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Arabia Saudita: quando la cultura diventa un ponte dal deserto al mondo

  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

 Mahmoud Ramadan

Rappresentante dell’Associazione per l’Amicizia Italo-Araba in Libano

 

Quando si parla dell’Arabia Saudita all’estero, sono spesso il petrolio, il deserto, l’economia e la politica a occupare la scena. Eppure, il Regno, con una storia secolare e una straordinaria varietà geografica e culturale, negli ultimi anni ha iniziato a presentare al mondo un volto diverso: quello della cultura, del patrimonio, delle arti, delle città e delle storie umane.

 

Non si tratta di cancellare l’immagine del passato, ma di aggiungere ad essa una nuova dimensione.

 

L’Arabia Saudita, infatti, non ha un unico volto. Dal Najd, con la sua memoria storica, la sua architettura e la sua tradizione poetica, all’Hegiaz, con le sue città storiche e la sua secolare apertura alle culture del mondo; dall’Asir, con il suo patrimonio e le sue espressioni artistiche, alla regione orientale, legata al mare e ai commerci: emerge un mosaico culturale la cui ricchezza difficilmente può essere racchiusa in un’unica immagine.

 

È proprio qui che la cultura assume un ruolo centrale come uno degli strumenti del soft power. I Paesi non definiscono la propria identità soltanto attraverso la loro economia o il loro peso politico, ma anche attraverso la capacità di permettere agli altri di conoscere la propria società, la propria storia, le proprie arti e la propria specificità umana.

 

AlUla rappresenta uno degli esempi più significativi di questa trasformazione. I siti storici, le testimonianze archeologiche e il paesaggio naturale non sono più soltanto tracce del passato, ma sono diventati parte di un’esperienza culturale e turistica che unisce storia, arte ed eventi internazionali, aprendo una nuova finestra sulle civiltà che si sono succedute nella Penisola Arabica.

 

A Gedda storica, la storia assume una forma diversa, ma complementare. Gli antichi quartieri, l’architettura tradizionale, la memoria del mare, dei pellegrinaggi e dei commerci raccontano la vicenda di una città che, per secoli, è stata un punto d’incontro tra popoli e culture differenti.

 

Anche Riad, la moderna capitale, si è trasformata in un grande spazio dedicato a eventi culturali e artistici. Nel frattempo, il cinema saudita, la musica, le arti visive e la letteratura stanno conquistando una presenza sempre più significativa sulla scena nazionale e internazionale.

 

Altrettanto importante è la nuova generazione di creativi sauditi. Il poeta, lo scrittore, l’artista, il regista e il designer non si rivolgono più esclusivamente a un pubblico locale. Le piattaforme digitali e i festival internazionali hanno permesso alla creatività saudita di raggiungere un pubblico arabo e globale, trasformando gli stessi protagonisti della cultura in ambasciatori del proprio Paese.

 

Il soft power, in questo senso, non significa propaganda, ma capacità di costruire una relazione umana con l’altro. Significa permettere al mondo di conoscere l’Arabia Saudita attraverso i suoi poeti e i suoi artisti, attraverso la sua cucina, la sua architettura e la sua musica, così come attraverso la sua economia e la sua posizione geografica.

 

Per questo, l’esperienza culturale saudita merita oggi di essere osservata con attenzione. Il Regno non si limita a mostrare il proprio patrimonio, ma sta cercando di trasformarlo in un linguaggio contemporaneo, capace di dialogare con il mondo.

 

Dal deserto che per secoli ha custodito poesie e racconti alle città che oggi ospitano arte e cultura, l’Arabia Saudita sembra essere impegnata in una riscoperta della propria forza attraverso il soft power.

 

È un viaggio che non mira a cambiare il passato, ma a offrirgli una nuova possibilità di essere ascoltato nel mondo.

 

L’Arabia Saudita che oggi raggiunge il mondo attraverso la cultura sembra voler dire, con semplicità: abbiamo una storia di cui siamo orgogliosi, un presente in trasformazione e un futuro che vogliamo contribuire a costruire insieme al mondo.

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