top of page

La "Napoli Palestinese" di de Magistris: quando la solidarietà diventa identità politica

  • 3 apr
  • Tempo di lettura: 2 min



Maddalena Celano (Assadakah News)

Le parole di Luigi de Magistris, pronunciate nel cuore di una Napoli che storicamente rivendica un ruolo di "città aperta" e ribelle, segnano un punto di rottura netto con la linea diplomatica del Governo centrale. L’ex sindaco richiama con forza un primato identitario della città partenopea: quel 2013 in cui Napoli fu la prima amministrazione italiana a riconoscere simbolicamente lo Stato di Palestina. Questo richiamo al passato non è un semplice esercizio di memoria, ma la base su cui poggiare una richiesta radicale: l’interruzione di ogni forma di sostegno a Israele da parte di un governo che de Magistris definisce "allo sbando" dopo gli esiti referendari.

L’argomentazione di de Magistris si sposta poi su un piano quasi antropologico e sociologico. Affermando che "i popoli del mondo sono diventati palestinesi", l’ex sindaco descrive un processo di traslazione simbolica. La "questione palestinese" non viene più percepita solo come un conflitto territoriale in Medio Oriente, ma come il paradigma universale della resistenza contro l'oppressione. In questa visione, la figura del palestinese diventa l'archetipo di chiunque lotti per il recupero della dignità e del diritto all’autodeterminazione di fronte a un potere percepito come soverchiante. È un messaggio che parla direttamente ai giovani e alle piazze che, negli ultimi mesi, hanno trasformato la bandiera palestinese in un vessillo di giustizia globale.

Tuttavia, l’affondo più duro riguarda la reazione alle recenti evoluzioni legislative israeliane. L'appello contro la legge sulla pena di morte diventa il catalizzatore di un’indignazione che de Magistris trasforma in proposta politica: l'isolamento diplomatico e materiale dello Stato di Israele. Per l’ex sindaco, la resistenza palestinese è un processo storico che non può essere abbattuto militarmente perché si è ormai ramificato nelle coscienze internazionali, rendendo vano ogni tentativo di risoluzione della forza che non passi per il riconoscimento pieno dei diritti di un popolo.

In questo scenario, Napoli si ripropone come laboratorio di diplomazia dal basso. L'invito a "scrivere una pagina importante" suggerisce che, laddove la politica nazionale appare paralizzata o vincolata da alleanze internazionali consolidate, siano le città e le comunità locali a dover tracciare la rotta. Quella proposta da de Magistris è una visione di politica estera de-istituzionalizzata, dove il sentimento popolare e la mobilitazione di piazza diventano i veri arbitri della legittimità internazionale, sfidando apertamente le posizioni di un esecutivo accusato di aver perso il contatto con la volontà dei cittadini e con i principi fondamentali del diritto.

Commenti


bottom of page