Giornalisti della Santa Sede ospiti alla Global House of Friendship and Hope

Talal Khrais-Agenzia NNA
Nella città di San Francesco è nata un’esperienza immersiva che unisce arte, tecnologia, preghiera e spiritualità. Sei tradizioni religiose si incontrano in un percorso che invita a superare la paura dell’altro e a trasformare la conoscenza in relazione.
Il Rabbino Alon Gotten-Gottestein, Direttore della Global House of Friendship and Hope – Casa dell'Amicizia e della Speranza, Creating a Home for Interreligious Encounter and Understanding è il fondatore della Global House, e l’ideatore del progetto immersivo unico nel suo genere, nato attorno ad una visione semplice e quanto mai attuale: l’amicizia e la preghiera come vie per la pace.
La visita della delegazione di giornalisti accreditati presso la Santa Sede, ha offerto l’occasione per conoscere il progetto nel contesto dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, e, proprio con lui è stato possibile dialogare e approfondire la visione, che sta alla base, di questo luogo di incontro, fede e confronto. “Anche con religioni diverse vogliamo tutti convergere verso l’obiettivo di pace”.

Il percorso ha permesso di conoscere le tre esperienze che compongono la Global House:
il museo interattivo, realizzato da Karmachina e Marina Cinciripini;
il giardino di meditazione;
la sala immersiva “An Instrument of your peace” opera dell’artista Massimiliano Siccardi.
L'Incontro interreligioso di Assisi, si è svolto la prima volta nel 1986, ideato e promosso da Papa Giovanni Paolo II, l'appuntamento riuscì a radunare nella città di San Francesco i massimi leader delle principali religioni mondiali per pregare, digiunare e camminare insieme in nome della pace universale.

Quel momento ha dato inizio al concetto di "Spirito di Assisi", un esempio di confronto sul rifiuto della violenza in nome di Dio e sulla conservazione delle rispettive identità, e per manifestare fianco a fianco pace e nonviolenza.





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