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Arabia Saudita, Salini: “Servono regole stabili per attrarre talenti e investimenti”

  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

di Massimo Colonna

 


L’Arabia Saudita può attrarre e trattenere competenze internazionali se costruisce un quadro fondato su certezza giuridica, standard contrattuali internazionali e regole chiare nella gestione delle controversie. Lo ha affermato Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, intervenendo a Roma durante il forum Fii Priority Europe 2026, dedicato alle relazioni economiche tra Europa e Regno saudita.

 

Secondo Salini, il processo di trasformazione avviato dall’Arabia Saudita negli ultimi anni ha permesso al Paese di acquisire una propria identità riconoscibile agli occhi degli investitori internazionali. Se in passato il Golfo veniva percepito come un insieme indistinto di mercati, oggi il Regno è considerato un attore con caratteristiche specifiche e una strategia autonoma di sviluppo.

 

Per consolidare questa posizione, tuttavia, è necessario garantire alle imprese internazionali un contesto prevedibile e stabile. Salini ha sottolineato l’importanza di investire in un sistema giuridico solido, con procedure di risoluzione delle controversie riconosciute a livello internazionale e standard contrattuali il più possibile allineati alle pratiche globali. Elementi che, insieme alle misure di sicurezza adottate dal governo saudita, possono favorire la realizzazione degli obiettivi della Vision 2030. Nel suo intervento, l’amministratore delegato di Webuild ha indicato Riad come il simbolo più evidente della trasformazione in corso nel Regno. Secondo Salini, la capitale saudita è cambiata profondamente nell’arco di quindici anni, grazie a una visione strategica di lungo periodo accompagnata dalla capacità di realizzare concretamente i progetti programmati.

 

Webuild opera in Arabia Saudita dagli anni Cinquanta e ha partecipato ad alcune delle principali opere infrastrutturali del Paese. Tra gli esempi citati da Salini figurano la Kingdom Tower e la metropolitana di Riad, considerata uno dei progetti che hanno maggiormente inciso sulla mobilità urbana della capitale.

 

Il tema della trasformazione saudita è stato affrontato al forum anche da Rakan bin Ibrahim Al Touq, assistente ministro della Cultura dell’Arabia Saudita. Intervenendo nel dibattito sullo sviluppo delle industrie culturali, Al Touq ha sostenuto che la crescita del settore non può essere assimilata a quella di qualsiasi altro comparto economico. Secondo il rappresentante del ministero, la commercializzazione della cultura richiede equilibrio per evitare di compromettere il patrimonio identitario del Paese. L’Arabia Saudita, ha spiegato, intende mantenere un rapporto equilibrato tra tradizione e innovazione, tra apertura internazionale e tutela delle proprie radici culturali.

 

“Se si persegue una crescita indistinta per tutto, si rischia di svuotare il capitale culturale”, ha osservato il rappresentante saudita, evidenziando come lo sviluppo economico e la valorizzazione culturale debbano procedere insieme senza compromettere l’autenticità del patrimonio nazionale.

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