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Papa Leone XIV: in Algeria, in azione la rete diplomatica

  • 13 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Assadakah News

 

Papa Leone è in Algeria, la terra che ha dato i natali a Sant'Agostino.

"Chi è discepolo di Cristo non sta dalla parte di chi impugna la spada e oggi lancia bombe" è il monito di Leone XIV che accompagna l'inizio del suo primo viaggio apostolico in Africa.

Nell’articolo del Messaggero a firma della vaticanista, Franca Giansoldati si esamina come questo viaggio di dieci giorni, dal 13 al 23 aprile, si inserisca in una "dimensione diplomatica e pastorale, in un orizzonte geopolitico ad alta tensione" nel quale il Papa attiva costantemente relazioni e canali di mediazione.

Sarà una missione orientata alla "promozione del dialogo contro ogni logica di guerra e di riarmo", in un contesto globale fragile, dove la crisi mediorientale rischia di compromettere gli equilibri generali.

La Santa Sede sta mobilitando la propria rete diplomatica, fatta di "relazioni personali, nunziature e canali di mediazione", attraverso una diplomazia mite, capace però di trasmettere segnali chiari di apertura verso il mondo islamico.

Nella prima tappa in Algeria il Papa intende costruire "ponti di fraternità e prossimità" rendendo omaggio anche ai martiri di Tibhirine, i monaci assassinati nel 1996, durante il decennio nero del terrorismo.

Il Cardinale di Algeri, Jean-Paul Vesco, ha ricordato che le prime parole di Leone XIV dopo l'elezione furono "sono un figlio di sant'Agostino", un'affermazione che ha generato una "immediata sintonia con il popolo algerino" dove la figura del Santo resta radicata. La missione africana toccherà l’Angola, il Camerun e la Guinea Equatoriale, parlerà al mondo intero per disinnescare tensioni ideologiche, ribadendo che "la pace non è un'utopia" ma è necessario dire "basta con l'idolatria di sé e l'esibizionismo della forza, basta con la guerra".

Nelle tappe successive emergeranno i temi della povertà, della disuguaglianza e della "fragilità dei sistemi democratici", oltre a un riferimento alla competizione tra grandi potenze che rischia di configurarsi come una "forma di neo-colonialismo".

L'invito finale del Papa ai leader mondiali resta fermo: "Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non a quelli dove si pianifica il riarmo. L'orrore delle guerre, le popolazioni inermi nella morsa di violenze sofferenze, i drammi dimenticati di tante regioni del mondo" rappresentano il fulcro delle riflessioni di Papa Leone XIV nel momento in cui, come scrive Libero, il Pontefice si accinge a iniziare il suo viaggio apostolico. Un viaggio che si annuncia storico, attraverso la ricchezza e la diversità del Continente africano. Realtà e tradizioni differenti e complesse dove "politica, religione, economia e culture locali si intrecciano, con esiti spesso drammatici", in contesti in cui è forte l'influenza della Cina e si registra una "grande espansione di sette e chiese indipendenti", ma dove cresce anche il numero dei cattolici.

Un continente strategico e fondamentale per gli "equilibri globali così fragili in questo momento storico" e la visita non è solo pastorale, ma ha una rilevante valenza diplomatica per "creare le condizioni per una crescita giusta e sostenibile, tutelare la libertà (a partire da quella religiosa)".

In Algeria il Papa intende "continuare a costruire ponti fra mondo cristiano e mondo musulmano" visitando la terra di Sant'Agostino, mentre dal 15 al 18 aprile sarà in Camerun, "nazione flagellata da un terribile conflitto che ha provocato migliaia di morti e quasi 500mila sfollati interni".

Il nord del Paese è purtroppo "flagellato dalla violenza jihadista, con Boko Haram e l'Islamic State West Africa Province (ISWAP), responsabili di stermini, rapimenti e attacchi contro comunità religiose".

Seguirà la tappa in Angola, terra segnata da una lunga guerra civile e "tra i maggiori esportatori di petrolio al mondo", per chiudere infine in Guinea Equatoriale.

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