Iraq-Usa: firmati 48 accordi, via libera all'oleodotto verso la Siria
- 2 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

Agenzia_Nova - Quarantotto accordi, memorandum d'intesa, protocolli di cooperazione e dichiarazioni di partenariato, con al centro il progetto per riportare il petrolio iracheno sulle coste del Mediterraneo attraverso la Siria. È il bilancio economico della visita negli Stati Uniti del primo ministro iracheno Ali al Zaidi, che ha scelto Washington come prima destinazione internazionale dopo il suo insediamento. Il risultato più rilevante sul piano geopolitico è l'accordo sottoscritto da Iraq e Siria per riabilitare l'oleodotto Kirkuk-Baniyas, inattivo da oltre vent'anni, e sottrarre una parte delle esportazioni irachene alla dipendenza dallo Stretto di Hormuz.
La visita segna quindi il tentativo di spostare il baricentro delle relazioni tra Iraq e Stati Uniti dalla sicurezza agli investimenti, proprio mentre si avvicina la scadenza del 30 settembre, per il ritiro delle forze statunitensi ancora presenti nel Paese. Sul piano politico, Washington continua a chiedere al governo di ricondurre sotto il controllo dello Stato le armi delle milizie filo-iraniane. Teheran ha reagito con irritazione: Ali Akbar Velayati, consigliere della leadership iraniana, ha definito il viaggio di Al Zaidi "inopportuno" e "umiliante per l'Iraq". Parallelamente, la Banca centrale irachena ha raggiunto un'intesa con il dipartimento del Tesoro statunitense per avviare il reinserimento di sette banche irachene nei canche irachene neiali internazionali di corrispondenza bancaria. Gli istituti potranno inizialmente operare in valute diverse da quella statunitense, in vista di un eventuale ripristino dell'accesso al dollaro dopo il completamento dei requisiti di conformità, trasparenza e governance. Al Zaidi ha definito l'intesa una "tappa strategica" della riforma finanziaria e un segnale di crescente fiducia nel sistema bancario iracheno. L'accordo con la Siria rientra nel pacchetto delle 48 intese sottoscritte durante il vertice sugli investimenti ospitato a Washington. Il numero comprende sia l'accordo intergovernativo tra Baghdad e Damasco sia memorandum e partenariati con società statunitensi e internazionali. Non si tratta, dunque, esclusivamente di contratti con aziende americane e molte delle intese hanno carattere preliminare o non vincolante. Il valore potenziale dei progetti energetici e infrastrutturali supera comunque i 60 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dal sito web iracheno "Shafaq news". - Washington attribuisce al corridoio anche una funzione politica. Il dipartimento di Stato ha definito l'oleodotto un collegamento strategico tra la produzione irachena e i mercati mediterranei, capace di rafforzare la stabilità regionale attraverso la cooperazione economica. Prima della cerimonia di firma, il segretario statunitense all'Energia, Chris Wright ha affermato che l'amministrazione del presidente Donald Trump intende trasformare il Medio Oriente "da una regione di conflitto in un centro per il commercio e la cooperazione economica". Wright ha inoltre sostenuto che l'aumento della produzione irachena e la riduzione della dipendenza dai "vicini ostili" richiedono capitali, tecnologia e competenze delle imprese americane.
L'urgenza è dettata dalla crisi dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transitava la grande maggioranza delle esportazioni irachene. Le restrizioni alla navigazione e la ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran hanno mostrato la vulnerabilità di Baghdad, che ricava dal petrolio circa il 90% delle entrate pubbliche. Una rotta verso Baniyas permetterebbe di accedere direttamente al Mediterraneo, mentre gli altri progetti allo studio prevedono collegamenti con il porto turco di Ceyhan. Nessuna di queste infrastrutture potrà sostituire nel breve periodo i terminali meridionali del Golfo, ma la loro realizzazione modificherebbe progressivamente la geografia delle esportazioni irachene. Il progetto potrebbe comprendere due infrastrutture collegate: una condotta dai giacimenti dell'Iraq meridionale verso il polo petrolifero di Kirkuk e il ripristino del collegamento da Kirkuk al porto siriano di Baniyas. Quest'ultimo oleodotto è rimasto sostanzialmente inutilizzato dal 2003, quando venne danneggiato durante l'invasione dell'Iraq guidata dagli Stati Uniti. Restano da valutare lo stato effettivo della linea, i costi della ricostruzione, le garanzie di sicurezza lungo il tracciato e i tempi necessari per raggiungere la capacità annunciata. Il pacchetto non si limita all'energia. L'Autorità irachena per i media e le comunicazioni ha raggiunto un'intesa con Starlink per consentire lo sviluppo dei servizi internet satellitari nel Paese. Altri memorandum coinvolgono Cisco nelle reti digitali, Jp Morgan nel settore finanziario, Abbott e Thermo Fisher Scientific nella sanità, PepsiCo nell'industria alimentare e diverse istituzioni nei settori dell'istruzione e dell'accreditamento universitario. È previsto anche un accordo di cooperazione tra il Consiglio d'affari Usa-Iraq e la Federazione delle Camere di commercio irachene. Tra i gruppi coinvolti figurano Chevron, ExxonMobil, ConocoPhillips, Halliburton, Kbr e Ge Vernova, oltre alle compagnie internazionali Bp e Shell.
Chevron ha sottoscritto accordi preliminari relativi ai giacimenti di West Qurna 2 e Nassiriya e parteciperà allo studio del nuovo sistema di oleodotti verso la Siria. ConocoPhillips ha invece annunciato l'acquisizione da Bp di una partecipazione del 42% nella società che gestisce il progetto per la riqualificazione dei giacimenti di Kirkuk, Bai Hassan, Jambur e Khabbaz. Le risorse interessate sono stimate in oltre tre miliardi di barili equivalenti di petrolio. Le intese riguardano anche lo sviluppo della produzione di gas, la riduzione della combustione in torcia del gas associato e il potenziamento della rete elettrica. Al Zaidi ha invitato le aziende americane a contribuire alla costruzione di una "città dell'energia" sul lungomare della penisola di Fao e lungo la Via dello sviluppo, il grande corridoio ferroviario e stradale con il quale Baghdad vuole collegare il Golfo Persico alla Turchia e ai mercati europei. Il premier ha chiesto inoltre investimenti nei settori della raffinazione, delle risorse minerarie e delle energie rinnovabili. Sun Africa e Ugt Renewables hanno già avviato, insieme al gruppo iracheno Kar, i lavori preliminari per un progetto solare e hanno aperto un ufficio a Baghdad.
L'accordo con la Siria rientra nel pacchetto delle 48 intese sottoscritte durante il vertice sugli investimenti ospitato a Washington. Il numero comprende sia l'accordo intergovernativo tra Baghdad e Damasco sia memorandum e partenariati con società statunitensi e internazionali. Non si tratta, dunque, esclusivamente di contratti con aziende americane e molte delle intese hanno carattere preliminare o non vincolante. Il valore potenziale dei progetti energetici e infrastrutturali supera comunque i 60 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dal sito web iracheno "Shafaq news". Washington attribuisce al corridoio anche una funzione politica. Il dipartimento di Stato ha definito l'oleodotto un collegamento strategico tra la produzione irachena e i mercati mediterranei, capace di rafforzare la stabilità regionale attraverso la cooperazione economica.




Commenti