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Il Cardinale Pizzaballa: ricostruire la fiducia in Terra Santa

  • 8 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

 

Il Cardinale Pizzaballa ha parlato a lungo in un incontro in occasione dell'ottavo centenario della morte di San Francesco .

Il Patriarca di Gerusalemme dei latini è intervenuto a un evento organizzato dal Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma. "I rapporti tra israeliani e palestinesi sono lacerati, ci vorrà molto tempo. Per costruire la pace non bastano le parole". Poi l'appello: “Per la comunità cristiana è fondamentale esserci. In Terra Santa tornino i pellegrini”

“Purtroppo in questo momento”, dopo quanto è successo e ancora sta succedendo a Gaza, “è difficile vedere una soluzione a breve termine” tra israeliani e palestinesi: “Le ferite sono ancora profonde, le popolazioni sono disorientate, con una leadership debole. Non c’è una visione chiara del futuro, dove l’altro è accanto a te e, in qualche modo, dentro di te. Gli uni non vogliono sentir parlare degli altri, la relazione si è rotta, e questo è il primo punto da considerare a da cui partire”. Non sono espressione di rassegnazione le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei latini - intervenuto a un incontro presso la chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma, organizzato dal Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco -, ma della concreta consapevolezza di quanto sia in salita la strada che porta alla riconciliazione e alla pace.

 

Il 7 ottobre e la guerra a Gaza “eventi senza precedenti”


Il 7 ottobre e la guerra che ne è seguita “sono stati eventi senza precedenti”. “E anche noi non abbiamo capito subito la portata di quanto era accaduto con l’attacco di Hamas e, successivamente, di quanto stava per avvenire con la risposta dell’Idf. Si pensava a una retaliation, come tante altre in passato, invece ormai erano saltati tutti i parametri a noi noti”, ha ammesso, intervistato dalla corrispondente Rai a Gerusalemme, Maria Gianniti.

 

Perplessità sul "Board of peace"


E, alla domanda sul progetto del “Board of peace”, il patriarca ha espresso la sua perplessità su qualsiasi operazione che sembri seguire prevalentemente logiche di tutela e di controllo dei propri interessi da parte delle grandi potenze senza il riconoscimento effettivo del popolo palestinese e dei suoi diritti.


La necessità di azioni concrete

“La pace e la riconciliazione”, ha spiegato di fronte a una platea che ha riempito le navate di quella che viene considerata la “casa romana” del Poverello di Assisi nel cuore del quartiere Trastevere, “sono perciò concetti bellissimi, ma che rischiano di rimanere degli slogan se non accompagnati oggi da azioni tangibili, gesti, testimonianze, che mostrino anche fisicamente la possibilità di ricostruire la fiducia”. Non sarà facile, né scontato, ma “dobbiamo essere coscienti che prima di tutto bisogna creare occasioni di incontro, nonché contesti culturali e sociali che un po’ alla volta aiutino a pensare in maniera diversa. Le parole non bastano”. Poi, “ci vogliono leadership politiche, ma anche religiose, che, da entrambe le parti, abbiano un minimo di visione, e non fondino la propria autorità solo sulla rabbia e la sete di vendetta”. Un processo che richiederà tempo: “Intanto, bisogna tenere duro, convinti che non si può lasciare la narrativa agli estremisti, Hamas o coloni che siano. E, per noi della comunità cristiana, che l’importante in questa fase è esserci, rimanendo noi stessi. La Terra Santa ci insegna che essere minoranza non è un dramma, se si ha qualcosa di bello e di grande da comunicare. E noi lo abbiamo”. Bisogna “saper ascoltare, per capire cosa ci dice la fede in questo momento preciso: per quanto mi riguarda, la mia vita appartiene a Dio e a Cristo, perciò è stato per me naturale rispondere sì alla domanda se fossi disposto a offrirmi in cambio degli ostaggi detenuti a Gaza”. I cristiani possono essere segno di unità, “come lo fu San Francesco, che divenne segno per tutti perché commosso per Cristo”, ha sottolineato. “Per questo la sua testimonianza ha attraversato i secoli e ci parla ancora oggi”. Papa Leone XIV nella sua Lettera ai ministri generali della Famiglia francescana ha ricordato come “la sua vita indica la sorgente autentica della pace”.

La relazione tra cristiani ed ebrei, da incontro tra élite, dovrebbe diventare un colloquio tra le comunità. È la convinzione del patriarca di Gerusalemme dei latini.


Foto Vatican Media

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