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Media libanese evoca 'la morte rosa' portata dagli israeliani nel sud

  • 3 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Assadakah News

 

 

I libanesi la chiamano "la morte rosa" l’emulsione a base di nitrato usata per distruggere gli edifici civili a costi bassi. Israele l’ha portata nell'estremo sud del Libano, trasformando la zona in una distesa incolta e desolata, nonostante il cessate il fuoco in vigore da metà aprile. Hanno alterato il territorio non solo con i bombardamenti, con il fosforo bianco, le ruspe, gli erbicidi e la dinamite, ma anche con un'emulsione liquida di color rosa contenuta in taniche di plastica e solitamente usata nell'industria mineraria e nelle cave di pietra.

I media libanesi restituiscono numerose foto e filmati diffusi da unità del genio dell'esercito israeliano nel sud del Libano, intente a far esplodere gli edifici civili nelle località tra l'ex linea blu e l'attuale linea gialla, usando taniche contenenti il liquido rosa. Secondo le fonti, questo liquido è un'emulsione a base di nitrato di ammonio, un componente chimico altamente esplosivo e al tempo stesso molto economico. Tra le immagini più diffuse sui social, la cui autenticità è stata verificata con testimonianze sul terreno, ci sono quelle che ritraggono una villa di Marun Ras, villaggio libanese a due passi da quello che rimane della linea blu di demarcazione con Israele, totalmente distrutta con materiale esplosivo dall'esercito israeliano.

Le fonti libanesi sottolineano il basso costo del liquido rosa, "poche centinaia di dollari per tanica", e l'elevato valore degli edifici civili distrutti, proprio come la villa di Marun Ras, di proprietà di Qassem Fares, noto imprenditore libanese residente all'estero. Le testimonianze sulla "morte rosa" emergono dopo che la stessa stampa israeliana ha riferito nei giorni scorsi di testimonianze di soldati su saccheggi compiuti da militari israeliani in case e negozi del sud del Libano. Il capo di stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha ordinato un'inchiesta della polizia militare sulle accuse di furti diffusi. Media locali libanesi confermano le denunce sollevate dal quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui alle demolizioni partecipano appaltatori civili israeliani incaricati di svuotare e poi abbattere gli edifici, recuperando mobili, elettrodomestici, infissi e materiali da rivendere.

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