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Iraq-Vaticano – 60° Anniversario Relazioni Diplomatiche

13 ore fa
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Assadakah Baghdad - L'Iraq celebra il 60° Anniversario delle relazioni diplomatiche col Vaticano. L'incaricato d'affari ad interim presso l'Ambasciata della Repubblica dell'Iraq presso la Santa Sede, Ammar Dawood, nel corso di una cerimonia all'Ambasciata a Roma, ha ripercorso la storia delle relazioni diplomatiche tra l'Iraq e la Santa Sede. "Sessant'anni fa, - ricorda Dawood - il 19 dicembre 1966, Paolo VI riceveva in solenne udienza Sua Eccellenza Hashim Khalil, il quale presentava a Sua Santità le Lettere credenziali con cui veniva accreditato come primo Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica dell'Iraq presso la Santa Sede. Quel giorno, che oggi celebriamo con gioia e gratitudine, ha segnato l'inizio di un cammino diplomatico e in qualche modo spirituale che ha attraversato decenni di storia, prove e rinascite fino ad oggi'', ha aggiunto.

Dawood ha ricordato anche la visita alle Nazioni Unite a New York di Paolo VI il 4 ottobre 1965 durante il quale il pontefice ha portato "un messaggio di pace". In quell'occasione, tra gli illustri uditori, sottolinea Dawood, "era presente il Ministro degli Esteri iracheni, Adnan Al Pachachi, già estimatore del pontefice e del suo impegno per la pace e lo sviluppo che sentì definire dal Papa in quel discorso, essere a tutti appropriato e ancora oggi ostacolato. Tanto fu colpito - dice il diplomatico - da quel discorso limpido e coraggioso che al suo ritorno in Iraq, il ministro presentò al proprio Governo la proposta di allacciare relazioni con la Santa Sede, la quale dal canto suo fu ben lieta di accettare".

Successivamente il 27 agosto 1966 l'Osservatore Romano ha annunciato che 'La Santa Sede e la Repubblica dell'Iraq, erano desiderose di addivenire allo scambio di Rappresentanze Diplomatiche, al grado di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede, e di Ambasciata da Parte della Repubblica dell'Iraq'. Il 14 ottobre dello stesso anno veniva eretta la Nunziatura in Iraq e l'Ambasciata della Repubblica dell'Iraq presso la Santa Sede. "È così che siamo giunti dal Palazzo di Vetro al Palazzo Apostolico, ove lo stesso Paolo VI che aveva affidato un messaggio alla Nazioni Unite, il 19 dicembre 1966, ne riceve un altro sotto forma di Lettere Credenziali: quelle del primo Ambasciatore dell'Iraq presso la Santa Sede, Sua Eccellenza Khalil Hashim. Il Santo Padre, - ricorda Dawood - rivolgendosi all'Ambasciatore, ha pronunciato parole che ancora oggi costituiscono il fondamento dell'amicizia tra l'Iraq e la Santa Sede: Accettiamo volentieri le Lettere Credenziali con cui Vostra Eccellenza è accreditato a questa Santa Sede come primo Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Repubblica dell'Iraq.

Il viaggio apostolico di papa Francesco in Iraq, nel marzo 2021
Il viaggio apostolico di papa Francesco in Iraq, nel marzo 2021

E in quelle Lettere Credenziali - ha continuato - il mio predecessore esprimeva proprio il desiderio dell'Iraq di instaurare rapporti fraterni e affettuosi, fondati sul rispetto reciproco e sulla collaborazione. Paolo VI ne raccolse lo spirito e lo rilanciò con una promessa che ha accompagnato il nostro cammino per questi ultimi sei decenni in queste poche ma significative parole che per noi risuonano come una promessa: I rapporti fraterni e affettuosi a cui si riferisce saranno rafforzati da questi nuovi legami diplomatici. Oggi, come Incaricato d'Affari dell'Ambasciata della Repubblica dell'Iraq presso la Santa Sede, sento il dovere e l'onore di confermare che quella promessa si è compiuta. Sessant'anni di relazioni bilaterali hanno generato frutti di pace, di dialogo, di sostegno morale e spirituale".

