Caldana: la Cinghialessa nei sotterranei del castello
- 24 feb
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Domenica 22 febbraio il Club “La Cinghialessa” ha fatto centro ancora una volta. Meta dell’incontro mensile è stato il borgo di Caldana, frazione di Gavorrano, gioiello maremmano che spesso si attraversa senza immaginare quanta storia custodisca.
Prima tappa è stata la Chiesa–Tempio di San Biagio. A fare da guida, con competenza e passione, il presidente del Club Franco Balloni, che ha ricostruito le vicende di Caldana dalle origini fino al suo assetto rinascimentale.

Prima dell’anno Mille il borgo apparteneva alla potente abbazia di Sestinga. Nel Medioevo passò sotto il controllo di nobili famiglie senesi: Bellanti, Suarez, Buchi e Chigi. Nel 1558 il nobile Marcello Austini acquistò il borgo dai Chigi. Il paese era in stato di abbandono, ma nel 1564, quando il Granduca Cosimo I de' Medici, legato ad Austini da stretta amicizia, lo nominò Conte, Caldana tornò al centro di un disegno politico preciso: creare un avamposto mediceo tra il lago Prile e il lago di Scarlino, per contenere le mire espansionistiche del Principato di Piombino.

Austini non si limitò solo a restaurare ma volle anche rifondare. Affidò quindi, all’architetto senese Lorenzo Pomarelli il progetto per riportare il borgo a castello di rango, con mura possenti e torri di guardia. Per la nuova chiesa, edificata su una preesistenza medievale, si rivolse addirittura a Antonio da Sangallo il Vecchio. Un nome che basta da solo a dare la misura dell’ambizione.
La chiesa fu realizzata in travertino locale e impreziosita dal marmo “Persichino” o “Portasanta”, lo stesso impiegato in opere di assoluto rilievo come la Basilica di San Pietro, il Duomo di Firenze e il Duomo di Siena. Un materiale che già da solo racconta un’epoca in cui si costruiva per durare.

Capitelli ionici e dorici, lo stemma degli Austini, nicchie esterne, la cappellina con la reliquia di San Guglielmo di Malavalle e il pregevole dipinto di San Biagio e Guglielmo, opera di Giuseppe Nicola Nasini, rendono il complesso un unicum nel panorama rinascimentale maremmano. Non a caso, fortezza e tempio sono oggi considerati monumenti nazionali.
Presente anche il maestro del legno Giuliano Bigazzi, socio del Club, che ha donato alla chiesa splendide opere in ulivo come il leggio, porta calici, porta ostie, ecc. Tutte sculture che coniugano arte, devozione e radici. Ma Bigazzi ha portato le sue opere anche fuori dai confini regionali, donando i suoi lavori anche in Vaticano, a Papa Wojtyla, Papa Francesco e a diversi cardinali, tanto che ha ricevuto l'attestato di Cavaliere dell'Ordine di San Secondo. Per i suoi magnifici pastorali è stato chiamato "Artista di Dio".

Dalla luce del tempio alle viscere del castello. Grazie alla disponibilità del presidente dell’Associazione Mutuo Soccorso di Caldana, Paolo Bindi, e della responsabile cultura Fabiana Cati, i 41 partecipanti, provenienti da Piombino, San Vincenzo, Follonica, Suvereto e Grosseto, hanno potuto visitare le spettacolari cantine scavate sotto il borgo e inglobate nei torrioni rinascimentali.
Ambienti suggestivi, carichi di memoria, che nel tempo hanno avuto usi diversi e che sono stati anche location di un mediometraggio dedicato a Dante. Molti soci ignoravano persino l’esistenza di questi spazi: la sorpresa è stata autentica. Le spiegazioni dettagliate hanno permesso di comprendere funzione e trasformazioni di questi luoghi straordinari che oggi sono spazi utilizzati, in diversi periodi dell'anno, per caratteristici mercatini e sagre.

Tra i presenti anche un’eccellenza scientifica internazionale: il dottor Marco Pedani, astronomo attualmente in servizio presso l’Osservatorio del Roque de los Muchachos, sull’isola di La Palma alle Canarie. Anche lui è rimasto colpito dalla forza silenziosa di queste architetture, segno che la bellezza, quando è vera, parla a tutti, scienziati compresi.

La giornata si è conclusa all’agriturismo “Giù al Pozzo” con un pranzo generoso e conviviale, degna chiusura di un incontro riuscito. Non è mancata l’attesa poesia del Conte Bernardino da Perolla, alias Franco Balloni, né la performance di Franco Agresti con il suggestivo “suono del calice”.
Il momento degli omaggi, sempre curato e mai banale, ha visto la distribuzione di una delicata spillina a fiore realizzata all’uncinetto dalla socia Giuseppina Scotti e di profumatissimi mazzetti di mimosa provenienti dall’albero della famiglia Balloni. Un gesto semplice, ma dal profumo intenso, in tutti i sensi.

Infine, ancora Giuliano Bigazzi ha voluto donare due croci in legno d’ulivo da appendere in auto alla coppia Leonardi–Volpini, in segno di riconoscenza per l’impegno di Paolo Volpini nel documentare con le sue fotografie ogni incontro del Club.
Una giornata che ha unito storia, arte, fede, scienza e amicizia. E che conferma come, quando si riscoprono le radici con intelligenza e passione, il passato non è mai polvere ma diventa fondamento.
(Foto di Paolo Volpini e Francesca Balloni)



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