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Armenia: più Yerevan guarda all’Europa, più Mosca alza i toni

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - L’avvicinamento dell’Armenia all’Unione Europea continua a provocare irritazione crescente a Mosca. Le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov arrivano infatti in un momento simbolico e politicamente delicato. Mentre a Yerevan si celebrava la Giornata dell’Europa con il tema “EU-Armenia: Closer than ever”, il Cremlino tornava ad accusare Bruxelles di voler trascinare l’Armenia nella propria orbita geopolitica.

Lavrov ha parlato apertamente del rischio che Yerevan possa perdere i privilegi garantiti dall’Unione Economica Eurasiatica, la struttura economica guidata dalla Russia che comprende anche Armenia, Bielorussia, Kazakhstan e Kirghizistan. Un messaggio che suona come un avvertimento politico più che come una semplice analisi diplomatica.

Le parole del ministro russo non sono casuali. Negli ultimi mesi il rapporto tra Armenia e Unione Europea ha conosciuto una accelerazione evidente: cooperazione politica, programmi culturali, sostegno istituzionale, iniziative giovanili e persino un vertice ufficiale UE-Armenia ospitato a Yerevan il 5 maggio scorso. Un quadro che mostra chiaramente come il governo armeno stia cercando nuovi equilibri internazionali dopo anni di dipendenza quasi esclusiva da Mosca.

Non è un dettaglio secondario che proprio durante la celebrazione della Giornata dell’Europa nella centrale Freedom Square di Yerevan siano stati enfatizzati temi come governance democratica, innovazione, istruzione e mobilità giovanile. Tutti ambiti nei quali Bruxelles sta cercando di rafforzare la propria presenza nel Caucaso meridionale.

La Russia osserva tutto questo con crescente fastidio. Per decenni l’Armenia è stata considerata parte integrante della sfera d’influenza russa nello spazio post-sovietico. Oggi però qualcosa si sta incrinando. La guerra in Ucraina, il progressivo indebolimento dell’immagine russa e soprattutto il malcontento armeno per il comportamento di Mosca durante la crisi del Nagorno Karabakh hanno cambiato profondamente il clima nell’opinione pubblica armena.

Ed è proprio qui che nasce la tensione. Più Yerevan intensifica i rapporti con Bruxelles, più il Cremlino reagisce con dichiarazioni dure, richiami strategici e riferimenti ai rischi economici. Uno schema ormai evidente: ogni apertura europea dell’Armenia viene letta da Mosca come una sottrazione di influenza.

Nel frattempo l’Europa aumenta la propria presenza anche sul piano simbolico e culturale. Alla manifestazione di Yerevan hanno partecipato le ambasciate degli Stati membri dell’UE, compresa Ambasciata d'Italia a Yerevan, che ha promosso iniziative dedicate alla lingua, alla musica e alla cultura italiana insieme alla Società Dante Alighieri. Tra gli eventi più apprezzati, l’esibizione del coro femminile “Yerevan Voices”, che porterà in Italia canti della tradizione armena e italiana durante il festival corale internazionale di Montecatini Terme.

La dimensione culturale può sembrare secondaria, ma nella geopolitica non lo è mai. Perché l’influenza passa anche attraverso università, lingua, programmi giovanili, cooperazione artistica e presenza diplomatica. E Mosca lo sa perfettamente.

Oggi l’Armenia si trova così in una posizione estremamente complessa perché è ancora legata economicamente e militarmente alla Russia, ma sempre più attratta da un dialogo politico e istituzionale con l’Europa. Una linea di equilibrio difficile da mantenere, soprattutto in una regione dove le grandi potenze considerano ogni spostamento diplomatico come una partita strategica.

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