Artsakh - Gli abitanti di Aghavno costretti a lasciare le case

Letizia Leonardi (Assadakah Artsakh News) - L'Azerbaijan, in totale sprezzo degli appelli sul ritiro delle truppe azere nei territori armeni dell'Artsakh, continua a usurpare nuove aree. Il governo di Baku vuole cacciare gli armeni dalle loro case. Gli abitanti di Aghavno, un villaggio situato vicino al confine con la Repubblica d'Armenia, hanno infatti ricevuto l'ordine di lasciare le proprie abitazioni entro 20 giorni. Il dittatore Aliyev continua ad avanzare. Le autorità
armene non hanno avuto alternative che accettare gli accordi presi anche la forza di pace russa. Forza di pace che sta assistendo, a quanto pare, abbastanza passivamente alla prepotenza dell'Azerbaijan.
In quella zona molti edifici, negli ultimi dieci anni, sono stati costruiti con le risorse provenienti dalle organizzazioni che fanno capo alla diaspora armena e dal governo di Stepanakert. Per questo l'ennesima ferita che sta per essere inferta alla popolazione armena appare ancora più dolorosa. Ci saranno altri profughi che dovranno lasciare tutto, come sempre, come una continua deportazione, una continua pulizia etnica, fatta in modo silenzioso, nell'indifferenza del mondo.
A quanto pare gli abitanti potranno scegliere se stabilirsi in Armenia o rimanere in Artsakh ma per quanto tempo e a quali condizioni non è dato sapere. Non hanno pietà gli azeri: pare
che come una sorta di "ricompensa" per il torto subìto, i residenti avranno il diritto di bruciare le proprie case per non lasciare neppure un mattone ai nuovi abitanti. Anche questo è un dolore. Ma c'è anche ci dice l'opposto: la distruzione delle case non darebbe diritto ad alcun indennizzo, necessario per fare in modo che questa gente si possa sistemare altrove. Gli azeri cacciano gli armeni e pretendono anche che gli immobili vengano lasciati in perfetto stato. Queste sono solo voci su quello che sarà degli edifici ma la certezza è che moltissime famiglie armene, tra meno di 20 giorni, non avranno più un tetto sopra la testa e dovranno lasciare i ricordi di una vita agli aggressori turco-azeri.
Ma non è tutto. Da un video diffuso dal ministero della Difesa dell'Azerbaijan si notano soldati azeri che hanno conquistato la vetta del monte Sartsasar (2374 m), al confine tra le province di Martakert e Karvachar in Artsakh. Alture che servono per avere sempre più il controllo della zona in previsione di altre imminenti conquiste. Ma, dal video emerge anche un particolare inquietante: appare una bandiera della Federazione Russa. Perché c'è quella bandiera? Era forse un punto di osservazione della forza di pace russa in Artsakh che all'arrivo degli azeri è stato abbandonato? Gli azeri si sono accordati con i russi per lasciare libera l'area? In ogni caso la situazione è preoccupante perché significa che all'Azerbaijan tutto è concesso e tutto è permesso. E di questo passo le alture strategiche passeranno tutte sotto il controllo di Baku minacciando sempre più, non solo l'Artsakh, ma anche l'Armenia.
E in tutta questa situazione dove sono gli esportatoti della democrazia occidentali? Dove sono quelli che si stanno battendo contro l'invasione russa dell'Ucraina? Anche in Artsakh è in atto una silenziosa ma prepotente invasione. A questo punto occorre al più presto che le Istituzioni Internazionali intervengano per stabilire confini chiari, condannare queste provocazioni azere nei confronti degli armeni e soprattutto devono riconoscere l'autoproclamata Repubblica d'Artsakh...perché se il diritto all'autodeterminazione dei popoli vale per gli ucraini, vale anche per gli armeni dell'Artsakh.
Intanto il 5 agosto un gruppo di deputati italiani al Parlamento europeo ha inviato una domanda di risposta scritta al vicepresidente della Commissione europea e Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell sulla tesissima situazione in Nagorno Karabakh. e su quali azioni intenderà intraprendere il Servizio europeo per prevenire un nuovo scoppio di ostilità nel Nagorno Karabakh e per continuare il dialogo costruttivo tra le parti. Josep Borrell ha espresso preoccupazione per i recenti incidenti tra Armenia e Azerbaijan e la possibilità di un'ulteriore escalation e ha garantito il proseguimento delle trattative per arrivare ad un processo di pace definitiva. Il Cremlino intanto fa sapere che Putin ed Erdogan nei prossimi giorni potrebbero discutere dell'escalation del Nagorno Karabakh. Dalle parole e dagli intenti occorre però passare velocemente ai fatti.




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