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La fame come mappa della guerra: il rapporto FAO-WFP

  • 25 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Insicurezza alimentare grave per oltre un milione di palestinesi. Il quadro globale dell’impatto a lungo termine dei conflitti


Emanuela Felle

Fonte: World Food Programme
Fonte: World Food Programme

Nella Striscia di Gaza, 1.900 persone sono classificate in fase 5. Nel lessico tecnico dell'Integrated Food Security Phase Classification, fase 5 sta per catastrofe, una parola che i funzionari internazionali, notoriamente cauti con il vocabolario, hanno scelto lo stesso. Il cessate il fuoco dell'ottobre 2025 ha ridotto la pressione sulla popolazione, ma il 77% degli abitanti – 1,6 milioni di persone – versa ancora in grave insicurezza alimentare. Se la guerra si è fermata, la fame, no di certo.

Lo scarto tra la fine formale di un conflitto e la persistenza della crisi alimentare è il dato più istruttivo del nuovo rapporto congiunto di FAO e WFP, perché ripete la stessa logica in ogni latitudine monitorata: Sudan, Sud Sudan, Somalia, Nigeria. I tredici focolai della fame identificati dal rapporto sono quasi senza eccezioni Stati in guerra o con istituzioni statali ridotte all'osso, dove l'aiuto umanitario internazionale è diventato l'unica infrastruttura alimentare funzionante.

 I numeri sono proporzionali al disastro istituzionale. In Sudan, 19,5 milioni di persone – il 41% della popolazione – hanno affrontato alti livelli di insicurezza alimentare acuta fino a maggio 2026. Le proiezioni per i mesi estivi portano le persone in fase catastrofe a 200mila, da 135mila registrate tra febbraio e maggio. In Sud Sudan, il 55% della popolazione affronterà livelli di crisi o insicurezza alimentare acuta tra aprile e luglio, con 73mila in fase catastrofe. La Nigeria è l'ultima entrata nel gruppo di massima preoccupazione: 34,8 milioni di persone a rischio di fame acuta tra giugno e agosto 2026. In Somalia, 6 milioni in insicurezza alimentare acuta, quasi 1,9 milioni in emergenza.

La correlazione tra conflitto armato e collasso alimentare è documentata da decenni. Quello che il rapporto FAO-WFP aggiunge è la scala e la direzione. La crisi si approfondisce. Il Sudan prevede un peggioramento. Gaza, con il cessate il fuoco, migliora marginalmente ma resta al 77%. La dipendenza dall'aiuto umanitario, una volta instaurata, non si smonta con la fine delle ostilità, ma richiede una ricostruzione istituzionale che nessuno dei paesi monitorati è in condizione di avviare.

Il rapporto FAO-WFP misura la fame. La causa, con questi dati, si legge in trasparenza, e chi la produce continua a sedersi ai tavoli diplomatici con le dita unte.

 

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