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Azerbaijan - Sviluppo petrolifero e inquinamento ambientale

8 gen 2023
Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah Roma News) - Accertate 24 milioni di tonnellate di emissioni tossiche di CO2 dietro lo sviluppo petrolifero dell'Azerbaijan. A rilevarlo è il Natural Gas World. Con il 90% delle esportazioni di prodotti petroliferi la crescita economica di Baku dipende soprattutto dal commercio di petrolio e gas ma il prezzo da pagare non è solo per l'acquisto di energia ma quello di un preoccupante 'inquinamento ambientale. La Crude Accountability in collaborazione con Omanos Analytics, ha utilizzato le immagini satellitari per osservare il gas flaring (un sottoprodotto che si crea dopo la raffinazione del gas e del petrolio) e le fuoriuscite di petrolio evidenziando la presenza di inquinamento in diverse zone del Paese che sta causando danni ambientali quasi permanenti. Gli impatti a lungo termine sull'ambiente e sulla salute umana infatti sono ben documentati. In uno specchio d'acqua chiuso, come il Mar Caspio, le fuoriuscite di petrolio sono abbastanza preoccupanti Ci sono rischi per persone, oltre che per la fauna del mar Caspio. Il Kazakistan, in collaborazione con gli attivisti della comunità locale, ha effettuato un monitoraggio dell'aria nel corso di un anno e ha rilevato oltre 25 emissioni tossiche nell'aria nel villaggio di Berezovka, vicino all’enorme giacimento di petrolio e gas di Karachaganak. Gli abitanti dei villaggi hanno avuto problemi di salute e di degrado ambientale. In Azerbaijan ci sono leggi che limitano il gas flaring, ci sono norme sulla protezione dell'ambiente, che regolano l'uso di risorse energetiche, la legge sulla sicurezza ecologica e la legge sulla protezione dell'aria. Il problema di fondo è che tutta questa legislazione, secondo un rapporto della BERS del 2012, non è supportata da norme attuative. Non si prevedono infatti sanzioni per chi inquina quindi tutte queste leggi hanno un impatto limitato sul gas flaring e sulle emissioni. Gli pseudo ambientalisti azeri, che stanno bloccando il corridoio di Lachin tenendo in ostaggio 120 mila armeni del Nagorno Karabakh (Artsakh), farebbero bene a guardare in casa loro. Ma vediamo che tipo di Paese è quello con il quale l'Occidente, Italia compresa, si sta legando, sempre di più, dal punto di vista energetico. L'Azerbaijan, con i suoi circa 10 milioni di persone, ha un governo dittatoriale in mano al presidente Ilham Aliyev, al potere dal 2003 dopo aver preso il testimone dal padre. È al 129° posto su 180 Paesi in fatto di corruzione; circa il 6% della popolazione, ma dati non ufficiali dicono che la percentuale sia più alta, vive al di sotto della soglia di povertà. Nel rapporto Freedom in the World 2021 di Freedom House, l'Azerbaijan è considerato Paese "non libero" con presenza di riciclaggio di denaro da parte di un'élite vicina al presidente Aliyev, come anche denunciato dall'Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP). Purtroppo però le banche d'affari internazionali danno legittimità politica ed economica ad un regime corrotto che commette ripetutamente gravi violazioni dei diritti umani. Riguardo alla limitazione dei diritti umani, la pandemia di covid 19 ha permesso al regime di mettere in atto ulteriori azioni di repressione contro gli oppositori. Legami molto stretti con l'Azerbaijan li ha anche il Regno Unito, infatti la British Petroleum è presente nel Paese da quasi 30 anni. Nel 2017, la compagnia petrolifera britannica e il governo dell'Azerbaijan hanno riconfermato la collaborazione fino al 2050, ciò significa che il petrolio continuerà ad essere una parte fondamentale dell'economia ancora per alcuni decenni. Tuttavia l'esportazione di petrolio e gas non è l'unico legame con il resto del mondo. Oltre a ricevere finanziamenti da istituzioni internazionali, l'Azerbaijan è membro della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, del Gruppo della Banca Mondiale e dell'Asia Banca Asiatica per lo sviluppo. Ha anche sottoscritto importanti convenzioni internazionali, come la Aarhus, sul diritto di accesso del pubblico ai dati significativi sull'ambiente e il diritto di accesso alla giustizia quando questi diritti sono negati. L'Azerbaijan è anche membro del Consiglio d'Europa ed ha la responsabilità di sostenere gli standard dei diritti umani, sociali e ambientali. Diritti che spesso però risultano disattesi. Ma non è tutto. L'Azerbaijan è anche membro dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), e dell'OCSE ed è uno dei firmatari degli Accordi di Parigi. Forse è per questo che si spiegano le timide reazioni della Comunità Internazionale di fronte all'enorme inquinamento prodotto, alle violazioni dei diritti umani, alla grave crisi umanitaria che il governo di Baku sta provocando in Artsakh.

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