato il Gran Cancelliere, "e continuerà con assiduità in questa sua azione di servizio e sostegno, adoperandosi inoltre per preservare la diversità e la pluralità religiosa, etnica e culturale". Il Ministro Youssef Rajji ha rivolto un appello affinché si intensifichi il sostegno ai villaggi cristiani del sud, cuore pulsante dell'identità del Paese: "Il vostro supporto materiale e tecnico dà forza e fede alla popolazione: è fondamentale continuare questa azione per custodire il modello di coesistenza libanese, che non sarà possibile senza una presenza libera dei cristiani nel Paese". Nonostante le gravi restrizioni di accesso e la creazione della cosiddetta "Linea Gialla" nel sud, le attività umanitarie dell'Ordine di Malta in Libano proseguono senza sosta. Dall'inizio del conflitto, l'Ordine ha intensificato i propri sforzi nel Paese, garantendo assistenza in 88 rifugi per sfollati e fornendo oltre 15.000 servizi medici e 11.000 prestazioni farmaceutiche alle popolazioni interne in fuga. Massiccio anche l'impegno sul fronte alimentare, con la distribuzione di 54.000 pasti caldi e più di 74.000 pasti freddi e snack, oltre alla consegna di 1.400 kit educativi e di supporto psicosociale per i più giovani. Tra le iniziative più recenti, il successo del quinto convoglio umanitario, composto da cinque camion, che l'8 maggio è riuscito ad attraversare la Linea Gialla per rifornire di cibo, medicinali e prodotti per l'igiene oltre 10.000 persone isolate nei villaggi di confine come Rmeich, Ain Ebel e Debel.

 

 

Libano: Tajani a Ministro Youssef Rajji pieno sostegno dell’Italia a stabilità e sicurezza

 


Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel corso dell'incontro avuto alla Farnesina con l'omologo libanese, il Ministro Youssef Rajji, ha confermato dal che l’Italia continuerà a fare la sua parte, ci sarà il “pieno sostegno dell'Italia alla stabilità e alla sicurezza del Libano”.

In vista dei negoziati che proseguono a Washington tra Libano e Israele, abbiamo confermato la necessità di preservare il cessate il fuoco, evitare nuove escalation e continuare a lavorare per il disarmo di Hezbollah - ha riferito Tajani su X - l'Italia continuerà a fare la sua parte: dal sostegno umanitario ai civili e agli sfollati, al rafforzamento delle istituzioni libanesi e delle Forze Armate e di Sicurezza attraverso l’Unifil, la missione bilaterale MIBIL e il Comitato tecnico-militare per il Libano”. Il Ministro italiano ha ribadito che la sicurezza e “l'incolumità dei nostri caschi blu Unifil e dei civili restano una priorità assoluta. La missione delle Nazioni Unite nel Libano meridionale (Unifil) è sempre più preoccupata per le attività dei membri di Hezbollah e dei soldati israeliani in prossimità delle posizioni delle Nazioni Unite, incluso il crescente utilizzo di droni, che ha provocato esplosioni all'interno e nei dintorni delle nostre basi, mettendo a rischio i caschi blu”. La nota diffusa da Unifil elenca una serie di episodi: “Lunedì 11 maggio, tra le 17:00 e le 17:30, tre droni presumibilmente appartenenti a Hezbollah sono esplosi in un'area dove avrebbero potuto essere presenti soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf), a pochi metri dal quartier generale dell'Unifil, a Naqoura. Un altro drone è esploso nella stessa area martedì 12 maggio intorno alle 17:20. Pochi minuti dopo, un altro drone presumibilmente di Hezbollah è esploso all'interno del quartier generale dell'Unifil a Naqoura. Nessuno è rimasto ferito, ma alcuni edifici sono stati danneggiati”.

 

UNIFIL: sempre più preoccupati per azioni Hezbollah e Esercito Israele

 

Ancor prima, “domenica 10 maggio intorno alle 19:00, un drone si è schiantato in uno spazio aperto all'interno del quartier generale dell'Unifil a Naqoura. Nessuno è rimasto ferito. La mattina successiva, una squadra di artificieri ha confermato che il drone non era armato. È in corso un'indagine per determinarne l'origine, ma i risultati preliminari indicano che si tratta di un drone di fabbricazione iraniana, il che suggerisce che sia stato lanciato da Hezbollah. Il 5 maggio scorso, un drone armato a guida in fibra ottica, presumibilmente appartenente a Hezbollah, si è schiantato contro il tetto di un edificio in una postazione Onu vicino ad Al Hinniyah. Non è esploso e nessuno è rimasto ferito”.

Unicef: almeno 59 bambini uccisi o feriti negli ultimi 8 giorni in Libano. “Solo negli ultimi 8 giorni, nonostante il cessate il fuoco concordato il 17 aprile 2026, almeno 59 bambini sarebbero stati uccisi o feriti” in Libano. Per il Ministero della Sanità Pubblica, dall'entrata in vigore del cessate il fuoco sono stati uccisi almeno 23 bambini e 93 sono rimasti feriti, portando il totale a 200 bambini uccisi e 806 feriti dal 2 marzo, l'equivalente di quasi 14 bambini uccisi o feriti ogni giorno”. A riferire questi dati è l'Unicef, richiamando ancora una volta l'attenzione sulle gravi violazioni in corso e sui “rischi che i bambini continuano ad affrontare” “I bambini vengono uccisi e feriti quando invece dovrebbero tornare in classe, giocare con gli amici e riprendersi da mesi di paura e sconvolgimenti ha dichiarato Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell'Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa”.

Circa un mese fa è stato raggiunto un accordo per far tacere le armi e porre fine alla violenza. La realtà si sta rivelando molto diversa. Al di là dell'impatto immediato delle bombe e dei bombardamenti aerei, si stima che 770.000 bambini stiano vivendo un'intensa sofferenza a causa della ripetuta esposizione alla violenza, alla perdita e allo sfollamento. I bambini e chi se ne prende cura riferiscono sintomi legati allo stress post-traumatico e al lutto, tra cui paura e ansia estreme, incubi, insonnia e sentimenti di disperazione.

“L'impatto di un'esposizione ripetuta ai conflitti sulla salute mentale dei bambini può essere profondo e duraturo-ha aggiunto Beigbeder- Senza un sostegno urgente, le cicatrici psicologiche di questa crisi aggravata potrebbero accompagnarli per anni”.

L'Unicef sta potenziando i servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale per i bambini in tutto il Libano. Tuttavia, i bisogni continuano a superare di gran lunga le risorse disponibili.

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