Le architette del multipolarismo: la sfida del Sud Globale alle logiche di guerra
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Maddalena Celano (Assadakah News)
Il vecchio ordine geopolitico unipolare, a trazione eurocentrica e atlantista, sta crollando sotto il peso delle sue stesse contraddizioni strutturali. Per decenni, le relazioni internazionali sono state dominate da un modello patriarcale e neocoloniale, in cui la dottrina della sicurezza veniva declinata esclusivamente attraverso il linguaggio della militarizzazione selvaggia, del ricatto economico e delle sanzioni unilaterali, armi usate per soffocare la sovranità dei popoli del Sud Globale. Oggi, l'emergere inarrestabile dell'asse multipolare – trainato dalla visione strategica dei paesi BRICS – non rappresenta solo un riassestamento economico, ma una vera e propria sfida di civiltà. Una transizione in cui il femminismo internazionalista e antimilitarista si pone come la forza teorica e pratica più rivoluzionaria del nostro tempo.
In questo quadro di rottura dei vecchi schemi egemonici si inserisce il convegno internazionale del prossimo 6 giugno 2026, ospitato nell'Aula Consiliare del Municipio di Trevignano Romano: "Donne Ambasciatrici per la Pace". Un appuntamento di alto valore geopolitico che, non a caso, gode del patrocinio del Comune e della Lega degli Stati Arabi: tre realtà che, ciascuna nel proprio alveo, rappresentano la necessità di un dialogo orizzontale e de-colonizzato.
Il fronte diplomatico femminile contro l'Imperialismo
Guardare alla transizione verso il multipolarismo attraverso le lenti del femminismo intersezionale significa comprendere che la lotta contro il patriarcato è indissolubilmente legata alla lotta contro l'imperialismo e il neoliberismo predatorio. Le protagoniste assolute dell'incontro di Trevignano Romano ne sono la prova vivente. Diplomatiche del calibro di S.E. Inas Mekkawi (Lega Araba), S.E. Monica Robelo Raffone (Nicaragua), S.E. Carla Jazzar (Libano), S.E. Asmahan Abdulhameed Al Toqi (Yemen) e S.E. Mariam Zaidi, Console Generale della Repubblica Popolare Democratica d'Algeria a Milano, incarnano la resistenza di nazioni che storicamente rifiutano di piegarsi ai diktat dei blocchi egemonici occidentali.
Queste donne non occupano lo spazio diplomatico per replicare i vecchi schemi di dominio maschili, ma per scardinarli. Dal Nicaragua sandinista, che ha fatto della dignità e dell'autodeterminazione delle donne un pilastro della sua rivoluzione, fino ai martoriati ma resilienti contesti del Medio Oriente, la diplomazia al femminile si impone come baluardo della "sicurezza dei popoli". È una prassi che mette al centro la cooperazione mutua, il rispetto della Carta delle Nazioni Unite e lo sviluppo condiviso, ponendosi in totale antitesi rispetto alle logiche di blocco e all'uso criminale delle misure coercitive unilaterali che colpiscono indiscriminatamente le popolazioni civili, in primis donne e bambini.
Reti territoriali e resistenza culturale
Il multipolarismo non si costruisce solo nei vertici macro-economici dei BRICS, ma si radica nei territori, attraverso la costruzione di una coscienza critica globale. Il dibattito del 6 giugno, coordinato dal giornalista Talal Khrais (Presidente di Assadakah – Movimento per l'Amicizia Italo-Araba), dimostra la vitalità di un tessuto associativo italiano che rifiuta l'allineamento bellicista della narrazione dominante.
In questa cornice, la sinergia tra le diverse voci diventa centrale. L'intervento di Maria Antinori, Vicepresidente dell'Accademia Flora, ricondurrà il dibattito verso i temi dell'ecofemminismo e della difesa della vita e della Terra contro la devastazione capitalista. L'Associazione Il Cedro per la Pace, guidata da Hassane Abou Harbouche, ricorderà l'importanza storica dei legami di solidarietà e fratellanza tra i popoli del Mediterraneo, culla di scambi che l'occidentalismo vorrebbe trasformare in un fossato di guerra.
La decostruzione dei linguaggi della violenza passa anche attraverso l'arte, strumento di liberazione per eccellenza. Il contributo culturale di Marcella Formenti, Presidente di Nuova Società Futura e attrice professionista, spezzerà la formalità istituzionale con uno sketch teatrale a tema. L'arte drammatica si fa così strumento politico, capace di svelare l'ipocrisia dei conflitti e di dare corpo e voce all'istanza viscerale di pace che unisce le donne di ogni latitudine.
Per un nuovo internazionalismo multilaterale
In conclusione, celebrare le Donne in Diplomazia sotto una luce multipolare e vicina allo spirito dei BRICS significa promuovere un'alternativa concreta al declino morale e politico dell'Occidente imperialista. Le Ambasciatrici e le studiose che si riuniranno a Trevignano Romano non chiedono un posto in un sistema intrinsecamente ingiusto, ma lavorano attivamente per abbatterlo e ricostruirlo. La Pace, nel XXI secolo, ha il volto del Sud Globale, ha la determinazione del femminismo antimilitarista e parla la lingua di un mondo policentrico, dove la diversità culturale è ricchezza e la sovranità dei popoli è sacra.





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