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Talal Khrais: la testimonianza armena che riapre il dibattito sull’appartenenza e sull’identità in “Storia di un reporter”

6 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

✍🏻 Wael Al Mawla – Scrittore e giornalista

 Ci sono testimonianze che non si limitano a raccontare la vita di una persona, ma riescono a svelare il significato più profondo racchiuso in anni di esperienze, incontri e scelte. È questo il valore della testimonianza di Narine Nazaryan, direttrice dell’agenzia di stampa ufficiale armena Armenpress, dedicata al giornalista Talal Khrais nel libro Storia di un reporter, pubblicato dalla casa editrice italiana Difesa Online, nel quale Khrais racconta la propria vita ad Andrea Cucco.

Nazaryan sintetizza il legame con il percorso umano e professionale di Khrais attraverso una frase che va ben oltre una semplice presentazione personale: «Non sono armeno per origine etnica, ma lo sono per scelta». Non si tratta di uno slogan emotivo, bensì della chiave per comprendere il cammino di un uomo il cui rapporto con l’Armenia ha superato i confini del lavoro giornalistico, trasformandosi in un legame culturale e umano, accompagnato da una responsabilità coltivata nel corso degli anni.

Nazaryan ripercorre gli inizi di Khrais a Beirut, dove le difficoltà della vita lo portarono, ancora giovane, a lavorare per il quotidiano armeno Zartonk.

Fu in quel contesto che incontrò Nazaret Topalian, il quale riconobbe le sue capacità e insistette affinché tornasse a scuola, offrendogli un sostegno destinato a cambiare il corso della sua vita. Da quell’incontro prese forma il legame con l’Armenia, destinato a rafforzarsi nel tempo fino a diventare parte integrante della sua identità professionale e umana.

Il valore della testimonianza di Nazaryan risiede soprattutto nella capacità di andare oltre l’ammirazione per un giornalista e la semplice enumerazione dei suoi successi, restituendo importanza a quei dettagli apparentemente minimi che possono cambiare il destino di una persona. Una porta aperta a un ragazzo agli inizi del suo percorso può trasformarsi nell’avvio di un’intera storia; quel ragazzo, anni dopo, può diventare a sua volta capace di aprire nuove porte agli altri. Il gesto di fiducia ricevuto si trasforma così in un’eredità, e il sostegno incontrato all’inizio del cammino diventa una responsabilità verso il mondo.

In Storia di un reporter, questa vicenda si intreccia con le diverse tappe della vita di Khrais tra Beirut, l’Italia e l’Armenia, attraversando guerre, trasformazioni politiche e incontri che hanno lasciato un segno nella memoria della regione. Il libro, tuttavia, non si limita alla dimensione professionale: si avvicina anche all’uomo che si cela dietro il corrispondente, raccontandone gli affetti, la famiglia, le separazioni e le perdite. In questa prospettiva, la testimonianza di Nazaryan aggiunge alla biografia uno sguardo particolare sull’impronta lasciata da Khrais in un Paese al quale si è legato per scelta, non per nascita.

Un significato ulteriore a questo legame è stato conferito nel 2023, quando Khrais ha ricevuto la Medaglia della Gratitudine dal presidente della Repubblica d’Armenia, in riconoscimento del suo contributo al rafforzamento dei rapporti di amicizia tra Armenia e Italia. Un’onorificenza che riflette concretamente il percorso descritto da Nazaryan: il passaggio da un interesse giornalistico a un impegno attivo nella costruzione di relazioni tra i popoli.

Nel cuore della sua testimonianza, Nazaryan non racconta soltanto la storia di un giornalista, ma illumina il significato dell’appartenenza quando questa diventa una scelta consapevole e una responsabilità. Il legame con l’Armenia, nell’esperienza di Khrais, non è rimasto un sentimento personale: ha trovato espressione nel lavoro, nella continuità dell’impegno, nella promozione della cultura armena e nel rafforzamento della sua presenza nello spazio culturale e mediatico italiano.

È qui che la testimonianza di Nazaryan incontra il messaggio più ampio di Storia di un reporter: il valore di un giornalista non si misura soltanto dalle notizie che racconta, ma anche dalle relazioni che costruisce e dall’eredità che lascia. Tra Beirut, Roma e l’Armenia, il percorso di Talal Khrais dimostra che l’appartenenza può andare oltre i confini geografici e che alcuni legami non nascono soltanto dalle radici, ma si costruiscono attraverso la vita e si consolidano con le scelte.

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