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IL PLURIVERSO DELLA PACE: A TREVIGNANO ROMANO LE DONNE IN DIPLOMAZIA RECLAMANO IL RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

  • 1 ora fa
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Maddalena Celano (Assadakah News)


TREVIGNANO ROMANO – Nell’epoca del tramonto definitivo dell’unipolarismo e delle pretese egemoniche occidentali, la ricerca di una pace autentica e strutturale non può più essere affidata ai vecchi cenacoli della diplomazia patriarcale e militarista. È questo il potente messaggio emerso ieri, sabato 6 giugno, dall'affollata Aula Consiliare del Municipio di Trevignano Romano, che dalle ore 17:00 ha ospitato l'importante convegno internazionale in occasione della Giornata Internazionale delle Donne in Diplomazia.  L’evento, svoltosi sotto l'autorevole patrocinio del Comune di Trevignano Romano e della Lega degli Stati Arabi in Italia, ha visto la partecipazione di una delegazione diplomatica di altissimo profilo, riunita per ridefinire le categorie del multilateralismo a partire da una visione decoloniale, comunitaria e radicalmente orientata alla giustizia globale. I lavori hanno beneficiato dei saluti istituzionali e dell'accoglienza della Sindaca di Trevignano Romano, Claudia Maciucchi, e dell'Assessora alle Politiche Sociali, Giovanili e Pari Opportunità, Viola Catena, le quali hanno sottolineato l'orgoglio della municipalità nel farsi teatro di un dibattito internazionale di tale spessore etico. Moderato con rigore e acume da Talal Khrais, Presidente dell’Associazione Italo-Araba Assadakah, l'incontro ha valorizzato anche la preziosa sponda culturale del Cedro per la Pace, rappresentato dal presidente Hassane Abou Harbouche, raccogliendo l’eco dei principali organi di stampa specializzati, a partire dalla Gazzetta Diplomatica.



La relazione introduttiva: per una diplomazia del Pluriverso

Ad aprire i lavori è stata la relazione introduttiva di chi scrive, tesa a scardinare la retorica edulcorata e paternalistica che troppo spesso circonda il ruolo delle donne nei processi di pace, dipinte come "mediatrici naturali" o custodi di una passiva armonia. La pace non è un sentimento pacifico: la pace è una costruzione conflittuale, radicale, complessa e coraggiosa. Per comprendere l'effettivo apporto delle donne al mondo multilaterale moderno, occorre guardare alle radici storiche in cui i soggetti femminili hanno dovuto conquistarsi con la lotta il diritto di esistere, di pensare e di negoziare.

Esiste un filo rosso, potente e transnazionale, che unisce le storiche esperienze rivoluzionarie del Sud Globale alle dinamiche diplomatiche contemporanee. Pensiamo al Nicaragua, dove la partecipazione di massa delle donne alla rivoluzione è stata l’asse portante della ridefinizione della sovranità e dei rapporti di potere. E guardando all'area araba, la storia smentisce ogni stereotipo eurocentrico di passività. Le grandi madri del femminismo arabo ed egiziano, come Huda Sha'arawi o Malak Hifni Nasif, legavano già un secolo fa l'emancipazione femminile alla lotta anticoloniale, rifiutando agende imposte dall'esterno. Una postura di resistenza incarnata magistralmente dalle moudjahidate della Guerra di Liberazione algerina, come Djamila Bouhired, Djamila Boupacha e Zohra Drif, i cui corpi e le cui menti sono stati i primi avamposti contro l'oppressione coloniale.  

Richiamando il magistero teorico delle grandi pensatrici del femminismo comunitario e decoloniale, prima fra tutte Francesca Gargallo Celentani, la relazione ha evidenziato come lo spazio internazionale non debba essere un'arena di conquista economica o militare, bensì un ecosistema di relazioni comunitarie basato sul principio del Pluriverso: un mondo in cui possano coesistere molti mondi, nel pieno rispetto dell'orizzontalità e delle specificità storiche e culturali di ciascun popolo.



L'atto d'accusa di S.E. Monica Robelo Raffone: fermare il genocidio a Gaza


Il baricentro politico dell'evento si è consolidato attorno al magistrale e accorato intervento di S.E. Monica Robelo Raffone, Ambasciatrice della Repubblica del Nicaragua in Italia. Con la fierezza e la lucidità che contraddistinguono la tradizione diplomatica del paese centroamericano, l’Ambasciatrice Robelo ha pronunciato un durissimo atto d'accusa contro la paralisi delle istituzioni internazionali di fronte al dramma del popolo palestinese.  

