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Armenia: Guarda al 2026 con infrastrutture, tecnologia e pace

  • 23 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Nel nuovo assetto del Caucaso meridionale, l’Armenia prova a ritagliarsi uno spazio politico ed economico autonomo, puntando su infrastrutture, alta tecnologia e cooperazione europea. È il messaggio emerso dall’intervista rilasciata dal viceministro degli Esteri armeno Vahan Kostanyan ad Agenzia Nova durante la sua recente visita in Italia, che conferma come Roma rappresenti per Yerevan un partner naturale, forte di legami storici e di una tradizione di dialogo politico consolidata.

Secondo Kostanyan, le infrastrutture costituiscono uno dei pilastri della strategia di sviluppo del governo armeno. L’obiettivo è duplice: investimenti pubblici mirati e coinvolgimento del settore privato, con particolare attenzione al know-how italiano, considerato un valore aggiunto soprattutto nei settori dei trasporti, dell’ingegneria e della pianificazione territoriale. Una scelta consapevole del fatto che nel Caucaso la stabilità politica passa anche dalla connettività economica.

Accanto alle infrastrutture tradizionali, Yeevan punta con decisione sull’alta tecnologia. Il viceministro ha rivendicato una crescita a doppia cifra del settore high-tech armeno, in linea con la progressiva specializzazione del Paese nei servizi digitali, nel software e nell’innovazione. Un dato che trova riscontro nei rapporti della Banca Mondiale e della Commissione europea, che negli ultimi anni hanno indicato l’Armenia come uno degli ecosistemi tecnologici emergenti dell’Europa orientale e del Caucaso. In questo contesto, la convergenza con le priorità strategiche dell’Unione europea, sovranità tecnologica, intelligenza artificiale, industria della difesa, apre spazi di cooperazione finora poco esplorati anche con l’Italia.

Turismo e cultura completano il quadro. Non solo come strumenti di soft power, ma come settori economici a pieno titolo, capaci di valorizzare un patrimonio storico che lega armeni e italiani da secoli. Un capitale simbolico che, secondo Kostanyan, può diventare leva concreta di sviluppo in una fase di riassetto regionale.

Sul piano politico, l’orientamento europeo dell’Armenia viene definito dal viceministro non come una scelta tattica di politica estera, ma come una decisione strutturale di politica interna. Le riforme richieste dal percorso di avvicinamento all’Unione europea sono ambiziose, ma rispondono alle aspirazioni della popolazione armena, come confermato dai sondaggi citati anche da Eurobarometro e da studi dell’European Council on Foreign Relations. Yerevan, tuttavia, ribadisce di non voler trasformare questa traiettoria in una contrapposizione con Mosca. I rapporti con la Russia restano improntati a cooperazione e franchezza, pur nella presenza di nodi irrisolti.

Il dossier più delicato resta quello della pace con l’Azerbaijan. Kostanyan guarda con cauta fiducia agli sviluppi seguiti all’incontro dell’8 agosto a Washington tra il presidente statunitense Donald Trump, il premier armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev. Le dichiarazioni congiunte sulla fine del conflitto e i primi segnali concreti, dallo sblocco delle comunicazioni regionali all’avvio di scambi commerciali diretti, vengono letti come un possibile punto di svolta. Il rilascio di quattro cittadini armeni detenuti in Azerbaijan è indicato come gesto significativo, insieme alla speranza per la liberazione dei restanti diciannove.

In questo quadro si inseriscono il progetto Tripp (Trump Route for International Peace and Prosperity) e l’iniziativa armena del “Crocevia della pace”, che puntano a trasformare l’Armenia in un nodo di transito regionale. Yerevan chiarisce però i paletti. L'apertura delle comunicazioni sì, ma nel rispetto di sovranità, integrità territoriale e assenza di truppe straniere sul territorio nazionale. Un principio ribadito anche nei dialoghi con Stati Uniti, Unione europea e Frontex, in vista di un rafforzamento delle capacità armene di controllo delle frontiere e di una futura liberalizzazione dei visti con l’UE.

Sul versante regionale, l’Armenia mantiene un dialogo costante con l’Iran, definito un vicino strategico e storico, mentre prosegue, seppur lentamente, il processo di normalizzazione con la Turchia. Yerevan dichiara di essere pronta all’apertura del valico di Markara e segnala progressi tecnici sulla possibile riapertura della ferrovia Gyumri-Kars, un’infrastruttura che potrebbe inserire l’Armenia nel cosiddetto Corridoio di Mezzo, collegando Asia centrale e Cina all’Europa.

In questo scenario in trasformazione, le relazioni con l’Italia appaiono come un terreno ancora largamente da coltivare, soprattutto sul piano economico. Per Kostanyan, la nuova situazione nel Caucaso meridionale crea opportunità concrete: politica ed economia, oggi più che mai, procedono insieme. E Roma, per Yerevan, resta una porta naturale verso l’Europa.

(Foto Agenzia Nova)

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