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Azerbaijan - Atti di repressione contro giornalisti non allineati e dissidenti

21 dic 2023
Tempo di lettura: 2 min

Letizia Leonardi (Assadakah News Agency) - Il 12 dicembre è sicuramente una data che non è foriera di buone notizie. Lo stesso giorno del 2022 pseudo ambientalisti azeri hanno bloccato il corridoio di Lachin, unica strada di comunicazione tra l'enclave armena del Nagorno Karabakh con l'Armenia e quindi il resto del mondo. Sono stati quasi dieci mesi di isolamento e accerchiamento per 120 mila armeni dell'autoproclamata Repubblica d'Artsakh. L'Azerbaijan ha provocato una crisi umanitaria senza precedenti, nella totale indifferenza della Comunità Internazionale, concentrata inspiegabilmente solo sulla guerra Russo-Ucraina. E così, attacco dopo attacco, gli armeni stremati, il 20 settembre 2023 hanno dichiarato la resa e l'ancestrale terra armena, dal primo gennaio 2024 sarà cancellata dalle cartine geografiche. Il Nagorno Karabakh non esisterà più, inghiottito dal governo di Baku. E il 12 dicembre di un anno dopo da quell'inizio di blocco il ministero dell’Interno dell’Azerbaijan ha confermato l’arresto del giornalista indipendente Teymur Karimov, avvenuto il giorno prima. Al governo di Baku non piace la libertà di stampa e chi informa sulla verità delle notizie.

Karimov, direttore del portale online Kanal-11, è stato accusato di “estorsione”, ai sensi dell’articolo 182 del codice penale. L'accusa di estorsione maschera il "reato" di essere un giornalista non allineato con ciò che il regime vuole che si scriva. Ormai è cosa risaputa il modus operandi degli azeri: per compiere atti di repressione contro dissidenti e mettere il bavaglio alle altre voci critiche, vengono pretestuosamente accusati di reati economici.

Più esce fuori la verità sulla politica aggressiva ed espansionista di Aliyev e più sono le voci fuori dal coro che vengono zittite. Da novembre è salito ad almeno sette il numero dei giornalisti indipendenti arrestati e posti in detenzione preventiva per accuse pretestuose. Particolarmente preso di mira è stato il portale indipendente Abzas Media. Sono stati infatti arrestati il direttore Ulvi Hasanli, il caporedattore Sevinj Vagifgyzy, la redattrice Nargiz Absalamova e persino il collaboratore Mahammad Kekalov.

Sono detenuti nelle carceri di Baku anche Aziz Orujov, fondatore di Kanal-13 e il suo presentatore Rufat Muradli. E, In quest’ultimo mese e mezzo, nel mirino del regime di Baku, sono finiti altri giornalisti che sono stati convocati per interrogatori e sottoposti a minacce e intimidazioni. Le purghe del regime.

Ecco come mai l'Azerbaijan ha ottenuto consensi presso la Comunità Internazionale, con notizie mendaci e giornalisti al soldo della politica aggressiva di Aliyev


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