L'Ambasciatrice ha posto al centro della sua riflessione i bambini di Gaza, le cui vite e i cui diritti fondamentali vengono sistematicamente violati e annientati sotto gli occhi di una comunità internazionale colpevolmente inerte. Monica Robelo ha parlato apertamente di "genocidio a Gaza", richiamando la necessità impellente di applicare in modo rigido e senza doppi standard il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite. Con lo stesso rigore analitico, S.E. Monica Robelo Raffone ha voluto accendere i riflettori sulla drammatica situazione di Cuba, evidenziando come l’anacronistico e disumano blocco economico e finanziario imposto contro l'isola caraibica si configuri, nei fatti, come un vero e proprio atto di genocidio scientificamente programmato. Un embargo che colpisce in modo spietato e selettivo la popolazione civile, le donne e soprattutto i bambini, in particolare i piccoli malati oncologici a cui viene negato il diritto fondamentale alla salute e alle cure salvavita a causa della scarsità di farmaci e macchinari. Nonostante questo sistematico strangolamento economico, la diplomatica nicaraguense ha tributato un caloroso omaggio alla straordinaria e instancabile resistenza del popolo e delle donne cubane, di fronte a decenni di abusi internazionali, elevando l'esperienza dell'isola a simbolo universale di dignità e difesa della propria autodeterminazione.

La diplomazia al femminile, nell'analisi dell'ambasciatrice nicaraguense, non può limitarsi all'esercizio burocratico, ma deve farsi interprete di un'etica della responsabilità che ponga la tutela della vita umana al di sopra di ogni calcolo geopolitico o predatorio. Il suo sguardo si è poi allargato alla sofferenza dei bambini libanesi e di tutti i minori del Medio Oriente, vittime innocenti di logiche belliciste e di sanzioni unilaterali economiche che colpiscono i più vulnerabili, usandoli come pedine di pressione economica e strategica.


Le voci delle Ambasciatrici arabe: un fronte comune per il multilateralismo


Il panel delle relatrici ha offerto una straordinaria polifonia di testimonianze e analisi geopolitiche, confermando la convergenza strategica della cooperazione Sud-Sud.


  • S.E. Inas Mekkawi, Ambasciatrice e Capo Missione della Lega degli Stati Arabi in Italia, ha rimarcato la centralità del coordinamento regionale arabo nella costruzione di un nuovo ordine multipolare, evidenziando come la stabilità del Mediterraneo e del Medio Oriente passi inevitabilmente dal riconoscimento della piena sovranità dei popoli e della fine delle occupazioni illegittime. 

     

  • S.E. Carla Jazzar, Ambasciatrice della Repubblica del Libano in Italia, ha portato la testimonianza di una nazione in costante prima linea, pagandone i costi umani e materiali, e ha ribadito l'urgenza di una diplomazia multilaterale che non ceda al ricatto della forza delle armi.  

     

  • S.E. Mariam Zaidi, Console Generale della Repubblica Popolare Democratica d'Algeria a Milano, ha riallacciato il presente alla memoria storica della rivoluzione algerina, sottolineando come l’Algeria continui a porre il principio di autodeterminazione dei popoli come cardine immutabile della propria postura diplomatica nel mondo.  


L'evento ha vissuto anche momenti di profonda suggestione culturale ed emotiva grazie agli interventi di Marcella Formenti (Presidente di Nuova Società Futura), che ha relazionato sulle nuove reti solidali di donne per la pace impreziosendo la serata con la lettura drammatizzata di un brano tratto dalla Lisistrata di Aristofane, e di Maria Antinori (Vicepresidente dell’Accademia Flora), la quale ha declinato il tema dell'armonia tra i popoli attraverso la lente del rispetto della natura e delle scienze.  


Il convegno di Trevignano Romano dimostra che un'alternativa all'unilateralismo bellicista non solo è necessaria, ma è già in atto. Le donne diplomatiche del Sud Globale e del mondo arabo, rendendo omaggio alla memoria delle loro madri rivoluzionarie, hanno dimostrato di non essere soggetti vulnerabili da proteggere, bensì architetti instancabili di ponti geopolitici. La sicurezza globale non si misura più con la forza degli eserciti, ma con la capacità di garantire la giustizia sociale, la fine delle occupazioni e il rispetto incondizionato del diritto internazionale. Il multilateralismo del futuro o sarà decoloniale, comunitario e guidato da questo sguardo fiero, o semplicemente non sarà.  


