Libano-Israele: passi avanti a Roma sul meccanismo del ritiro, previsti nuovi colloqui
- 15 lug
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Agenzia Nova

Roma, 15 lug 13:57 - (Agenzia Nova) - Il sesto ciclo di colloqui tra Libano e Israele, concluso oggi a Roma, ha consentito alle delegazioni di compiere passi avanti sul meccanismo per il ritiro israeliano dalle prime due “zone pilota” nel sud del Libano e sul successivo dispiegamento dell’esercito libanese. È quanto apprende “Agenzia Nova” da fonti vicine al negoziato, secondo cui le parti hanno inoltre concordato di proseguire il confronto in una nuova riunione, la cui data dovrà essere stabilita. Il ritiro dalle due aree era già previsto dall’accordo quadro raggiunto il 26 giugno a Washington. Il confronto nella capitale italiana è servito soprattutto a chiarire la sequenza e le condizioni delle diverse fasi: l’uscita delle forze israeliane, l’ingresso delle Forze armate libanesi (Laf), il disarmo di Hezbollah e la verifica dell’effettivo controllo del territorio da parte delle istituzioni statali.
Secondo le fonti, il ritiro israeliano dalle prime due aree dovrebbe effettivamente avvenire, poiché le località individuate non rappresenterebbero una minaccia diretta per la sicurezza di Israele. Proprio per questo sono state scelte come "zone pilota": consentiranno di verificare sul terreno la capacità delle Laf di assumere il controllo, rimuovere le infrastrutture militari presenti e impedire il ritorno di Hezbollah, senza modificare immediatamente gli equilibri di sicurezza lungo le aree più sensibili del confine. L’attuazione di questa prima fase dovrà servire da modello per il progressivo allargamento del meccanismo ad altre porzioni del Libano meridionale. Il completamento del ritiro israeliano resta tuttavia legato, nella posizione di Israele, alla capacità dell’esercito libanese di controllare stabilmente il territorio e procedere al disarmo del movimento sciita filo-iraniano.

Sia la delegazione israeliana sia quella libanese sarebbero consapevoli che il processo complessivo non potrà essere completato in tempi brevi. Beirut deve conciliare il ripristino della sovranità statale con la necessità di evitare uno scontro interno, mentre Israele chiede garanzie verificabili affinché le aree lasciate dalle proprie forze non tornino sotto il controllo militare di Hezbollah. Uno dei dossier sollevati da Israele riguarda proprio i rapporti tra Hezbollah e alcuni settori delle Forze armate libanesi. Secondo una stima israeliana, circa mille tra ufficiali e militari delle Laf opererebbero in collegamento con il movimento sciita o ne favorirebbero le attività. La questione viene considerata rilevante per la credibilità dei futuri meccanismi di controllo e verifica. Israele sostiene inoltre di disporre di una conoscenza approfondita delle attività e degli spostamenti di Hezbollah, anche dopo aver colpito una parte consistente della catena di comando del movimento durante le diverse fasi del conflitto. Per la parte israeliana, l’influenza esercitata dai Guardiani della rivoluzione iraniani sulle strutture militari di Hezbollah rimane uno dei principali ostacoli alla piena restituzione del controllo territoriale allo Stato libanese.
Parallelamente al tavolo politico e diplomatico di Roma, ufficiali statunitensi e libanesi hanno esaminato a Beirut gli aspetti operativi delle zone pilota. Il lavoro riguarda appunto il dispiegamento delle Laf, le procedure di verifica e le condizioni di sicurezza necessarie al passaggio di consegne. Le indicazioni emerse dai due tavoli saranno sottoposte al presidente libanese Joseph Aoun, atteso il 21 luglio a Washington per un incontro con l'omologo statunitense Donald Trump. Le fonti sottolineano, tra l'altro, il profondo significato politico del negoziato diretto. Per decenni le decisioni riguardanti il Libano sono state fortemente condizionate da attori esterni e non statali, prima palestinesi, poi siriani e infine iraniani. Nel formato attuale è invece lo Stato libanese a trattare direttamente con Israele sulle condizioni per estendere la propria sovranità nel sud del Paese.
Anche la scelta di Roma come sede del sesto ciclo assume rilievo. I colloqui sono stati ospitati dall’ambasciata degli Stati Uniti e si sono svolti sotto la mediazione di Washington, senza una partecipazione formale del governo italiano. La capitale italiana rappresenta tuttavia una sede considerata affidabile da entrambe le parti, anche in virtù dei rapporti mantenuti dall’Italia con Beirut e Israele e del ruolo svolto da Roma nella sicurezza del Libano meridionale. L’Italia è il primo contributore europeo e il secondo in assoluto alla Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano (Unifil), con 740 militari, e un generale italiano, Diodato Abagnara, guida attualmente la missione. Unifil cesserà le proprie operazioni il 31 dicembre prossimo, prima dell’avvio del ritiro ordinato del personale. Italia e Francia stanno lavorando alla creazione di una nuova coalizione multinazionale che, sulla base di una decisione multilaterale e con il consenso delle autorità libanesi, possa contribuire alla stabilizzazione dell’area e al rafforzamento delle Forze armate libanesi.
Il lavoro sul futuro dispositivo internazionale è strettamente legato al meccanismo discusso a Roma. Il ritiro israeliano e il dispiegamento delle Laf richiederanno infatti capacità di verifica, assistenza e formazione che dovranno proseguire anche dopo la conclusione di Unifil. La capitale italiana non è stata dunque soltanto una sede logistica scelta dagli Stati Uniti, ma si colloca nel più ampio impegno di Roma per accompagnare la transizione della sicurezza nel sud del Libano. Il passaggio dalle prime due zone pilota al ritiro complessivo resta subordinato ai risultati ottenuti sul terreno. La conclusione del ciclo romano non chiude il negoziato, ma apre una nuova fase incentrata sull’applicazione concreta dell’accordo quadro e sulla verifica della capacità dell’esercito libanese di esercitare un controllo esclusivo nelle aree lasciate dalle forze israeliane. (Res) © Agenzia Nova - Riproduzione riservata



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