A margine delle celebrazioni, il ministro degli Esteri iracheno, Fuad Hussein, è stato accolto in visita a Roma per l'inaugurazione della nuova sede dell'ambasciata della Repubblica d'Iraq nello Stato del Vaticano. Secondo quanto reso noto in un comunicato dalla diplomazia irachena, Hussein è stato ricevuto oggi presso il Palazzo apostolico dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, dopo aver partecipato, insieme a Polis III Nona, patriarca di Baghdad dei Caldei, alla messa in Vaticano che ha concluso l'incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo. Nel corso del colloquio con Parolin, secondo il comunicato, sono state discusse le relazioni bilaterali e i principali sviluppi politici in Iraq e nella regione. Hussein ha espresso il suo ringraziamento per la "calorosa accoglienza", sottolineando l'importanza dei rapporti tra la Repubblica dell'Iraq e la Santa Sede, nonché l'impegno di entrambe le parti a rafforzare ulteriormente tali relazioni e la cooperazione. Il ministro iracheno ha ricordato la visita di Papa Francesco in Iraq nel 2021 e gli "importanti messaggi" veicolati per l'occasione "a favore della tolleranza, della convivenza pacifica e del dialogo interreligioso".

Fouad HGussein, ministro degli Esteri dell'Iraq
Fouad HGussein, ministro degli Esteri dell'Iraq

Durante l'incontro tra Hussein e Parolin, è stata esaminata anche la condizione dei cristiani presenti in Iraq, passando in rassegna gli sforzi profusi per tutelare i loro diritti, così come quelli di tutte le altre comunità religiose, in conformità con la Costituzione irachena. Secondo il comunicato del ministero degli Esteri iracheno, le parti hanno concordato sull'importanza di preservare la presenza cristiana, definita "parte integrante del tessuto sociale e storico" del Paese. Hussein ha inoltre sottolineato la necessità di incoraggiare i cristiani iracheni residenti all'estero a rafforzare i legami con la propria patria e a fare ritorno nei loro luoghi d'origine, contribuendo cosi' alla ricostruzione e stabilità. Hussein e Parolin hanno affrontato anche la situazione dei cristiani nella Piana di Ninive e dell'importanza di creare le condizioni idonee a garantirne la sicurezza e la stabilità, tutelandone la permanenza nei territori storicamente occupati. Il ministro iracheno ha fatto poi il punto sugli sviluppi politici ed economici in Iraq e sulle sfide che il governo si trova ad affrontare, illustrando a Parolin l'impegno del governo a garantire che le armi vengano poste sotto il controllo esclusivo dello Stato, a rafforzare l'autorità delle istituzioni e a consolidare la stabilità. Nel corso dell'incontro si è discusso anche degli sviluppi relativi all'escalation nella regione. Hussein ha ribadito la ferma opposizione del governo iracheno alla guerra, sottolineando la necessità di ricorrere al dialogo e a mezzi pacifici per risolvere le crisi. Inoltre, il ministro ha auspicato un aumento degli sforzi internazionali e delle pressioni sulle parti in causa affinché si possa tornare al tavolo dei negoziati per evitare un allargamento del conflitto regionale.

Per quanto concerne le questioni interne, il ministro ha fatto il punto sui rapporti tra il governo federale e il governo regionale del Kurdistan, rimarcando l'importanza di proseguire il dialogo per superare le controversie ancora aperte e giungere a soluzioni reciprocamente accettabili, in grado di rafforzare l'unità e la stabilità dell'Iraq. Al termine dell'incontro, Hussein ha invitato il cardinale Parolin a visitare Baghdad, sottolineando l'importanza di mantenere aperti i canali di comunicazione e coordinamento. Secondo quanto riferito dal comunicato, in occasione della sua visita a Roma il ministro iracheno terrà alcuni incontri anche con rappresentanti del governo italiano.

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