L'Ambasciatrice armena Tsovinar Hambardzumyan premiata a San Giorgio del Sannio

ANN - Letizia Leonardi - Si è conclusa ieri a San Giorgio del Sannio, con grande partecipazione di pubblico e con appuntamenti che, come sempre hanno visto la presenza di personalità eccellenti, la XIV edizione del Premio Internazionale Giornalistico e Letterario Marzani. Ad organizzarla Enzo Parziale dell'Associazione Campania Europa Mediterraneo (ACEM) con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Ministero degli Affari Esteri e in collaborazione con l'Associazione Amicizia Italo-Araba, con il Comune di San Giorgio del Sanio. Di grande interesse la discussione su temi internazionali di grande attualità e le interviste ai dodici premiati.
Sono stati presenti l’ambasciatrice S.E Inas Sayed Mekkawy, Capo Missione della Lega degli Stati Arabi, l‘Ambasciatrice dell’Iraq S.E. Safia Taleb AL Souhair, l’Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia, S.E. Tsovinar Hambardzumyan. Quest'ultima, nel suo interessante discorso sulla critica situazione armena, ha sottolineato l'importanza di eventi come il Premio Marzani che nasce dall’intenzione di promuovere la pace, la solidarietà, il dialogo interculturale nel mondo, di favorire la collaborazione tra i popoli per diffondere la verità storica. Il tema centrale di questa edizione del Premio è stato “La cooperazione internazionale, la politica e la diplomazia per fermare i conflitti e rafforzare le prospettive di pace, di sviluppo e di stabilità nel Medio Oriente e nella regione del Caucaso”. San Giorgio del Sannio, che nel 2019, ha ufficialmente riconosciuto il genocidio armeno, ha premiato quest'anno anche l'Ambasciatrice dell'Armenia in Italia S. E. Tsovinar Hambardzumyan che nel suo intervento, che riportiamo quasi integralmente, ha illustrato la dolorosa situazione della Repubblica d'Arsakh dopo la recente e sanguinosa guerra dello scorso anno. "Sono onorata - ha dichiarato S. E. l'Ambasciatrice - di ricevere il premio Marzani 2021 che vuole mettere in risalto i rapporti di collaborazione, di pace e di solidarietà nella nostra regione e in tutto il mondo. Apprezzo immensamente questo riconoscimento e sono lieta di poter contribuire anche io, con il mio lavoro, alla promozione delle già eccellenti relazioni storiche e interstatali tra Italia e Armenia, nonché di amicizia tra il popolo armeno e quello italiano. I miei ringraziamenti e le mie congratulazioni vanno perciò a tutti gli organizzatori per aver dato vita a questa splendida iniziativa, cosi come anche a tutti i premiati per il lavoro svolto sinora: che questo sia per tutti uno stimolo a continuare in questo virtuoso percorso professionale. Il Comune di San Giorgio del Sannio è uno dei numerosi comuni italiani che hanno riconosciuto il genocidio del popolo armeno. E colgo questa occasione per ringraziare il Consiglio Comunale di San Giorgio del Sannio e il Sindaco Mario Pepe per l’approvazione della delibera. Il riconoscimento del genocidio per il popolo armeno significa il ripristino della giustizia storica. Credo che se il primo Genocidio del secolo scorso, quello del popolo armeno, fosse stato a suo tempo riconosciuto e condannato, i successivi crimini contro l’umanità non avrebbero avuto luogo. Tra questi anche la guerra scatenata quasi un anno fa, il 27 Settembre, dalla Turchia e dall'Azerbaijan contro il pacifico popolo di Artsakh".

S. E. Tsovinar Hambardzumyan si è soffermata sul racconto della guerra del 2020 che ha lasciato profonde ferite e ha provocato moltissime giovani vittime. "Come sapete - ha spiegato l'Ambasciatrice d'Armenia - quasi un anno fa, il 27 settembre 2020, nonostante la pandemia, l'Azerbaijan ha scatenato un'aggressione su larga scala contro il Nagorno-Karabakh (Artsakh) dove vive da secoli un'ampia e radicata comunità armena con un ricco patrimonio storico-culturale armeno. Durante la guerra c'è stato il coinvolgimento diretto della Turchia, con esperti, consiglieri militari e con tutto l’ arsenale tecnologico turco: i caccia F-16, i droni da combattimento Bayraktar, ecc.. Questa guerra è stata in un certo senso una continuazione della politica genocidaria che fu eseguita dall'Impero Ottomano contro gli armeni nel 1915, quando furono annientati un milione e mezzo di armeni. L'Azerbaijan ha bombardato quotidianamente, con armi e munizioni proibite da tutte le convenzioni internazionali, come le bombe a grappolo e al fosforo bianco, la popolazione e le infrastrutture civili, e persino le scuole e gli ospedali pediatrici. Inoltre, la Turchia ha reclutato migliaia di mercenari jihadisti e li ha trasferiti in Azerbaijan (fatto confermato dai servizi segreti di molti paesi: Stati Uniti, Francia, Russia, Canada, Iran) per condurre una guerra religiosa contro gli armeni. I mercenari jihadisti, catturati dalle forze armate dell’Artsakh, hanno confessato che a loro era stato promesso uno stipendio mensile di 2.000 dollari e un ulteriore premio di 100 dollari per ogni armeno decapitato. Il 9 novembre 2020 è stata firmata una dichiarazione trilaterale che ha fermato la guerra. Questa dichiarazione tuttavia non risolve il conflitto che dovrà essere oggetto di negoziati". S. E. Hambardzumyan nel suo intenso discorso ha anche parlato dell'attuale situazione critica e precaria in cui versa il territorio del Nagorno Karabakh (Artsakh). "La cosa più importante per la parte armena - ha ribadito l'Ambasciatrice d'Armenia - è il diritto del popolo del Nagorno-Karabakh di vivere. Nonostante la guerra sia finita da mesi la gente si sente continuamente sotto minaccia. L'unico modo per salvaguardare il popolo dell'Artsakh è il riconoscimento del suo diritto all’autodeterminazione. Dopo la dichiarazione del 9 novembre 2020 la situazione nella regione caucasica rimane ancora molto tesa. L’Azerbaijan ignora l’accordo relativo allo scambio dei prigionieri: la parte armena ha restituito tutti i prigionieri, mentre la parte azera sta trattenendo decine di prigionieri armeni. L’Azerbaijan, nei territori del Nagorno Karabakh rimasti sotto il suo controllo, compie azioni genocidarie, profanazione e latrocinio del patrimonio culturale e spirituale armeno. Inoltre, l’Azerbaijan, oggi sta apertamente minacciando il territorio sovrano della Repubblica d’Armenia, sempre con l’esplicito sostegno della Turchia. Le forze armate azere hanno sconfinato il territorio sovrano armeno già da maggio di quest’anno. Riassumendo, vorrei poi dire che anche oggi, a distanza di circa un anno dalla guerra, proseguono le minacce da parte del Presidente Aliyev, che continua la sua retorica guerrafondaia e le rivendicazioni territoriali contro l’Armenia. Azerbaijan e Turchia stanno portando avanti i loro progetti di panturchismo, che rappresenta una minaccia non solo per l’Armenia, ma per tutta l’umanità. L’Armenia per questi due Paesi è solo un ostacolo, che stanno cercando di eliminare per poter unificarsi e realizzare il progetto di panturchismo".




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