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Inchiesta UK sulla Distruzione del Patrimonio Armeno

  • 24 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - A oltre due anni dall’esodo forzato degli armeni dall’Artsakh (Nagorno Karabakh), il dossier umanitario resta tutt’altro che chiuso. Diciannove cittadini armeni sono ancora detenuti a Baku, in Azerbaijan, e la questione è stata portata ufficialmente all’attenzione della comunità internazionale dal ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan intervenendo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Nel suo intervento, Mirzoyan ha parlato senza giri di parole di un percorso di riconciliazione “difficile ma necessario”, sottolineando come le conseguenze umanitarie del conflitto siano ancora aperte, come quella dei detenuti armeni in Azerbaijan, il destino non chiarito delle persone scomparse, i casi di sparizioni forzate e, non ultimo, la diffusione di narrazioni storiche distorte. "Nonostante questo quadro, l’Armenia – ha ribadito il ministro – intende proseguire sulla strada della pace, puntando a una sua “istituzionalizzazione” che renda più stabile e duraturo il processo".

Parallelamente, la questione dell’Artsakh è approdata anche nel Regno Unito. Si è infatti riunita ieri, 23 febbraio, per la prima volta l’indagine parlamentare intitolata “Cancellare il passato: la distruzione del patrimonio culturale”, dedicata all’analisi delle distruzioni del patrimonio armeno in Artsakh (Nagorno Karabakh) a partire dal 2023. L’iniziativa è promossa dall’International Bar Association's Human Rights Institute (IBAHRI), in collaborazione con il gruppo parlamentare interpartitico per il diritto internazionale, la giustizia e la responsabilità e con il gruppo parlamentare interpartitico sull’Armenia.

La commissione è presieduta dal deputato Brendan O'Hara e vede la partecipazione di figure di rilievo della politica e del diritto britannico, tra cui la baronessa Helena Kennedy, il deputato John Whittingdale, la deputata Jessica Morden, Lord Alton, Lord MacIntosh e la baronessa Hooper. Il coordinamento operativo è affidato a Ein MacDonald per conto dell’IBAHRI.

Alla prima sessione è intervenuto anche Artak Beglaryan, già difensore civico (ombudsman) della Repubblica dell’Artsakh, che ha illustrato le denunce relative alla distruzione e alla trasformazione di siti culturali e religiosi armeni nel territorio passato sotto controllo azero.

L’indagine si articolerà in cinque fasi: raccolta e sistematizzazione delle prove, analisi delle misure legali esistenti, accettazione di memorie scritte, audizioni pubbliche con esperti e testimoni, pubblicazione di un rapporto finale e successiva interlocuzione con il governo britannico e le istituzioni internazionali.

Mentre sul piano diplomatico si parla di trattative e normalizzazione dei rapporti tra Yerevan e Baku, i fatti raccontano una realtà ancora segnata da nodi irrisolti: prigionieri non rimpatriati, famiglie in attesa di notizie sui dispersi e un patrimonio culturale che rischia di essere cancellato o riscritto. La partita della pace, insomma, non si gioca solo ai tavoli negoziali, ma anche sulla tutela dei diritti umani e della memoria storica.

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