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Azerbaijan - Le mistificazioni sul massacro di Khojaly

27 feb 2025
Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News) - Ieri il governo di Baku ha ricordato le vittime di Khojaly definendolo genocidio e incolpando gli armeni di crimini contro l'umanità. Come dire...il bue che dice cornuto all'asino. L'Azerbaijan, che ha collezionato crimini di guerra e contro l'umanità, condannata dalla Corte e Parlamento europeo, getta fango sugli armeni, un popolo pacifico che ha sempre dovuto difendersi dai continui attacchi. Nella nota diffusa dalla dittatura azera si legge: "Le caratteristiche del genocidio di Khojaly, tra cui l'uccisione di civili con particolare crudeltà, il trattamento inumano, la tortura e l'umiliazione dei cadaveri, erano tutte contrarie al diritto umanitario internazionale, al diritto dei diritti umani e alle convenzioni internazionali in questo campo, tra cui la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale e implicano la responsabilità legale internazionale". Sarebbe da ricordare ad Aliyev, senza andare troppo lontano nel tempo, gli oltraggi ai cadaveri degli armeni, la loro ridicolazione nel museo della vittoria, realizzato dopo la guerra dei 44 giorni del 2020, l'uso delle vietate bombe a grappolo sugli armeni e la grave crisi umanitaria provocata con nove mesi di blocco del corridoio di Lachin nel 2023.

Se si prosegue nella lettura della nota azera: "Le confessioni degli autori del genocidio di Khojaly, in particolare la dichiarazione di Monte Melkonian, la cui identità è stata rivelata anche dai testimoni, secondo cui "Khojaly era un obiettivo strategico, nonché un atto di vendetta", cosi' come il riconoscimento di Serzh Sargsyan, ex presidente dell'Armenia, che è stato una delle menti del genocidio, secondo cui "gli armeni sono stati in grado di rompere lo stereotipo che non potevano alzare una mano contro i civili azerbaigiani" e "non hanno assolutamente rimpianti per questo" dimostrano che il genocidio di Khojaly è stato commesso intenzionalmente e che l'Armenia ha la responsabilità legale internazionale". Commentare anche queste righe imbarazzanti è abbastanza semplice visto che la dittatura azera, nello stravolgere i fatti, accusando gli armeni di genocidio, dimentica che a subire terribili massacri, terminati con un genocidio sono stati sempre gli armeni e che il più grande Paese alleato dell'Azerbaijan è la Turchia, che non solo ha commesso un genocidio contro gli armeni, ma si rifiuta ancora di riconoscerlo. Trentatre anni fa, durante la guerra tra azeri e armeni del Nagorno Karabakh, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, nella quale persero la vita 613 persone, tra cui 106 donne, 70 anziani e 63 bambini, le cose sono andate molto diversamente da come le raccontano gli azeri, mentendo sapendo di mentire.

Singolare poi che a Baku si siano dimenticate queste dichiarazioni, che forse sarà bene ricordare a chi diffonde tali menzogne e a tutti coloro che credono a questo regime. Salman Abbasov, abitante di Khojaly, ha dichiarato: ”Gli armeni hanno ripetutamente annunciato via radio che sarebbero avanzati nella nostra direzione e ci chiedevano di lasciare la città (…). Infine quando fu possibile evacuare donne, bambini e anziani, loro, gli azeri, ce lo vietarono”. Ramiz Fataliev, Presidente della Commissione di indagine sugli eventi di Khojaly (fonte  http://www.azadliq.org/content/article/1818751.html) dichiara: “Il 22 febbraio, alla presenza del Presidente, del Primo Ministro, del capo del KGB e di altri, ebbe luogo una sessione del Consiglio di sicurezza nazionale (azera) durante la quale venne presa la decisione di non evacuare i civili da Khojaly”. E ancora, in un’intervista alla Nezavisimaya Gazeta dell’aprile 1992, il deposto presidente azero Mutalibov afferma: “Gli armeni avevano lasciato un corridoio per la fuga dei civili. Quindi perché avrebbero dovuto aprire il fuoco? Specialmente nell’area intorno ad Agdam, dove, all’epoca c’erano abbastanza forze (azere) per aiutare i civili”. Sempre Mutalibov, in un’intervista alla rivista “Novoye Vremia” del marzo 2001 ribadisce: “Era ovvio che qualcuno aveva organizzato il massacro per cambiare il potere in Azerbaijan”, alludendo così al Fronte Popolare Azero, che nei giorni successivi alla tragedia di Khojaly aveva condotto un golpe a Baku. Il regime Aliyev ha confezionato una “verità” armenofoba e finora i dissidenti azeri che hanno contestato tale “verità” sui fatti di Khojaly sono stati arrestati o uccisi.

(Foto di Armenpress e AGI)






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