Di seguito, riporto l' intervento della sottoscritta Maddalena Celano


La Diplomazia del Pluriverso: Il Ruolo delle Donne nel Multilateralismo e nella Pace

Gentili Ambasciatrici, Rappresentanti della Lega Araba, colleghe e ospiti tutti,

È un onore prendere la parola oggi in questo consesso, in un momento storico in cui il concetto stesso di "pace" non può più essere declinato come una semplice assenza di conflitto, né la "diplomazia" come un club esclusivo di decisioni calate dall'alto. Oggi siamo qui per affermare una verità storica e geopolitica imprescindibile: non esiste multilateralismo efficace senza la presenza, il pensiero e l'azione delle donne.

Quando parliamo di pace e diplomazia al femminile, spesso si rischia di cadere in una retorica edulcorata, che dipinge le donne come intrinsecamente "pacifiche" o "mediatrici" per natura. Io rifiuto questa narrazione istituzionale e sbiadita. La pace non è un sentimento pacifico: la pace è una costruzione conflittuale, radicale e coraggiosa.

Per capire l'apporto delle donne al mondo multilaterale moderno, dobbiamo guardare a quelle radici storiche in cui le donne hanno dovuto conquistarsi il diritto di esistere e di negoziare.

Dalle barricate alla diplomazia: Le radici rivoluzionarie

Il legame tra la liberazione dei popoli e l'emancipazione femminile è indissolubile. Pensiamo all'esperienza storica del Nicaragua, dove la partecipazione di massa delle donne alla rivoluzione non è stata un elemento decorativo, ma l'asse portante di una nuova idea di società e di sovranità. Le donne in armi, e poi nelle istituzioni, hanno dimostrato che non si può ricostruire una nazione senza ridefinire i rapporti di potere.

E se guardiamo al mondo arabo, la storia smentisce clamorosamente ogni stereotipo occidentale di passività.

  • Pensiamo alle grandi femministe e rivoluzionarie egiziane, come Huda Sha'arawi, che già all'inizio del Novecento legava la lotta contro il colonialismo britannico alla liberazione delle donne, fondando l'Unione Femminista Egiziana e portando la voce delle donne arabe nelle conferenze internazionali.

  • Pensiamo alle straordinarie donne algerine, le moudjahidate come Djamila Bouhired, simboli viventi della lotta di liberazione nazionale. Donne che hanno pagato con la carne e con la prigione il prezzo della libertà, dimostrando che il corpo delle donne è stato il primo avamposto della resistenza contro l'oppressione.

Queste donne non erano semplici spettatrici: erano soggetti politici che, nel momento stesso in cui lottavano per l'indipendenza dei loro Paesi, stavano ponendo le basi per un nuovo internazionalismo. C'è un filo rosso che unisce le rivoluzionarie del Nicaragua alle partigiane algerine ed egiziane: la consapevolezza che la giustizia globale e l'autodeterminazione dei popoli camminano sulle gambe delle donne.



Il Multilateralismo oggi: Oltre l'egemonia unilaterale

Oggi, nel 2026, assistiamo al tramonto definitivo del mondo unipolare. Il futuro appartiene al multilateralismo, a un mondo pluricentrico e multipolare dove la Lega Araba e le altre organizzazioni regionali giocano un ruolo geopolitico cruciale. In questo scenario, le donne diplomatiche non devono semplicemente occupare dei posti di potere per replicare vecchi schemi patriarcali o imperialisti.

La "donna multilaterale" porta nel negoziato internazionale una visione decoloniale e comunitaria. Le donne sanno che la sicurezza internazionale non si misura solo con il numero delle testate nucleari o con la forza degli eserciti, ma con la sicurezza umana: l'accesso alle risorse, la sovranità alimentare, i diritti civili, la fine delle sanzioni unilaterali che colpiscono i più vulnerabili.

Le diplomatiche arabe e del Sud Globale stanno ridefinendo le regole del gioco. Portano nei tavoli di trattativa la memoria storica delle loro lotte di liberazione e la capacità pragmatica di tessere reti transnazionali.

Una pace che non sia silenzio

La pace che le donne diplomatiche cercano di costruire non è il silenzio dei cimiteri o la sottomissione al più forte. È una pace dinamica, basata sul diritto internazionale, sul rispetto reciproco e sulla fine di ogni forma di occupazione e colonialismo.

Rendendo omaggio alle madri del femminismo arabo e globale, oggi riaffermiamo che le donne non sono "vittime da proteggere" nei conflitti, ma architetti instancabili di ponti geopolitici. Il multilateralismo del futuro o sarà femminista, rivoluzionario e inclusivo, o semplicemente non sarà in grado di salvare il mondo dalle sue stesse macerie.

Grazie.



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