Giornata della Memoria: il genocidio degli armeni ignorato dal mondo del "mai più"

Assadakah News - Letizia Leonardi
"Le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, non aveva nulla né di demoniaco né di mostruoso". Questa è una citazione di Hannah Arendt, politologa, filosofa e storica tedesca naturalizzata statunitense. Oggi si celebra, come ogni anno, La Giornata della Memoria, ricordando l'olocausto degli ebrei. Tuttavia, per troppo tempo si è ignorato il primo genocidio del XX secolo: quello del popolo armeno, che aspetta ancora il riconoscimento e le scuse della Turchia, e che continua a subire provocazioni e aggressioni senza che la Comunità Internazionale prenda una precisa posizione. Sono passati gli anni ma le barbarie non sono mai finite e sarebbe opportuno che oggi vengano commemorati tutti i genocidi, tutti i massacri e tutti i crimini del mondo.
Approfittando della Prima Guerra Mondiale, i Giovani Turchi dell'Impero Ottomano sterminarono un milione e mezzo di armeni. Iniziarono il 24 aprile del 1915 a rastrellare, casa per casa, i notabili armeni di Istanbul che torturarono e uccisero subito. Poi passarono a quelli di tutte le altre città, così nessuno poteva far sapere al mondo quello che di lì a poco sarebbe successo al resto della popolazione armena. Donne, bambini e anziani subirono le marce della morte, nel deserto senza cibo e senza acqua, a morire lentamente e dolorosamente di stenti, di malattie e di violenze. Ma ciò non è bastato. Gli armeni sono stati abbandonati, una minoranza profondamente ferita e silenziosa che doveva sparire. Un odio, verso questi pacifici cristiani, che a tratti riemerge tra i vicini musulmani.
È accaduto di nuovo nei primi anni '90 in Nagorno Karabakh (Artsakh), con la sanguinosa guerra tra armeni e azeri, che hanno sempre l'obiettivo di appropriarsi della piccola enclave armena. Ed è scoppiato ancora il 27 settembre 2020, con un altro conflitto che, per gli armeni, è stata una disfatta. Una disfatta perché l'Azerbaijan, appoggiata dalla Turchia, aveva armamenti e droni di ultima generazione, perché ha utilizzato anche armi vietate e perché gli azeri hanno arruolato mercenari Jihadisti.
E, in quei terribili 44 giorni di guerra, terminata con l'intervento della Russia, e che hanno lasciato sul campo tantissime giovani vite, nessuno ha speso una parola per questo popolo martoriato. E ancora il presidente azero Aliyev, in un'intervista con i media azeri, ha espresso insoddisfazione per il fatto che la forza di pace russa stia creando ostacoli al deflusso degli armeni dal territorio dell'Artsakh. La volontà azera non sembra tuttavia quella di una pacifica convivenza. Gli sforzi, compiuti dalle forze di pace per ripristinare la tranquillità in Artsakh sembrerebbero non molto graditi alle autorità azere e gli armeni dei territori passati sotto il controllo del governo di Baku temono atti di pulizia etnica.
Eppure, ci si riempie la bocca di belle frasi e di buoni propositi ma serve a poco ricordare i genocidi del passato se voltiamo lo sguardo e mostriamo indifferenza per i crimini che avvengono ogni giorno sotto i nostri occhi.




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