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Italia-Oman, Brera racconta duemila anni di dialogo

  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Assadakah News

Oltre duemila anni di scambi, relazioni culturali, commerci e circolazione di idee tra il Sultanato dell'Oman, il Mediterraneo e l'Italia.

È il tema della mostra "Oman and Italy: Two Millennia of Cross-Civilisational Dialogue", ospitata dal 18 giugno al 13 settembre 2026, nella Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense di Milano, promossa dalla Pinacoteca di Brera e dal National Museum of Oman di Muscat.

Curata da Sua Eccellenza Jamal Hassan Al-Moosawi, Segretario Generale del National Museum of Oman, l'esposizione presenta 59 opere, manufatti, manoscritti, mappe e testimonianze storiche che spaziano dall'Età del Ferro alla contemporaneità, ricostruendo il ruolo svolto dal Sultanato come crocevia di culture e punto di incontro tra mondi diversi.

Situato all'estremità sud-orientale della Penisola Arabica e affacciato sulle grandi rotte che collegano il Golfo Persico, l'Oceano Indiano e l'Africa orientale, l'Oman ha rappresentato per secoli un nodo strategico per la circolazione di merci, persone e conoscenze.

La mostra mette in evidenza come questa posizione abbia favorito la costruzione di relazioni che hanno coinvolto anche il Mediterraneo e la penisola italiana, contribuendo alla formazione di una fitta rete di contatti culturali e commerciali. Una sezione del percorso è dedicata proprio ai rapporti con l'Italia e l'Europa. Le testimonianze di mercanti, viaggiatori e cartografi veneziani contribuirono infatti a diffondere nel continente la conoscenza dei porti omaniti e delle rotte dell'Oceano Indiano, mentre i racconti provenienti dagli ambienti degli Stati Pontifici offrirono alcune delle prime descrizioni europee di Muscat e della Penisola Arabica.

L'esposizione approfondisce anche la circolazione dei saperi e delle tecnologie. Tra gli esempi proposti figura il sistema degli Aflaj, l'antica rete di canali utilizzata nelle comunità omanite per la gestione e la distribuzione dell'acqua, che presenta significative affinità con i Qanat sviluppati in Sicilia durante la dominazione araba.


Ampio spazio è inoltre riservato agli aspetti identitari della cultura omanita, tra cui la tradizione dell'ospitalità, la Diyafah, considerata ancora oggi uno dei tratti distintivi della società del Sultanato. Gli oggetti legati al rito del caffè e dell'accoglienza testimoniano il valore attribuito all'incontro e allo scambio tra persone e comunità.

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