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Armenia: la fortezza che racconta tremila anni di storia

  • 2 ore fa
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Tra le pendici del monte Ararat (attualmente in territorio turco) e del monte Aragats, nel cuore della regione armena di Aragatsotn, emerge uno dei siti archeologici più importanti del Caucaso meridionale. L'11 giugno l'Ambasciatore d'Italia in Armenia, Alessandro Ferranti, ha visitato il complesso fortificato di Shamiram e la sua vasta necropoli, teatro di un rilevante progetto di ricerca che vede impegnati insieme archeologi italiani e armeni.

La missione è condotta dall'ISMEO e dall'Istituto di Archeologia ed Etnografia dell'Accademia Nazionale delle Scienze dell'Armenia, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano. A guidare il gruppo di ricerca è il professor Roberto Dan, tra i maggiori esperti dell'antica civiltà di Urartu e dell'archeologia del Caucaso meridionale.

Il sito di Shamiram rappresenta un autentico archivio a cielo aperto della storia armena. Gli studi finora condotti indicano una continuità di frequentazione che si estende dall'Età del Bronzo fino al Medioevo, coprendo oltre tremila anni di vicende umane. L'insediamento occupa una posizione strategica su un altopiano naturalmente difeso da profonde gole e ulteriormente protetto da sei differenti linee di fortificazione costruite in epoche successive.

Proprio questa caratteristica rende Shamiram un caso quasi unico. A differenza di molti siti del Caucaso, dove le strutture più recenti sono state costruite sopra quelle più antiche cancellandone le tracce, qui le diverse cinte murarie si sviluppano prevalentemente in senso orizzontale. Ciò permette agli studiosi di leggere con maggiore chiarezza l'evoluzione del complesso attraverso i secoli.

Le indagini hanno già evidenziato strutture riferibili alla seconda metà del secondo millennio avanti Cristo. Particolarmente significativa è la quinta cinta muraria, attribuita al periodo urarteo del VII secolo a.C. Lunga circa 320 metri e capace di racchiudere un'area di sette ettari, rappresenta una delle fortificazioni più estese conosciute per quell'epoca in Armenia. Le mura, rinforzate da contrafforti e torri di avvistamento, custodivano abitazioni, forni, stalle e numerosi reperti ceramici che testimoniano una lunga continuità di vita e di attività produttive.

Di straordinario interesse è anche la necropoli che si estende accanto all'abitato. Gli archeologi hanno individuato circa cinquemila sepolture, riconoscibili attraverso caratteristici anelli di pietra distribuiti sul territorio. Alcune tombe raggiungono dimensioni notevoli, fino a quindici metri di diametro, suggerendo la presenza di individui di alto rango o di particolari pratiche funerarie. Intorno ai tumuli più monumentali sono stati rinvenuti ulteriori cerchi concentrici di pietre fluviali e fosse destinate a contenere corredi funerari, probabilmente costituiti da ceramiche e offerte animali.

A poca distanza dall'abitato e dalla necropoli si trova inoltre un altare rupestre protostorico decorato con simboli legati alla sfera cosmica e religiosa, ulteriore testimonianza della complessità culturale di questo antico paesaggio.

Il nome del sito richiama la figura leggendaria di Semiramide, conosciuta in Armenia come Shamiram. La tradizione narra del suo amore per il re armeno Ara il Bello e della guerra che ne seguì dopo il rifiuto del sovrano. Pur appartenendo alla sfera del mito, il racconto conserva probabilmente il ricordo delle rivalità che opposero Assiri e Urartei tra il IX e il VII secolo avanti Cristo, trasformando la leggenda in una preziosa eco della storia antica della regione.

La valorizzazione di Shamiram va oltre il semplice interesse scientifico. La riscoperta di questo patrimonio contribuisce infatti a rafforzare la conoscenza delle radici storiche dell'Armenia e a preservare testimonianze fondamentali per comprendere il passato del Paese. In questo percorso, la collaborazione tra studiosi armeni e italiani continua a confermare il ruolo dell'Italia.

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