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Centemero e Formentini: “Il genocidio armeno non si dimentica”

  • 4 ore fa
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Assadakah Nres) - Nel giorno della memoria del genocidio armeno, il 24 aprile, dal mondo politico italiano arriva un richiamo chiaro: ricordare non è una formalità, ma un dovere. L’onorevole Giulio Centemero, presidente dell’intergruppo di amicizia Italia-Armenia, ha parlato di “tragedia immane” e di “violenza assoluta” che si abbatté su un popolo dalla storia millenaria, causando la morte di almeno un milione e mezzo di persone.

Un intervento che guarda sì al passato, ma con un occhio ben aperto sul presente. Secondo Centemero, il ricordo di quella pagina nera deve servire da monito concreto: quando la politica cede a interessi e divisioni, il rischio è quello di alimentare nuovi conflitti, con conseguenze sempre più gravi.

A rafforzare questo messaggio si aggiunge la posizione di Paolo Formentini, responsabile Esteri della Lega, che ha ribadito con toni diretti come, a oltre un secolo dai fatti del 1915, la memoria resti viva. Il riferimento è alle deportazioni, alle torture e alle marce forzate nel deserto che segnarono uno dei capitoli più drammatici del Novecento. Un’eredità che, nelle sue parole, non può essere archiviata né relativizzata.

Il discorso si allarga inevitabilmente all’attualità. Il caso del Nagorno-Karabakh torna come esempio concreto: non solo tensioni e scontri, ma anche la distruzione di chiese, monumenti e simboli della presenza armena. Non semplici episodi isolati, ma segnali di una cancellazione culturale che accompagna spesso i conflitti più duri.

Il punto sollevato dai due esponenti politici è netto: la memoria storica non può ridursi a un rito annuale. Deve tradursi in una vigilanza costante, capace di riconoscere i segnali che precedono le crisi e, soprattutto, di evitare che certe dinamiche si ripetano.

Perché la storia, quando viene ignorata o piegata agli interessi del momento, smette di insegnare. E allora sì, il rischio è quello di ritrovarsi a raccontare, ancora una volta, tragedie che si potevano evitare.

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