L'aggressione al Libano farà saltare l'accordo USA-Iran?
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Edriss Ahmid (scrittore, analista)-Assadakah Libia - Mentre il mondo si aspettava che la tregua tra Stati Uniti e Iran rappresentasse un primo passo verso il contenimento dell'escalation regionale, gli sviluppi sul fronte libanese hanno rimescolato le carte e sollevato seri interrogativi sulla fattibilità e sui limiti di questo accordo. Il continuo bombardamento del Libano da parte di Israele, nonostante il clima di calma, rivela una falla fondamentale nella struttura dell'accordo e getta dubbi sulle intenzioni delle parti coinvolte.
Sembra chiaro che Israele non fosse soddisfatto degli esiti del cessate il fuoco, o quantomeno non si considerasse vincolato da tutte le sue disposizioni, in particolare quelle relative al fronte libanese. Questo comportamento rafforza l'ipotesi che Tel Aviv stia affrontando la guerra da una prospettiva di sicurezza nazionale, all'interno di una visione più ampia che va oltre la deterrenza, mirando a rimodellare gli equilibri di potere regionali e forse a sfruttare quella che considera un'"opportunità storica" per eliminare le minacce che la circondano.
La situazione sul campo in Libano: il Libano meridionale riflette un quadro complesso, poiché l'escalation israeliana coincide con una "calma calcolata" da parte di Hezbollah, che si è astenuto dal reagire nonostante l'intensità degli attacchi. Questa tattica mira a contrastare i tentativi di separare il fronte libanese dal percorso di de-escalation con l'Iran.

Al contrario, i dati indicano la continuazione dei raid aerei su aree come Tiro e Sidone, con Israele che tenta di imporre una nuova realtà sul terreno, potenzialmente portando alla creazione di una zona cuscinetto all'interno del territorio libanese.
Crisi interna in Israele e pressioni su Netanyahu
Le ripercussioni del cessate il fuoco hanno avuto un impatto significativo in Israele, caratterizzato da profonde divisioni politiche e critiche senza precedenti nei confronti del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il quale ha sottolineato che la tregua non include il Libano. Questa contraddizione ha scatenato un'ondata di critiche interne, con il leader dell'opposizione Yair Lapid che ha descritto la situazione come un "disastro politico", sostenendo che il governo non è riuscito a tradurre la sua superiorità militare in vantaggi politici. Avigdor Lieberman ha espresso un sentimento simile, riflettendo una crisi di fiducia all'interno dell'establishment politico.
Narrazioni contrastanti... Il Libano tra testi e interpretazioni
Le discrepanze nelle narrazioni sulla portata dell'accordo, tra l'affermazione del Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif secondo cui il cessate il fuoco include "tutti i fronti, compreso il Libano", e le posizioni israeliane che lo escludono, rivelano un profondo divario nelle intese tra le parti. Ciò ha trasformato il Libano in un banco di prova cruciale per la durata del cessate il fuoco e la credibilità dei mediatori internazionali. Il complesso triangolo del conflitto: Iran, Stati Uniti e Israele.

Quello a cui stiamo assistendo oggi non è un tipico conflitto armato tra due parti, bensì un triangolo di guerra a tre: l’Iran, che cerca di consolidare la propria influenza regionale attraverso i suoi alleati e di mantenere la propria leva, rifiutandosi di abbandonare Hezbollah o qualsiasi altro alleato regionale. Gli Stati Uniti, che cercano di alleviare le pressioni interne ed esterne, considerando il cessate il fuoco come un mezzo per riavviare i negoziati e controllare il corso degli eventi senza essere trascinati in un conflitto aperto. Israele, che ritiene qualsiasi esclusivamente fa gestire secondo gli interessi di Tel Aviv e che sta usando il cessate il fuoco sfruttare i conflitti aprendo nuovi fronti, sia in Libano che a Gaza, per garantire una continua pressione militare e politica senza aderire pienamente alla tregua.
La vera sfida per la Casa Bianca sta nel determinare se Trump prenderà l'iniziativa di imporre un cessate il fuoco a Israele, o se permetterà a Tel Aviv di gestire la situazione secondo i propri calcoli, il che potrebbe minare qualsiasi intesa internazionale e rendere l'accordo fragile di fronte a una potenziale escalation. Le conclusioni, le analisi e le previsioni rivelano che l'attuale tregua è una misura temporanea, non la fine del conflitto. La divergenza tra gli obiettivi degli Stati Uniti, che cercano di contenere la guerra, di Israele, che tenta di espandere le proprie capacità militari, e dell'Iran, che si aggrappa alla sua influenza regionale, rende difficile raggiungere un accordo globale.

Gli scenari più probabili sono: Continuazione dell'escalation israeliana nel Libano meridionale entro limiti attentamente calcolati, senza sfociare in una guerra su vasta scala; Adesione tattica da parte di Hezbollah, pur mantenendo il diritto di rispondere al momento opportuno; Persistenza della fragilità del percorso negoziale, con la possibilità di un suo crollo qualora le operazioni in Libano si estendessero.
Impedire che la regione precipiti in una guerra aperta
Il Libano è una carta chiave nelle trattative, con Israele e gli Stati Uniti che scommettono sulla divisione interna o sul caos in Libano a seguito dell'intensità degli attacchi.
Israele considera la continuazione della guerra la sua unica opzione strategica ed è riuscito a convincere Trump ad attaccare l'Iran, vedendo il conflitto come esistenziale e inevitabile.
Questioni insolute per il futuro
I negoziati tra le due parti si terranno venerdì alla luce dell'escalation israeliana in Libano, che mira a far fallire l'accordo e a perpetuare la guerra? Trump approva i bombardamenti sul Libano e può chiedere a Netanyahu di fermarli, o la questione libanese rimarrà fuori dall'accordo? Si pente di averlo coinvolto nell'attacco all'Iran sotto l'influenza di Netanyahu e può rimediare al suo errore? E come influirà tutto ciò sui rapporti tra Washington e Tel Aviv, e tra Trump e Netanyahu personalmente?



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