Gaza: mille alunni tornati alla Scuola della Sacra Famiglia
Città del Vaticano / Talal khrais

Nell’ incontro video con i giornalisti accreditati presso la Santa Sede, il parroco della Sacra Famiglia a Gaza, Padre Gabriel Romanelli, ha parlato del ritorno di oltre mille alunni alla Scuola della Sacra Famiglia, definendolo un momento di indescrivibile emozione: "Abbiamo visto oggi lacrime di gioia negli occhi dei bambini e dei genitori, nel vedere i loro figli a scuola dopo tre anni lunghissimi".
Gaza: la scuola riapre le sue porte
Lacrime di gioia negli occhi dei bambini e dei ragazzi tornati sui banchi di scuola dopo tre anni, e negli occhi dei genitori che li hanno accompagnati partecipando alla cerimonia di inaugurazione. "È un impegno che il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha assunto portandolo fino in fondo, e la scuola ha accolto complessivamente 1005 studenti", ha detto il parroco. "Ci auguriamo che questo luogo sia uno spazio dove crescano l'amore, la guarigione e il rispetto reciproco tra i membri della comunità".

In un paesaggio urbano quasi completamente cancellato da tre anni di bombardamenti, dove i missili hanno sventrato gli edifici e le macerie hanno coperto le strade, il suono della campanella della scuola appare come una sorta di miracolo, scrive il quotidiano Avvenire, voce dei vescovi italiani.
La scuola del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Gaza, legata alla parrocchia cattolica della Sacra Famiglia, ha riaperto ufficialmente ieri per il nuovo anno scolastico accogliendo 1005 studenti: dai bambini della scuola materna, tra i due e i cinque anni, agli alunni delle elementari e delle medie, fino agli studenti delle superiori. Tutti hanno varcato la soglia dell'edificio, donando all'intera comunità cristiana un barlume di speranza e di normalità, sebbene nulla sia ancora normale nella Striscia di Gaza.
L'evento è stato descritto da Padre Romanelli come un momento di profonda commozione, ripreso dalle principali agenzie di stampa e dai media cattolici internazionali, come una luce nel buio e un segnale per il futuro, nel mezzo di una delle crisi umanitarie più tragiche di questo secolo.
Il ritorno degli alunni della scuola cattolica avviene in un contesto drammatico che grava su tutta la Striscia. Secondo i dati pubblicati dall'UNICEF nei giorni scorsi, circa il 98% degli edifici scolastici, nell'enclave palestinese è stato distrutto o gravemente danneggiato dal conflitto. Questa distruzione sistematica ha privato oltre 660 mila studenti del diritto fondamentale all'istruzione in presenza.
La ripresa generale della scuola nel territorio, iniziata ufficialmente il 19 settembre, si scontra con le condizioni logistiche estremamente difficili: la stragrande maggioranza dei 641 mila studenti tornati a scuola ,studia in tende temporanee, rifugi improvvisati o strutture in cemento a rischio crollo. Mancano banchi, quaderni, matite e libri, il cui costo supera le capacità delle famiglie che hanno perso tutto.
Il prezzo umano pagato dal settore dell'istruzione è altissimo: le autorità locali stimano che circa 22 mila studenti e oltre 770 operatori scolastici, tra questi più di 530 insegnanti, abbiano perso la vita nel conflitto.
In queste macerie, la parrocchia della Sacra Famiglia, a Gaza City è stata per mesi l'unico rifugio per centinaia di civili. Nei momenti più duri della guerra, i suoi edifici hanno offerto protezione a oltre 540 sfollati. Nonostante il pericolo costante, la carenza di cibo e acqua pulita, la comunità è riuscita a mantenere forme rudimentali di istruzione per i bambini rifugiati al suo interno.
"Quando in primavera alcuni sono tornati alle loro case o hanno trovato altre sistemazioni, siamo riusciti ad accogliere un numero maggiore di studenti", ha spiegato Padre Romanelli. "Questo luogo, che ha offerto riparo agli sfollati al culmine del conflitto, torna oggi alla sua missione educativa".
La scuola del Patriarcato Latino è attualmente l'unica istituzione educativa cristiana ancora operativa a Gaza. La sua riapertura ufficiale, che ha incluso la costruzione di un nuovo edificio dedicato alla scuola materna, grazie a donatori internazionali, ha coinciso con il ritorno al lavoro di 77 insegnanti.
Oltre all'emergenza logistica per la mancanza di attrezzature e materiale di cancelleria, c'è un'emergenza più profonda che riguarda l'anima. Per questo, accanto alle materie tradizionali, il programma scolastico prevede un ampio piano di attività extrascolastiche di supporto psicologico per aiutare bambini e insegnanti a elaborare i traumi vissuti in tre anni di interruzione, privazione e violenza.
Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e il Patriarca stesso, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, hanno difeso con forza la necessità di riaprire l'istituto non appena possibile. Il Cardinale ha visitato personalmente Gaza negli ultimi mesi, portando conforto alla popolazione e la vicinanza del Papa e della Chiesa. Ha più volte lanciato un monito: "Senza garantire l'istruzione ai bambini, come può esserci speranza per questo popolo e per il mondo intero?". In una lettera pastorale a tutte le scuole della diocesi, ha ricordato che il ritorno a scuola in Terra Santa "non può più essere dato per scontato", perché troppe aule non esistono più e molto resta da ricostruire, ma questo ritorno rappresenta un primo passo di grande importanza.
A causa della sofferenza imposta ai bambini, nei giorni scorsi si è acceso un ampio dibattito internazionale sulla proposta simbolica di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini della Striscia di Gaza. Commentando l'iniziativa sui media italiani, Padre Romanelli ha espresso il suo pieno sostegno spirituale e morale: "I bambini di Gaza sono diventati un simbolo, sono stati uccisi più di ventimila, e questo numero enorme ci ricorda ogni bambino ucciso in ogni parte del mondo, è vittima innocente delle guerre".
Mentre la diplomazia internazionale fatica a tracciare una via stabile per il futuro della regione, l'iniziativa della Chiesa locale sul campo mostra che la ricostruzione del Medio Oriente non può che iniziare dalle fondamenta, cioè dal restituire ai bambini il diritto di sedersi su un banco di scuola, impugnare una matita e tornare a sperare.

Da parte sua, il Patriarcato Latino di Gerusalemme ha annunciato in un comunicato l'intenzione di continuare a lavorare per garantire che la Chiesa resti presente accanto alla comunità, offrendo non solo testimonianza spirituale, ma anche aiuto pratico, istruzione e servizio.




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