Israele: riconosce il genocidio armeno ma appare un messaggio alla Turchia
- 29 giu
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Letizia Leonardi (Assadakah News) - Decisione storica quella di ieri, 28 giugno 2026, del governo israeliano che ha riconosciuto all'unanimità il genocidio armeno. Dopo 111 anni arriva questo provvedimento che sembrerebbe dettato, non tanto da una convinta volontà di fare i conti con la storia ma piuttosto una decisione destinata a segnare una svolta nei rapporti con la Turchia. Almeno per il momento, infatti, non rappresenta ancora il riconoscimento definitivo dello Stato di Israele visto che questa decisione del governo dovrà essere sottoposta al voto della Knesset, il Parlamento israeliano, che dovrà ratificarlo affinché diventi la posizione ufficiale dello Stato. Lo hanno confermato diverse fonti israeliane e internazionali.
La proposta è stata presentata dal ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, che ha parlato di un atto dovuto sul piano morale e storico.
Durante la riunione di governo, il ministro ha inoltre accusato apertamente Ankara di portare avanti da decenni una sistematica campagna di negazione del genocidio attraverso la manipolazione della memoria storica.
La risposta della Turchia non si è fatta attendere.
Il Ministero degli Esteri turco ha definito la decisione israeliana "politicamente motivata", sostenendo che avrebbe il solo scopo di distogliere l'attenzione dalle accuse rivolte a Israele per le operazioni militari a Gaza. Ankara ha inoltre ribadito che continuerà a contrastare quella che definisce la politica espansionistica israeliana nella regione.
Per decenni Israele aveva evitato accuratamente di riconoscere ufficialmente il genocidio armeno, nonostante numerosi leader israeliani ne avessero parlato pubblicamente. La ragione era prevalentemente diplomatica: preservare i rapporti strategici con la Turchia, alleato fondamentale nel Mediterraneo e nella NATO.
Oggi, però, lo scenario è completamente cambiato.
Dopo la guerra scoppiata nell'ottobre 2023, le relazioni tra Gerusalemme e Ankara sono precipitate. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha assunto una linea sempre più dura nei confronti di Israele, mentre il governo israeliano considera la Turchia uno dei principali sostenitori politici di Hamas.
È quindi inevitabile che la tempistica del voto venga letta anche alla luce di questa crisi diplomatica.
Gideon Sa'ar ha negato esplicitamente che si tratti di una ritorsione contro la Turchia, sostenendo che Israele sta semplicemente facendo ciò che avrebbe dovuto fare da tempo e che "non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta".
Numerosi analisti e commentatori internazionali sostengono però che il momento scelto difficilmente possa apparire casuale.
Il riconoscimento arriva infatti nel punto più basso delle relazioni israelo-turche degli ultimi decenni e costituisce inevitabilmente un forte segnale politico nei confronti di Ankara.
Al momento però non esistono elementi concreti che indichino che Israele stia utilizzando il riconoscimento come merce di scambio per ottenere concessioni dalla Turchia.
Non risultano richieste ufficiali o negoziati collegati alla decisione.
Tuttavia, in diplomazia il tempismo raramente è casuale. È quindi comprensibile che questa scelta possa essere interpretata anche come un messaggio politico rivolto ad Ankara, oltre che come un riconoscimento storico.
Se la Knesset approverà il provvedimento, Israele entrerà ufficialmente nel gruppo dei Paesi che hanno riconosciuto il genocidio armeno. Sarebbe la conclusione di un lungo percorso che per decenni era rimasto bloccato da considerazioni geopolitiche più che storiche.
Al di là delle motivazioni che hanno portato a questa decisione, resta il dato politico: un tabù della diplomazia israeliana è stato infranto. Se il Parlamento confermerà il voto del governo, il riconoscimento assumerà valore ufficiale e rappresenterà uno dei passaggi più significativi nei rapporti tra Israele, Armenia e Turchia degli ultimi decenni.




Dopo più di un secolo, sono restia a crederci. Esprimerò le mie considerazioni non solo dopo che la Knesset sàncirà il riconoscimento. Di tira e molla ne ho visti troppi, negli ultimi 60 anni.