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Unifil, Crosetto: L’Italia lavora a una nuova missione internazionale in Libano

  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Agenzia Nova

L’Italia sta lavorando con le Nazioni Unite, l’Unione europea e altri partner internazionali a una possibile nuova missione internazionale in Libano, in vista di una futura evoluzione dell’attuale Forza di interposizione dell’Onu nel Paese (Unifil). Lo ha affermato oggi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a margine della presentazione della nuova piattaforma digitale della Difesa dedicata ai “Portatori di interesse”, spiegando che il quadro operativo e strategico in Libano è ormai “profondamente diverso” rispetto a quello in cui nacque la missione delle Nazioni Unite. “Stiamo sviluppando e sottoponendo all’Unione europea, ma anche al consesso internazionale partendo dall’Onu, l’idea italiana sul futuro di una possibile missione”, ha dichiarato Crosetto. Il ministro ha ricordato che l’Italia è “il Paese che ha più esperienza in Libano”, avendo schierato nel tempo “i maggiori contingenti e il maggior numero di comandanti”, e ha aggiunto che Roma resta uno degli attori che “conosce meglio quella situazione”. Secondo Crosetto, però, il contesto sul terreno è radicalmente cambiato rispetto alla fase iniziale di Unifil. “È una situazione profondamente diversa da quella in cui nacque” la missione, ha spiegato il ministro, osservando che oggi i militari internazionali operano “in un teatro di guerra”. “Siamo lì per una Linea blu che adesso è inglobata nella linea gialla”, ha aggiunto Crosetto, sottolineando che la missione continua a operare “nel mezzo di una guerra che continua”. La “linea gialla” – così denominata di recente da Israele – è una fascia di territorio libanese profonda circa 10 chilometri, situata lungo il confine con lo Stato ebraico, all’interno della quale operano le truppe israeliane. Per il titolare della Difesa, “sono cambiate completamente le cornici entro le quali si sviluppa Unifil”, rendendo necessario ripensare struttura, mandato e composizione di una futura presenza internazionale nel Paese.

Crosetto ha ribadito che l’Italia ritiene preferibile mantenere una missione sotto egida delle Nazioni Unite. “Secondo noi dovrebbe continuare a operare sotto l’egida dell’Onu”, ha detto, riconoscendo però che il meccanismo decisionale delle Nazioni Unite rappresenta oggi un ostacolo: “Basta un Paese per bloccare tutto e in questo momento siamo bloccati”. L’alternativa, secondo il ministro, potrebbe essere “un approccio multinazionale”, che tuttavia “non basta sia soltanto europeo”. Crosetto ha infatti sottolineato l’importanza del coinvolgimento di Paesi islamici, citando in particolare l’Indonesia. “Ci sono nazioni islamiche di cui io vorrei la presenza in quella zona per ovvi motivi”, ha spiegato il ministro, osservando che la presenza di contingenti provenienti anche dal mondo islamico potrebbe contribuire a garantire maggiore equilibrio e fiducia tra le comunità locali.

Cacciamine italiani in partenza verso Hormuz

I cacciamine italiani già schierati in Sicilia potrebbero partire “nei prossimi giorni” verso Gibuti nell’ambito dei preparativi per una possibile missione internazionale di sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz. “È una scelta tecnica che ho lasciato al capo di Stato maggiore della Difesa”, ha spiegato Crosetto, precisando che “i cacciamine sono già in Sicilia” e “possono partire in qualunque momento”. Il ministro ha tuttavia chiarito che le unità potranno essere impiegate solo in presenza di adeguate condizioni di sicurezza: “Necessitano non soltanto di una tregua, ma di una pace e dell’accordo di tutte le nazioni. Non si possono mandare in teatro di guerra navi che non sono navi da guerra”.

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