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Armenia: concerto per i 350 anni di Mechitar

  • 11 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Un concerto che è stato molto più di un semplice evento musicale. Martedì 10 febbraio, nella Sala di Musica da Camera Komitas, l’Orchestra da Camera Nazionale d’Armenia e il Coro da Camera Statale di Yerevan si sono esibiti insieme per ricordare il 350° anniversario della nascita dell’Abate Mechitar di Sebaste (1676–1749). Una figura chiave non solo per la storia religiosa armena, ma per l’intero patrimonio culturale nazionale.

Mechitar fu infatti ecclesiastico, poeta, studioso e compositore, ma soprattutto il fondatore della Congregazione Mechitarista. Un’istituzione che, nei secoli, ha avuto un ruolo centrale nel preservare e rilanciare lingua, letteratura e identità armene, anche fuori dai confini dell’Armenia.

Ad aprire la serata è stato l’Ambasciatore d’Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, che nel suo intervento ha rimarcato un punto preciso: Mechitar non è soltanto un grande nome del passato, ma un simbolo concreto di dialogo culturale tra Armenia e Italia.

Ferranti ha ricordato come i Padri Mechitaristi abbiano costruito nei secoli un legame reale e duraturo tra i due Paesi, attraverso lo scambio culturale, la conservazione del patrimonio artistico e la diffusione della cultura armena in Europa.

In questo senso, l’Isola di San Lazzaro degli Armeni, nella laguna di Venezia, resta uno dei luoghi più emblematici di questa storia: un “angolo di Armenità” che continua a rappresentare una presenza viva, non museale, della tradizione armena in Italia.

Non è un dettaglio marginale: San Lazzaro custodisce una biblioteca di manoscritti antichi tra le più importanti al mondo, seconda per valore e quantità soltanto alla grande collezione del Matenadaran di Yerevan. Un patrimonio che non è solo religioso, ma storico, linguistico, artistico: un vero archivio dell’anima armena.

Ed è proprio questo uno dei punti più forti dell’eredità mechitarista: aver trasformato la cultura in uno strumento di continuità nazionale, soprattutto nei momenti in cui l’identità armena rischiava di essere frantumata dalla storia.

Dal punto di vista musicale, l’evento è stato diretto da Harutyun Arzumanyan, con Kristina Voskanyan responsabile della direzione artistica e della preparazione del coro.

Il programma ha alternato composizioni dello stesso Mechitar a brani di altri autori legati alla tradizione sacra armena, tra cui: padre Gabriel Ayvazovsky, padre Ghevond Alishan, padre Mesrop Janashian.

Una scelta che ha messo in luce la profondità e la ricchezza di un repertorio spesso poco conosciuto fuori dall’ambiente specialistico, ma capace di raccontare l’Armenia con una forza che va oltre la musica.

A 350 anni dalla nascita dell’Abate Mechitar, ciò che emerge con chiarezza è che la sua eredità non appartiene solo al passato. È ancora oggi una forma concreta di continuità culturale, spirituale, ma anche diplomatica.

Perché Mechitar, e la Congregazione da lui fondata, hanno fatto una cosa che nel mondo moderno sembra quasi rivoluzionaria: hanno dimostrato che la tradizione, quando è viva, non è nostalgia. È identità, memoria, e capacità di restare in piedi.

E forse è proprio questo il messaggio più attuale che arriva da Yerevan: l’amicizia tra Italia e Armenia non nasce da formule protocollari, ma da secoli di scambi reali, custoditi e trasmessi da istituzioni che hanno saputo fare cultura sul serio.

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