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Dall' Iran al Caucaso: L' Alba della Bellezza

  • 21 dic 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 22 dic 2025




Maddalena Celano (Assadakah News)-


L’Alba della Bellezza: Il Racconto delle "Mille e una Notte di Yalda" a Roma


Si è conclusa con un successo straordinario la serata "Mille e una Notte di Yalda", l’evento organizzato dall'ISMEO che ieri, 21 dicembre, ha trasformato le eleganti sale dell’Hotel Massimo d’Azeglio in un frammento di Persia nel cuore di Roma. Un appuntamento che ha saputo fondere accademia, arte e calore comunitario per celebrare la notte più lunga dell'anno.




🎶 Le Vibrazioni dell'Anima: Daf, Setar e la Tradizione Musicale


Il vero cuore pulsante dell'evento è stata la musica dal vivo, che ha trasportato il pubblico lungo le rotte dell'antica Via della Seta. Non sono stati semplici accompagnamenti, ma veri e propri dialoghi spirituali attraverso strumenti millenari:

* Il Daf: Il grande tamburo a cornice, con i suoi anelli metallici che risuonano come pioggia, ha dettato il ritmo della veglia, evocando la forza della terra e il battito del cuore.

* Il Setar: Con le sue quattro corde sottili e il suo timbro delicato e meditativo, ha dato voce alla nostalgia e alla gioia della poesia persiana, creando un'atmosfera di rara intimità.

* Canti e Racconti: Le melodie si sono intrecciate ai racconti, seguendo il filo rosso di una narrazione che celebra la vittoria della luce sulle tenebre.



🍎 Simboli e Tradizione: Il Rosso di Yalda


Come da tradizione, la serata è stata dominata dal simbolismo cromatico. Il rosso vibrante dei melograni e delle angurie — simboli di vita, felicità e protezione dal freddo invernale — ha brillato sulle tavole imbandite. La convivialità è stata il collante della serata: gustare i frutti dell'estate durante la notte più gelida è un atto rituale per assicurarsi salute e vigore per tutto l'inverno.


Niente devozioni, niente folklore.


La notte di Yaldā non è solo un evento cosmico, ma un dispositivo politico e corporeo. È il momento in cui il tempo si ferma, la luce arretra e il corpo umano è costretto alla veglia. Non si dorme: si resiste. In questa sospensione, la poesia persiana d’amore non funziona come consolazione, ma come atto di sopravvivenza simbolica contro il potere che governa i corpi, il desiderio e la parola.

L’amore che emerge nei poeti persiani — da Nezāmī a Hāfez, da Rumi a Sa‘di — non è mai un amore pacificato. È un amore inermi, spesso clandestino, sempre incompiuto. E proprio per questo è politico. L’amore felice è integrabile nell’ordine sociale; l’amore infelice, no. L’amore infelice produce scarto, eccedenza, follia, poesia.

In Khosrow e Shirin, Nezāmī mette in scena una figura femminile che rompe l’ordine patriarcale del desiderio. Shirin non è oggetto, ma soggetto erotico e politico: sceglie, rifiuta, attende, pretende. Il potere maschile — incarnato da Khosrow — non riesce a possederla senza distruggerla. Il corpo di Shirin diventa il luogo di un conflitto: tra desiderio e dominio, tra amore e sovranità. La tragedia finale non è un fallimento narrativo, ma una diagnosi: il potere non sa amare senza appropriarsi.

In Layla e Majnun, il corpo scompare del tutto. Majnun ama fino alla dissoluzione del corpo sociale: rifiuta il matrimonio, la carriera, il clan, la norma. Diventa un corpo eccedente, improduttivo, non governabile. È per questo che viene definito folle. La follia non è patologica: è una diserzione politica. Amare Layla significa sottrarsi alla riproduzione dell’ordine. La notte di Yaldā è il suo tempo naturale: lunga, improduttiva, antisistemica.

Con Hāfez, il corpo ritorna, ma come corpo indisciplinato: beve, desidera, canta, ride della morale. Nei suoi ghazal l’amore è spesso adultero, proibito, notturno. La notte diventa lo spazio in cui il corpo si riappropria del piacere contro il controllo religioso e giuridico. Recitare Hāfez a Yaldā non è un gesto innocente: è una forma di resistenza erotica contro l’ipocrisia del potere che pretende purezza e obbedienza.

Rumi porta questa tensione all’estremo: il corpo viene attraversato, scosso, consumato dall’amore fino a diventare instabile. Ma questa distruzione non è ascetica: è trasformativa. L’amore non sublima il corpo, lo eccede. La danza, la vertigine, il ritmo sono pratiche corporee di disobbedienza all’io stabile e disciplinato. Anche qui Yaldā non è una festa: è il momento in cui il corpo accetta di perdersi per non essere addomesticato.

La poesia recitata durante la notte di Yaldā racconta dunque amori tristi perché racconta corpi che non si lasciano normalizzare. Amori che non producono famiglia, ordine, stabilità. Amori che restano notturni, e proprio per questo restano vivi. In un mondo che vuole luce costante, produttività continua e desideri gestibili, Yaldā ricorda che il buio è necessario, e che l’amore, quando è reale, è sempre una forma di insubordinazione.

Recitare queste poesie nella notte più lunga dell’anno significa dire, senza dirlo apertamente: non tutto deve servire, non tutto deve riuscire, non tutto deve essere governato. E finché c’è poesia, la notte non ha vinto.



📖 L'Oracolo di Hafez e la Magia della Parola


Un momento di profonda partecipazione è stato il Fal-e Hafez. In un contesto prestigioso come quello dell'ISMEO, la pratica della divinazione poetica ha affascinato sia i membri della comunità iraniana che gli ospiti italiani. Interrogare il Divan del celebre poeta di Shiraz è un rito che trasforma la letteratura in un oracolo personale, un soffio di saggezza mistica per l'anno a venire.


Un Successo di Diplomazia Culturale


L'evento ha dimostrato ancora una volta come l'ISMEO (Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l'Oriente) sia un ponte fondamentale tra Roma e Teheran. Celebrare Yalda, oggi patrimonio immateriale dell'UNESCO, significa onorare un'antica festa che celebra l'aumento della luminosità del sole e il calore della vita.

Mentre le giornate iniziano ora lentamente ad allungarsi, resta il ricordo di una notte in cui la cultura ha vinto sul buio, proprio come il sole di Yalda.

Shab-e Yalda Mobarak!



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