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Il primato energetico dell'Algeria: La sfida del gasdotto Trans-Sahariano contro le illusioni di Rabat

  • 24 mar
  • Tempo di lettura: 2 min



Maddalena Celano (Assadakah News)


L’Algeria non chiede permesso: si riprende il posto che le spetta come baricentro energetico del Mediterraneo e dell’intero continente africano. La recente e decisiva missione tecnica della Sonatrach a Niamey non è un semplice atto di cortesia diplomatica, ma una manovra di potenza che mette a tacere le speculazioni e riaccende i motori del Gasdotto Trans-Sahariano (TSGP). Mentre altri attori regionali si perdono in narrazioni propagandistiche, Algeri risponde con i fatti, consolidando un asse con il Niger che punta dritto a ridefinire le sorti dell'approvvigionamento europeo.

Il progetto algerino non è solo un’infrastruttura, è una dichiarazione di sovranità. Parliamo di un’opera monumentale di circa 4.000 chilometri che ha un obiettivo unico e concreto: trasportare il gas nigeriano attraverso il cuore del deserto fino alle coste algerine, e da lì immetterlo direttamente nelle reti che già collegano il Paese all’Europa. Questa è la vera integrazione regionale, una partnership Sud-Sud che nasce dalla terra e dalla cooperazione reale, e non da ambizioni sottomarine prive di fondamenta solide.

Il confronto con l'iniziativa alternativa promossa dal Marocco è quasi imbarazzante per chi sostiene quest'ultima. Rabat propone un tracciato offshore infinito, una linea che dovrebbe costeggiare l'intera Africa occidentale con costi che definire proibitivi è un eufemismo. È un progetto che sulla carta sembra ignorare le complessità geografiche e i costi di manutenzione di migliaia di chilometri di tubature sottomarine. Al contrario, la rotta trans-sahariana algerina vanta la forza della brevità e della logica geoclimatica. Certo, i critici puntano il dito sui rischi di sicurezza nel Sahel, ma dimenticano che l'Algeria possiede l'esperienza militare, politica e diplomatica per stabilizzare i propri confini e proteggere i flussi energetici. Sotto il profilo della sicurezza, il tracciato algerino risulta potenzialmente molto più stabile rispetto a una rotta costiera che dovrebbe negoziare con una dozzina di giurisdizioni diverse e affrontare le incognite dell'oceano.

Mentre il Marocco insegue un sogno costoso e politicamente frammentato, l'Algeria offre al mondo una realtà industriale collaudata. Sonatrach è un gigante che non ha bisogno di presentazioni e la sua presenza a Niamey conferma che i tempi sono maturi per chiudere il cerchio. L’Europa, oggi più che mai affamata di alternative affidabili, sa bene che la stabilità non si trova nelle promesse offshore, ma nella solidità dei gasdotti algerini che già oggi garantiscono calore e industria al Vecchio Continente. L’Algeria sta tracciando la linea del futuro e quella linea passa inevitabilmente per Algeri.

Maddalena Celano

 
 
 

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