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Mari la città siriana: qui si scrivevano le pagine della politica quattromila anni fa

4 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

✍🏻 Wael Al-Mawla – Scrittore e giornalista

Mari non era semplicemente un’antica città sorta sulle rive dell’Eufrate, ma uno dei principali centri politici e culturali che contribuirono a plasmare la storia del Vicino Oriente antico. Dalla terra siriana di Deir ez-Zor sono emersi documenti che dimostrano come i concetti di Stato, amministrazione e diplomazia non siano nati in epoca moderna, ma affondino le proprie radici nelle civiltà di questa regione già circa quattromila anni fa.

Situata nel sito archeologico di Tell Hariri, nei pressi di Abu Kamal, Mari fu fondata intorno al 2900 a.C. Grazie alla sua posizione strategica lungo l’Eufrate, divenne un importante snodo commerciale tra la Mesopotamia e le regioni siriane occidentali. Le rotte fluviali e carovaniere, insieme agli intensi scambi di merci, ne favorirono la crescita, trasformandola in un centro economico e politico la cui influenza andava ben oltre i confini della città.


La scoperta più straordinaria di Mari, tuttavia, non risiede nelle sue pietre, ma nelle sue tavolette d’argilla. Gli archeologi hanno riportato alla luce migliaia di testi cuneiformi all’interno del palazzo reale, tra cui circa 15.000 documenti risalenti al periodo amorreo. Non si tratta di semplici registrazioni del passato, ma di un vero e proprio archivio che conserva la corrispondenza reale, le procedure amministrative, la gestione delle risorse e delle imposte, le questioni militari, le alleanze e i conflitti tra i regni dell’epoca.

Le lettere dei sovrani di Mari restituiscono l’immagine di un panorama politico estremamente articolato, nel quale l’informazione, le alleanze e i negoziati costituivano strumenti fondamentali per tutelare gli interessi e consolidare il potere. Attraverso queste comunicazioni venivano trasmesse notizie dalle regioni più lontane, monitorati gli spostamenti degli avversari e discussi i rapporti con i sovrani confinanti. Un sistema che rivela forme embrionali di diplomazia organizzata.

Al centro di questa storia emerge la figura del re Zimri-Lim, che governò Mari nel XVIII secolo a.C. e ne riconquistò l’indipendenza dopo il crollo del dominio di Shamshi-Adad. Il suo regno fu caratterizzato da una significativa fioritura politica e culturale. Il suo nome è indissolubilmente legato al palazzo reale, i cui affreschi testimoniano un livello artistico e architettonico particolarmente avanzato. La corrispondenza dell’epoca, inoltre, ha conservato dettagli preziosi sulle relazioni del regno con le potenze circostanti.

La posizione strategica di Mari, tuttavia, la rese anche parte integrante delle rivalità tra le grandi potenze del tempo. Intorno al 1760 a.C., il re babilonese Hammurabi riuscì a sconfiggerla, ponendo fine alla sua indipendenza e provocando una vasta distruzione del centro palaziale. Quella che sembrava la fine di un regno si trasformò, involontariamente, nell’inizio di una nuova stagione per la sua memoria storica: le rovine custodirono infatti documenti che sarebbero diventati, nei secoli successivi, tra le fonti più importanti per lo studio del Vicino Oriente antico.

Nel 1933 ebbero inizio gli scavi archeologici moderni a Tell Hariri, sotto la direzione dell’archeologo francese André Parrot, portando progressivamente alla luce i tesori e i segreti di Mari. Oggi, la tutela di questo sito assume un'importanza ancora maggiore alla luce dei danni subiti dal patrimonio archeologico e culturale siriano durante gli anni della guerra.

Mari non rappresenta soltanto un capitolo del passato della Siria, ma una testimonianza concreta del contributo di questa terra alla storia della civiltà umana. Dimostra che la Siria non è mai stata una terra marginale nella storia, bensì uno spazio in cui commercio, politica e cultura si sono incontrati e intrecciati, lasciando al mondo un patrimonio straordinario. Un’eredità che racconta come, quattromila anni fa, gli antichi Stati affidassero i propri pensieri, le proprie decisioni e le proprie relazioni diplomatiche all’argilla, molto prima che la storia cominciasse a essere scritta sulla carta.

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