Libano - Una luce dall’Italia
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P. Abdo Raad - La fatica della vita: i Paesi finiscono sulle prime pagine dei giornali solo quando esplode una guerra. Poi il silenzio cala di nuovo. Il Libano è uno di questi. Sembra che ci si sia dimenticati della sofferenza continua causata dalle guerre; ci si sia dimenticati dell'esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020...

Dietro le notizie della diplomazia restano milioni di persone che ogni giorno affrontano la fatica della vita. La crisi economica, iniziata nel 2019 e aggravata dalla guerra, continua a impoverire le famiglie. Molti hanno perso il lavoro, le attività commerciali faticano a ripartire e interi villaggi del Sud attendono ancora la ricostruzione. Purtroppo alcuni, nei momenti di più profondo buio, scelgono il silenzio del suicidio.
I bambini e i deboli sono le vittime più innocenti. Migliaia vivono di paura, lontani dalle loro case e dalle loro scuole, minacciati dalle malattie che possono portare alla morte a causa della mancanza di cure. Tanti piccoli portano nel cuore le ferite invisibili della guerra: ansia, traumi, paura del futuro, la perdita delle persone cari...
Molti giovani sono emigrati in cerca di lavoro, lasciando famiglie divise e paesi sempre più vuoti. Gli anziani portano ferite profonde, vedono la "Svizzera del Medio Oriente", trasformarsi in una terra di povertà e di incertezza. Il sistema sanitario continua a soffrire. Molti ospedali e centri medici sono distrutti, altri lavorano con risorse limitate. L'accesso alle cure rimane difficile soprattutto per i poveri e per i rifugiati.
Oltre ai libanesi sfollati che non possono ancora tornare nei loro villaggi, il Libano continua ad accogliere un numero molto elevato di rifugiati palestinesi e siriani, condividendo con grande fatica il peso di una crisi umanitaria che dura ormai da anni.

In questi giorni uno spiraglio si è aperto. Dal 4 al 6 agosto Roma ospita un nuovo ciclo di negoziati tra Libano e Israele, con la mediazione degli Stati Uniti. L'obiettivo è consolidare il cessate il fuoco, favorire il ritiro delle forze israeliane da alcune aree del Libano meridionale, rafforzare il ruolo dell'esercito libanese e costruire le basi di una pace stabile. È un percorso difficile, segnato da profonde diffidenze, ma rappresenta uno dei tentativi diplomatici più significativi degli ultimi decenni.
Nonostante la crisi economica, l’instabilità politica e i conflitti armati, il Paese cerca oggi una strada verso la pace. Il negoziato in sua tappa romana resta complesso, soprattutto per il delicato tema del disarmo di Hezbollah e del ritiro delle truppe israeliane.
Nonostante gli ostacoli, vogliamo vedere in questi incontri una luce di pace che viene dall’Italia.
La speranza non muore sotto le macerie, "La speranza non delude" (Rm 5,5). Di fronte a questa realtà possiamo sentirci impotenti. Eppure la speranza non è morta e non può morire sotto le macerie. Essa vive nel coraggio di una madre che continua a educare i propri figli, nella dedizione di un insegnante che riapre la scuola, nella generosità di un medico che cura senza risparmiarsi, nel volontario che distribuisce un pasto, nel sacerdote che consola una famiglia ferita...
La vera storia del Libano non si scrive soltanto nei palazzi della diplomazia, ma anche nelle case senza finestre, nei campi dove gli agricoltori cercano di ricominciare, nelle scuole riaperte tra mille difficoltà, negli ospedali che continuano a curare anche quando mancano medicine e risorse. Si scrive soprattutto negli occhi dei bambini e nei loro sorrisi nonostante il rumore delle bombe e la miseria del "rifugio"… Alcuni hanno perso la casa, altri un familiare, altri ancora la fiducia che il domani possa essere migliore…. Eppure continuano a sorridere. Quel sorriso è forse il miracolo più grande del Libano. È una testimonianza silenziosa di umanità che raramente trova spazio nelle cronache.
Ora et labora.
La preghiera, pensare ai fratelli davanti a Dio Padre, è un bel gesto di solidarietà. Questo gesto, accompagnato da un aiuto concreto, anche piccolo, può diventare una luce nelle tenebre. Un contributo per una famiglia, un sostegno a una scuola, un farmaco donato, una borsa di studio per un bambino o un progetto di ricostruzione sono segni tangibili della carità che il Vangelo ci chiede di vivere.
«Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2)
Continuiamo dunque a pregare perché i negoziati di Roma portino frutti di pace, perché cessino definitivamente le violenze e perché il Libano possa tornare ad essere quella terra di convivenza, cultura e speranza che per secoli ha illuminato il Medio Oriente.
Continuiamo a lavorare. Forse non possiamo fermare un conflitto, ma possiamo asciugare una lacrima. Non possiamo ricostruire un'intera città, ma possiamo aiutare una famiglia. Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo cambiare il mondo di qualcuno.
«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9) – “Ora et labora” è una scelta del cuore.
Grazie di cuore.
Al termine di questa riflessione desidero rivolgere il mio più sincero grazie a tutti i benefattori, alle associazioni, alle parrocchie, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai volontari e a tutte le persone che, con la preghiera, con un'offerta, con il proprio tempo o con un gesto di vicinanza, continuano a sostenere il popolo libanese.
Il Signore ricompensi ciascuno di voi con la sua benedizione. Continuiamo a camminare insieme, perché la carità non conosce confini e la pace si costruisce un gesto d'amore alla volta.
P. Abdo RAAD – 4-8-2026
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