top of page

L'opera meritoria dei missionari italiani nel mondo raccontata alla Farnesina

29 ott 2021
Tempo di lettura: 3 min

NNA - Letizia Leonardi e Talal Khrais

Si è svolta a Roma, ieri 28 ottobre, organizzata dalla Farnesina, la prima edizione della Conferenza dei missionari italiani nel mondo che hanno raccontato le loro esperienze nei cinque angoli del mondo. I temi trattati sono stati principalmente l'istruzione, il donare se stessi, la collaborazione, i diritti umani, la povertà, l'inclusione e le problematiche delle periferie. Ogni giorno migliaia di missionari italiani prestano la loro opera nei posti più degradati della terra. Gli interventi si sono svolti sia in presenza e sia in streaming. Alla Farnesia ha preso la parola Padre Luca Bergamaschi, in rappresentanza dell'Associazione Operazione Mato Grosso, che puntato l'attenzione sul lavoro svolto dai missionari italiani in America Latina dove sono state aperte anche delle scuole d'arte.

L'indispensabile ruolo dei missionari nelle zone di crisi è stato invece il tema affrontato in streaming da Yangon da Padre Livio Maggi che opera in Myanmar da sette anni per conto del Pontificio Istituto Missioni Estere con la ong New Hmanity International. "Oggi - ha spiegato Padre Maggi - abbiamo dei programmi per giovani con un passato difficile, con debolezza psicologica, con dipendenze o con disabilità. Un lavoro che merita più attenzione da parte di tutti. Abbiamo bisogno di aiuto per riuscire fare del bene". Secondo suor Anna Molinari, missionaria canossiana collegata da Darwin, l'Italia missionaria inizia all'interno delle famiglie. L'impegno di annunciare il Vangelo, per la religiosa, è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana ma anche a tutto il mondo. "L'Oceania - ha spiegato suor Anna - non faceva parte del mio sogno missionario. Quando nel 1978 sono stata chiamata in Australia sono entrata in crisi, non era un Paese di missione. La mia prima missione è stata ad Adelaide con gli immigrati italiani, dove ho compreso che essere missionaria non è determinato dal servizio che si svolge o dall'indigenza di chi si serve, significa stare con Gesù, servirlo e continuare la sua missione ovunque e a chiunque. Ancora oggi essere missionaria si realizza nel farmi sorella di chi mi sta accanto". Dall'Africa, e in particolare da Johannesburg, è intervenuta Suor Maria de Lurdes Lodi Rissini, missionaria scalabriniana che ha parlato dell'attività rivolta ai migranti e ai rifugiati nei centri di ascolto e di accoglienza, di orientamento giuridico e psicosociale e di ricerca istituiti dagli scalabriniani. "Ho incontrato molti italiani all'estero che dedicano il loro tempo per la solidarietà e la Chiesa italiana con i progetti realizzati con l'8x1.000", ha ricordato suor Maria. Ed è stata presente anche l'Armenia con suor Benedetta Carugati, della Congregazione delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, in collegamento da Yerevan. Lei presta la sua meritoria opera nell'Orfanotrofio per bambini disabili della capitale armena. "Il mio non è un gesto eroico - ha specificato suor Maria - La vocazione missionaria e quella di medico sono cresciute insieme. Ho pensato che da medico sarei stata più utile come missionaria". Ha raccontato della missione prima in Medio Oriente, tra Libano e Giordania, dove ha vissuto l'esperienza della guerra e della persecuzione e a tal proposito ha sottolineato che la povertà che si incontra in Armenia è il frutto di tanti anni di persecuzione e oppressione e dell'indifferenza del resto del mondo. "La nostra missione in Armenia - ha dichiarato la suora missionaria - è iniziata dopo il terremoto del 1988 e ancora oggi ci occupiamo delle famiglie sfollate allora e che vivono ancora nella miseria. Criminalità, prostituzione, droga, alcolismo sono presenti ma noi affrontiamo il problema di ciascuna famiglia con azioni concrete, aiutandoli a ritrovare la loro dignità".

Commenti


bottom of page