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Perché la Turchia non deve entrare in Ue

15 lug 2023
Tempo di lettura: 3 min

Letizia Leonardi (Assadakah News Agency) - In questo periodo, grazie ai tentativi di mediazione, peraltro non riusciti, nella guerra Russia - Ucraina e il veto tolto per l'ingresso della Svezia nella Nato, sono sempre più insistenti le voci dell'ingresso della Turchia nell'Unione Europea. Peccato che si faccia finta di aver dimenticato cosa è stato e cosa è tuttora il Paese della Mezzaluna. Peccato che la Comunità Internazionale ignori il fatto che non ci sono le condizioni essenziali per valutare il probabile ingresso nell'Unione Europea di Ankara. Una di queste, si è sempre asserito, deve essere il riconoscimento del genocidio armeno e dei cristiani assiri. Ma nel frattempo la Turchia si è macchiata di altri crimini, pensiamo alla situazione dei curdi. Non dimentichiamo inoltre che è una dittatura, che ha molti giornalisti in carcere perché non rispetta la libertà di stampa, che non ha perso occasione di appoggiare ufficialmente l'Azerbaijan nel sanguinoso attacco contro gli armeni in Nagorno Karabakh nel 2020, che è molto indietro e deficitaria nel riconoscimento dei fondamentali diritti umani. Siamo quindi sicuri che la Turchia meriti l'entrata in UE?

Possibile che il veto tolto per far allargare la Nato, che provocherà ulteriori tensioni con la Russia e non solo, possa far dimenticare ai cosiddetti Paesi democratici occidentali, che tipo di Paese è la Turchia?

L'adesione della Turchia all'Unione europea è un obiettivo che ha origini lontane, fin dalla fine degli anni ottanta. Già all'epoca si chiedeva alla Turchia anche di chiarire il suo coinvolgimento a Cipro con l'invasione del 1974, oltre alla questione curda e il riconoscimento del genocidio armeno. Chi parla di genocidio riferito agli armeni, in Turchia, è ancora punito con il carcere.

E sono ancora troppo forti le differenze politiche e culturali con gli altri Paesi che fanno parte dell'Unione Europea, già profondamente divisa al suo interno. Da non sottovalutare il fatto che l'islamico Paese della Mezzaluna sarebbe il più esteso territorialmente e quello con più abitanti dell'Unione. Inevitabile poi la difficoltà di integrazione politica se si pensa che oltre il 90% della popolazione si trova oltre la parte europea. Soltanto questo basterebbe a minare la già abbastanza fragile tranquillità dell'Ue.

Eppure, nonostante tutte queste criticità, nel 1999, alla Turchia è stato concesso lo status di Paese candidato ad entrare nell'Unione e, alla fine del 2005, l'UE e la Turchia hanno avviato negoziati di adesione rimasti però sospesi perché non è stato fatto alcun progresso, anzi ci sono stati dei peggioramenti, sul fronte della garanzia dei .diritti umani fondamentali.

A tutto ciò si aggiungono anche le preoccupazioni europee sull’intervento militare turco in Siria, sulla condotta adottata sul tema dei migranti, diversi episodi antidemocratici, come la chiusura dei media e la carcerazione di molti giornalisti e oppositori politici, le attività illegali della Turchia nell'isola di Cipro e le incursioni nel territorio sovrano della Grecia. Troppe cose sono in ballo.

Il 7 giugno 2022 il Parlamento Europeo ha affermato che in assenza di progressi significativi sulle riforme relative all'UE non c'erano più le condizioni per riprendere i negoziati di adesione. Possibile che sia bastato il voto favorevole della Turchia a far entrare Finlandia e Svezia nella Nato a far sciogliere come neve al sole queste fondamentali questioni? Essere così tanto sottomessi all'Alleanza Atlantica non potrà portare nulla di buono ai Paesi dell'Unione Europea già così tanto penalizzati dalla guerra tra Russia e Ucraina voluta, pianificata e guidata soprattutto dall'America di Biden.


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