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A Taranto2026 nessuno rimane a casa

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Alessandra Razzi - I Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 si sono conclusi ieri, giovedì 3 settembre, con una cerimonia totalmente fuori dagli schemi. Il prato dello stadio Iacovone è stato invaso da cantanti e musicisti del calibro di Serena Autieri, Rossella Brescia, gli Attitude, i Terraròs, l’Orchestra della Magna Grecia, l’orchestra e il coro giovanile della Magna Grecia, l’armonicista Moses Concas. I più rock e rumorosi sono però stati i Rockin’1000: circa 350 tra cantanti e batteristi, provenienti da diversi paesi del mondo, che hanno rivisitato e ripercorso i classici della musica rock. Prima dell'esibizione, però, il fondatore di questa unione musicale, Fabio Zaffagnini, ha dichiarato che il Mediterraneo non deve essere visto come un confine geografico, bensì come uno strumento di congiunzione tra tutti i popoli che ne condividono le sponde, facendo anche riferimento al fatto che le appena concluse competizioni sportive ci hanno mandato il messaggio che essere avversari non significa per forza essere nemici. 

Proprio questo concetto di unione e amicizia nonostante l’avversità sportiva ci è stato dimostrato da due nazionali di calcio che, alla fine delle rispettive partite, hanno compiuto un gesto insolito ma pieno di valore. La prima è stata la Tunisia. Venerdì 28, durante la semifinale della Nazionale Tunisina contro la Nazionale Italiana, in cui si disputava l’accesso alla finale, è spuntata dalle gradinate una bandiera della Palestina, poi presa dai giocatori tunisini a fine partita e portata in campo per festeggiare la qualificazione. Il secondo episodio riguarda proprio la finalissima, in cui Nazionale Tunisina e Nazionale Algerina si sono contese il titolo calcistico di TA2026. La partita si è conclusa con la vittoria dell’Algeria, grazie alla doppietta dell’attaccante del MC Alger Ben Ahmed Kohili. Ma la cosa più interessante è stata che, proprio come la Tunisia, anche l’Algeria alla fine della partita ha esibito la bandiera palestinese, dimostrando supporto a un Paese che, per ragioni politiche, manca dai Giochi del Mediterraneo dal 1951. Dopo la fine della partita, Nazionale Tunisina e Nazionale Algerina si sono strette in un abbraccio simbolico di sostegno e fratellanza. Nella storia del tifo calcistico nordafricano, molti sono stati i gruppi ultras che, avendo a cuore la causa palestinese, ne hanno dimostrato supporto tramite coreografie e striscioni esposti sulle gradinate.

Tirando le somme del medagliere dei Giochi, al primo posto troviamo l’Italia con un totale di 224 conquiste, seguita da Turchia e Grecia. È invece in quinta posizione che troviamo l’Egitto, fermo a 58 medaglie, appena sotto la Francia. Molto bene anche per Marocco, Algeria e Tunisia, rispettivamente con 44, 40 e 26 medaglie. Calato il sipario sullo Iacovone, la bandiera a tre cerchi dei Giochi del Mediterraneo ha lasciato Taranto per iniziare il proprio cammino verso Pristina, che nel 2030 ospiterà la ventunesima edizione della manifestazione. Un passaggio di testimone che, curiosamente, rilancia proprio il messaggio con cui si erano aperti i Giochi: il Kosovo non si affaccia sul Mediterraneo, eppure ne condividerà lo spirito, a conferma che l’appartenenza a questa comunità, come ricordato da Fabio Zaffagnini, non è mai stata una questione di confini geografici. Tra le note dei Rockin’1000 e bandiere palestinesi issate da avversari in campo, Taranto 2026 lascia in eredità un’immagine chiara: quella di uno sport capace, per due settimane, di trasformare la rivalità sportiva in un abbraccio comune.


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